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Film da Oscar: i migliori dal 2005 a oggi

L'Oscar al Miglior Film è la statuetta più ambita a Hollywood. Ad aggiudicarsela, negli ultimi anni, pellicole di grandi registi: dai fratelli Cohen a Paul Higgins passando per Martin Scorsese e Clint Eastwood.


Nel 2015 fu Birdman, di Alejandro González Iñárritu, ad aggiudicarsi l'Oscar per il Miglior Film.


A Hollywood (e non solo) è l'Oscar più atteso: il Miglior Film è quello che sbanca i botteghini (anche se non sempre succede), consolida i registi, lancia gli attori e porta sotto i riflettori l'intera produzione. Perché anche se la statuetta placcata in oro 24 carati, alta 35 centimetri (valore commerciale 295 dollari) ufficialmente va alla produzione, la luce che emana illumina tutta la pellicola.

Nel 2015 toccò a Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza), la pellicola che si portò a casa ben 4 statuette, scritta, sceneggiata, diretta e prodotta da Alejandro González Iñárritu, il regista multitasking che quest'anno ci riprova con Revenant. I protagonisti della graffiante commedia che ha incassato 103 milioni di dollari sono Michael Keaton, Zach Galifianakis ed Edward Norton: tre mostri di bravura nel raccontare il labirinto interiore degli uomini alle prese con le proprie sfide personali, fatte di aspettative e rivalse

Tutto ruota intorno a Riggan Thompson (Michael Keaton) nei panni di un attore ormai decaduto deciso a mettere in scena mettendo in scena a Broadway uno spettacolo teatrale tratto dall'opera What We Talk About When We Talk About Love di Raymond Carver, ovvero l'opposto delle trame hollywoodiane infarcite di effetti speciali che lo hanno reso famoso. Un progetto che lo costringe a fare i conti con una carriera fallita, una situazione economica disastrosa e una famiglia non proprio felice alle spalle (vedi la figlia Sam, ex tossicodipendente). La trama si dipana un piano sequenza dopo l'altro in un labirinto di aspettative e delusioni, crisi di nervi e ossessioni che rivelano la fragilità degli esseri umani alla ricerca della loro identità.     

Copyright foto: Kika Press

Oscar al Miglior Film 2014: 12 anni schiavo


12 anni schiavo, diretto da Steve McQueen vinse l'Oscar come Miglior Film nel 2014.


Diretto da Steve McQueen, 12 anni schiavo è il film che porta sul grande schermo non solo la schiavitù fisica ma anche quella mentale senza paura di mostrare corpi martoriati, distrutti dalla fatica, esposti alla lotta, umiliati dalla violenza

All’origine della trama, la storia vera di Solomon Northup, autore dell'omonima autobiografia pubblicata nel 1853. Al cinema Solomon ha il volto di Chiwetel Ejiofor, prima nei panni di uomo nero, nato libero nel nord dello stato di New York, di professione violinista (talentuoso) e nella vita privata marito e padre di famiglia. La guerra civile americana stravolge la sua tranquilla vita a Saratoga Springs: le promesse di uomini travestiti da talent scout si rivelano inganni, Solomon viene prima rapito e poi venduto come schiavo dal mercante Freeman (Paul Giamatti). Finisce in Louisiana dove trascorre i successivi 12 anni della vita, prima presso l’innocuo William Ford (Benedict Cumberbatch), poi dallo spietato Edwin Epps (Michael Fassbender) dove conosce Patsey (Lupita Nyong’o, vincitrice dell'Oscar come migliore attrice non protagonista), la schiava prediletta (e perciò condannata) del padrone. 

La pellicola che ha incassato più di 175 milioni di dollari entrando rapidamente nelle top ten, termina con il ritorno a casa del protagonista quando, per caso, incontra l'abolizionista canadese Samuel Bass che lo riporta dalla moglie e dai figli, ormai adulti. Il film finisce, l'inconcludente battaglia legale di Solomon contro i suoi rapitori appare nei titoli di coda: questa è un'altra (triste) storia.   
 

Copyright foto: Kika Press

Oscar al Miglior Film 2013: Argo


Argo, diretto e interpretato da Ben Affleck, si è aggiudicato l'Oscar al Miglior Film nel 2013.


