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Obesità, l'allarme dell'OMS: la prossima epidemia è già cominciata

Obesità: l'allarme dell'Organizzazione mondiale della sanità. Entro il 2030, solo in Italia, una donna su due e sette uomini su dieci potrebbero dover fare i conti con i (troppi) chili di troppo. Nel resto d'Europa andrà peggio: in Irlanda punte del 90%.

Secondo le previsioni dell'OMS entro il 2030, in Italia, una donna su due e sette uomini su dieci saranno sovrappeso.


Archiviato l'International No Diet Day, il grasso torna al centro della scena europea. Italia inclusa. Stando alle previsioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità - che si è riunita a Praga per fare il punto sull’obesità - nel 2030 la taglia 42 per le donne e la 48 per gli uomini saranno un ricordo lontano, anzi lontanissimo. Solo in Italia, il Paese della dieta mediterranea, che in questi mesi ha gli occhi del puntati su Milano per l’Expo dedicato al cibo, nei prossimi 15 anni una donna su due e sette uomini su dieci potrebbero dover fare i conti con i (troppi) chili di troppo. Per non parlare degli obesi: secondo le (fosche) previsioni dell’Oms, le donne oversize lieviteranno dal 10% del 2010 al 15% e gli uomini dal 12 al 20%. Va bene curvy ma lo dicevano già i latini: in medio stat virtus.

Nel resto dell’Europa andrà ancora peggio. Irlandesi in testa dove, nel 2030 l’89% degli uomini sarà sovrappeso e la metà di loro decisamente obesa. Tra le donne saranno le belghe le più in carne con percentuali dell’89% di sovrappeso mentre le più obese le britanniche con il 26%. 

A rischio anche gli abitanti di Grecia, Spagna, Austria e Repubblica Ceca, e persino (la ex filiforme) Svezia, dove si aggireranno per le strade il 26% di uomini obesi (rispetto all’attuale 14%), e il 22% di donne al posto dell’attuale 12%. I più virtuosi nonché tra gli unici in controtendenza, saranno invece gli olandesi dove l’attuale 54% di abitanti sovrappeso dovrebbero diminuire a meno della metà del totale della popolazione (49%). 

Per chi se lo stesse domandando, la differenza tra sovrappeso e obeso la fa l’indice di massa corporea (BMI) che, se per i primi è compreso tra 25 e 29.9, per i secondi è pari o superiore a 30. Una consapevolezza importante, che ognuno di noi dovrebbe avere dal momento che troppo grasso in corpo fa male alla salute, mette a rischio le gravidanze e la futura salute dei figli oltre a pesare pure sulle casse dello stato. Secondo uno studio della Scuola Superiore Sant'Anna del 2011, quando gli italiani obesi erano il 10% della popolazione, ben  8,3 miliardi all'anno, circa il 6,7% della spesa pubblica, sono stati spesi tra cure mediche per malattie cardiovascolaridiabete e sostegno psicologico.

Anche se questa è solo una previsione, e quindi i dati vanno presi con estrema cautela, porta due messaggi molto importanti - ha commentato João Breda dell’ufficio europeo dell’Oms -. Il primo è che la disponibilità e la qualità dei dati nei paesi devono essere migliori e il secondo che queste previsioni mostrano la necessità di fare di più per prevenire e combattere l’obesità”.

Se è vero che una formula magica per risolvere il problema ancora non c’è, lo è altrettanto che i governi possono e devono intervenire. “Servono politiche che limitino il consumo di cibi poco salutari  - afferma Laura Webber, uno degli autori principali -, rendendo gli altri più accessibili”. Ma molto, soprattutto per i figli, è nelle mani dei genitori

Vedi la lotta che Michelle Obama, negli States con il suo Let's Move che ha puntato i riflettori sull'obesità infantile, ha portato nelle case delle famiglie a reddito più basso. Con tanto di risultati: il numero di bambini obesi tra i due e i quattro anni è sceso in almeno 19 stati dell'Unione. Come? Mangiano meglio, fanno più attività fisica e, alla fine, pesano meno sulla bilancia

Per non parlare della crociata che la First Lady Obama ha lanciato lo scorso maggio dalle colonne del del New York Times al cibo spazzatura da rimpiazzare con pranzi più sani per gli studenti. Una battaglia che parte dalla consapevolezza tra le corsie del supermercato: “Il principio che ci guida - ha detto Michelle Obama - è molto semplice: ogni consumatore, ogni genitore, nel momento in cui entra in un supermercato, deve essere in grado di raccogliere un prodotto dallo scaffale e leggere sull'etichetta quante calorie e quanto zucchero contiene. Insomma deve poter sapere se fa bene o meno a se stesso e alla sua famiglia prima di comprarlo. Solo così potremo fare la differenza e aiutare la salute delle nostre famiglie in tutto il Paese”. Siamo tutti avvisati, occhio all'ago prima che sia troppo tardi.

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