Diretta e interpretata da Ben Affleck e prodotta dal trio di Hollywood composto dallo stesso Ben Affleck, George Clooney e Grant Heslov, la pellicola premio Oscar nel 2013 porta sul grande schermo l'operazione segreta Canadian Caper degli 007 Usa e canadesi messa in piedi a Teheran, in Iran, il 4 novembre 1979 per risolvere la cosiddetta “crisi degli ostaggi” all'indomani della rivoluzione islamica guidata dall’ayatollah Khomeini. 

Ispirata al libro di memorie Master of Disguise: My Secret Life in the CIA di Tony Mendez (Ben Affleck), ex agente dell'intelligence statunitense, e all'articolo The Great Escape: How the CIA Used a Fake Sci-Fi Flick to Rescue Americans from Tehran pubblicato da Wired ripercorre la liberazione di sei cittadini americani rifugiatisi nell'ambasciata canadese della capitale iraniana.

Ben accolto dal pubblico - incassò più di 232 milioni di dollari a fronte dei 44,5 milioni di costi di produzione - Argo - il titolo cita l'imbarcazione che, grazie anche all'aiuto di Medea, permise a Giasone e gli Argonauti di conquistare il vello d’oro dopo aver sconfitto il drago - ha tuttavia attirato su di sé numerose critiche per la semplificazione della vicenda (e soprattutto dei rischi corsi dagli ostaggi) e per aver ridotto al minimo il contributo canadese. 

Copyright foto: Kika Press

Oscar al Miglior Film 2012: The Artist


L'Oscar per il Miglior Film edizione 2012 fu assegnato a The Artist, la pellicola diretta da Michel Hazanavicius.


Nel 2012 The Artist colse tutti di sorpresa: nell'epoca dei film in 3D il regista francese Michel Hazanavicius porta sul grande schermo un film muto, in bianco e nero che al Kodak Theatre si aggiudica l'Oscar per il Miglior Film. 

Protagonisti Jean Dujardin e Berenice Bejo, la pellicola segue la vita professionale di George Valentin, grande divo del cinema muto e della sua ammiratrice, Peppy Miller. Siamo alla fine degli anni Venti quando l'avvento del sonoro sconvolge le carriere dell'industria cinematografica: George Valentin non si rassegna mentre Peppy Miller la cavalca in pieno. Naturale che la depressione in cui crolla lui faccia da contraltare all'entusiasmo che catapulta lei all'apice del successo. Tra i due l'amore si rivela all'ultimo e, come in ogni happy ending che si rispetti, salva le vite dei protagonisti che si ritrovano a firmare insieme i musical, ovvero l'esatto compromesso tra il cinema che fu e quello che nel frattempo è diventato.    

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Oscar al Miglior Film 2011: Il discorso del re


Il discorso del re, diretto da Tom Hooper vinse l'Oscar per il Miglior Film nel 2011.


Interpretato magistralmente dal premio Oscar Colin Firth narra la battaglia combattuta da Re Giorgio VI d'Inghilterra contro la sua balbuzie e vinta grazie al preziosissimo contributo di un logopedista di umili origini (Geoffrey Rush). 

Proprio come racconta la Storia, la pellicola diretta da Tom Hooper che conquistò mezzo mondo (Regina Elisabetta II compresa, che ne esaltò il valore storico ed etico), incassando quasi 415 milioni di dollari, segue da vicino il principe "Bertie" che si ritrova sul trono del Regno quando suo fratello Edoardo VIII abdicò per sposare la divorziata americana Wallis Simpson. La congiuntura storica è tra le più complesse: la Seconda guerra mondiale bussa alle porte dell’Europa e il monarca deve guidare la nazione, anche a parole. Una sfida che Re Giorgio VI accetta, e vince.

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Oscar al Miglior Film 2010: The Hurt Locker


The Hurt Locker, diretto da di Kathryn Bigelow, vinse la statuetta per il Miglior Film nel 2010.


Nel 2010 l’Oscar per il Miglior Film va a The Hurt Locker, la pellicola diretta da Kathryn Bigelow e scritta dal giornalista Mark Boal che porta sul grande schermo gli stress, le paure e i pericoli che vivono un gruppo di artificieri e sminatori dell'esercito Usa in missione in Iraq. A vestire i panni dei protagonisti sono attori poco noti così come, tra le comparse, ci sono numerosi rifugiati iracheni. Gli unici attori noti - Ralph Fiennes, David Morse e Guy Pearce - non occupano il set per più di 10 minuti l’uno. 

Il film fece incetta di nomination - 9, al pari di Avatar -, se ne aggiudicò 6 ma passò praticamente sotto silenzio al botteghino: negli Usa incassò 14 milioni di dollari, briciole. Tanto più che per realizzarlo ne furono spesi 15. 

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Oscar al Miglior Film 2009: The millionaire


The millionaire di Danny Boyle si aggiudicò l'Oscar al Miglior Film nel 2009.


Dieci nomination e 8 Oscar tra cui Miglior Film: The millionaire sbancò l’Academy Awards edizione 2009 portando sul grande schermo le baraccopoli di Mumbai raccontate attraverso la vita di Jamal Malik (Dev Patel), un 18enne che si ritrova a un passo dalla vittoria dell’edizione indiana di Chi vuol essere Milionario

Dopo Trainspotting, il regista Danny Boyle si confronta con l’odissea urbana di un ragazzo nato e cresciuto negli slum alle prese con il riscatto mediatico: il pubblico lo ama, il conduttore della trasmissione lo invidia al punto da farlo arrestare la notte prima dell’ultima domanda. Sospettato di aver imbrogliato, torturato e incarcerato, Jamal ripercorre la sua esistenza svelando alla polizia (e al pubblico) come ogni domanda del quiz avesse a che fare con un episodio del suo passato. 

Ad accompagnare ed ispirare il suo cammino c’è sempre stata lei, Latika (Freida Pinto) il grande amore dai tempi dell’infanzia, mai dimenticato, sempre inseguito attraverso rocambolesche avventure e, alla fine, riconquistato.

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Oscar al Miglior Film 2008: Non è un paese per vecchi


"Non è un paese per vecchi": il film dei fratelli Coen si aggiudicò l'Oscar nel 2008.

Diretto dai fratelli Coen, tratto dall'omonimo romanzo di Cormac McCarthy, Non è un paese per vecchi è il Miglior Film dell’edizione 2008. Protagonisti Javier Bardem (miglior attore non protagonista), Tommy Lee Jones e Josh Brolin, rispettivamente nei panni di Anton Chigurh, un uomo spietato, Ed Tom Bell, uno sceriffo prossimo alla pensione e Llewelyn Moss, un saldatore texano reduce dalla guerra del Vietnam che si appropria di una cospicua somma di denaro sottratta alla fine di un regolamento di conti che non lascia superstiti e scatena una serie di eventi intrisi di sangue e violenza.

Un film crudo, dove la casualità è l’elemento scatenante ma è l’avidità umana a innescare il massacro, tanto che la morte non ha nulla di straordinario: Joel e Ethan Coen la mettono in scena senza pathos e il risultato è un film che arriva dritto alla pancia, poi alla testa. E tramortisce.

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Oscar al Miglior Film 2007: The Departed - Il bene e il male


The Departed-Il bene e il male, diretto da Martin Scorsese, vinse l'Oscar per il Miglior Film nel 2007.


The Departed - Il bene e il male è il film premio Oscar dell’edizione degli Academy Awards 2006: diretto da Martin Scorsese e interpretato da Leonardo DiCaprio, Matt DamonJack Nicholson, (a voler citare solo i protagonisti principali), il remake del film di Hong Kong, Infernal Affairs, si aggiudicò altre tre statuette.

Siamo a South Boston, Billy Costigan (Leonardo DiCaprio) è un giovane poliziotto infiltrato nel regno del boss Frank Costello (Jack Nicholson) - il personaggio è ispirato a James Bulger, un boss della mala irlandese di Boston catturato il 23 giugno 2011 a 81 anni, ricercato in relazione a 19 omicidi - e ad aiutarlo arriva il giovane e rampante Colin Sullivan (Matt Damon), anche lui cresciuto per le strade di Southie, come veniva chiamato il quartiere.

A scandire il ritmo alla pellicola che racconta la guerra che il dipartimento di polizia dello stato del Massachusetts dichiara alla criminalità organizzata, sono i sentimenti, più che gli eventi: c’è l’ambivalenza tra il bene e il male - come racconta il titolo - e c’è il rapporto padre-figlio alla ricerca dell’archetipo padre irlandese-americano. Ogni personaggio ha due facce, ogni rapporto può essere letto da un doppio registro, ogni vicenda ha un risvolto, che la ribalta. Fino all'ultimo minuto.

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Oscar al Miglior Film 2006: Crash - Contatto fisico


Crash - Contatto fisico, diretto da Paul Higgins vinse l'Oscar per il Miglior Film nell'edizione 2006.


Diretto, sceneggiato e prodotto da Paul Haggis, Crash - Contatto fisico è il film premio Oscar dell’edizione 2006. Protagonisti del film che affronta le sfaccettature del razzismo attraverso varie prospettive sono Sandra Bullock, Brendan Fraser, Don Cheadle e Matt Dillon. A loro il compito di rappresentare la stratificata e complessa società americana: c’è la coppia bianca e benestante che viene derubata da malviventi neri e c’è la coppia di neri - anch’essi benestanti - che si scontrano con due poliziotti bianchi; c’è l’iraniano proprietario di un negozio aperto 24 ore su 24 che se la prende (a torto) con un fabbro ispanico e c’è un detective nero che ignora le richieste della madre tossicodipendente che lo prega di ritrovare il fratello border line. Le loro vite si scontrano in un vortice di vicende che, a loro volta, si scontrano una con l'altra.

Per spiegare l’essenza del film è illuminante la frase del detective Graham Waters (Don Cheadle) quando all’inizio del film dice: “In una città vera si cammina. Sfiori gli altri passanti, sbatti contro la gente... Qui a Los Angeles non c'è contatto fisico con nessuno: stiamo tutti dietro vetro e metallo. Il contatto ci manca talmente che ci schiantiamo contro gli altri solo per sentirne la presenza”. 

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Oscar al Miglior Film 2005: Million Dollar Baby


Million Dollar Baby di Clint Eastwood, con Hilary Swank e Morgan Freeman, si aggiudicò l'Oscar per il Miglior Film nel 2005.


Interpretato, diretto e prodotto da Clint Eastwood, Million Dollar Baby è la pellicola dedicata al mondo della boxe che nel 2005 si aggiudica quattro dei principali premi Oscar (Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Attrice Protagonista a Hilary Swank e Miglior Attore Non Protagonista a Morgan Freeman). 

A scatenare la storia è lei, Maggie Fitzgerald (Hilary Swank), una ragazza determinata a diventare una pugile che paga in anticipo sei mesi d’iscrizione alla modesta palestra di Frankie Dunn (Clint Eastwood), un ex pugile divenuto allenatore e manager dal carattere un po’ burbero. Il suo unico amico è il socio Eddie "Scrap-Iron" Dupris (Morgan Freeman), anch’egli ex pugile. Quando nelle loro vite compare Maggie tutto è destinato a mutare: dopo un’iniziale ritrosia accettano di allenarla trasformandola in un mostro di talento che batte per KO tutte le avversarie al primo round e conquista i cuori, i loro per primi. 

Maggie diventa per tutti Mo Cùishle - il nomignolo gaelico che Frankie le affibbia e le fa cucire sulla vestaglia in pura seta che le regala - e i suoi incontri fanno il tutto esaurito. La parabola felice si spezza quando Maggie viene colta di sorpresa da un pugno sferrato dopo la fine del terzo round di un incontro: cade, sbatte contro lo sgabello già pronto per la pausa, perde i sensi. La diagnosi è devastante: una paralisi totale permanente la inchioda al letto, strappando tutti i sogni e tutta una vita. Ad assisterla rimangono Frankie e Scarp, l’agonia è lenta, Maggie vorrebbe l’eutanasia ma i suoi allenatori si rifiutano. Solo quando lei tenterà il suicidio per dissanguamento lacerandosi la lingua a morsi, Frankie accetterà di occuparsene. Non prima di averle rivelato il significato di Mo Cùishle, “mio sangue”.

Copyright foto: Kika Press
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