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Blue Whale a Milano: 20enne indagata per istigazione al sucidio

Il pm Cristian Barilli ha iscritto nel registro degli indagati una 20enne milanese: la presunta curatrice avrebbe istigato al suicidio una 12enne attraverso Instagram.   

Gli inquirenti stanno vagliano 140 segnalazioni di casi di presunta Blue Whale in Italia. © Jozef Polc/123RF


La prima indagata per istigazione al suicidio nell’ambito della Blue Whale in Italia è una giovane donna, ha vent’anni ed è di Milano. La sua preda è poco più di una bambina, ha 12 anni, vive nei pressi di Roma e tramite le istruzioni che riceveva su Instagram stava completando le 50 regole del macabro gioco della morte. Quello che finisce quando ci si suicida. Per fortuna la catena si è spezzata prima della tragedia.

Inchiodata dalla Polizia Postale, la 20enne potrebbe essere la seconda curatrice del gioco indagata, dopo il 16enne calabrese che, stando alle prime indiscrezioni, avrebbe istigato al suicidio una coetanea catanese. Per scoprirlo bisogna aspettare i risultati degli accertamenti che verranno fatti su pc e cellulare della milanese mercoledì 21 giugno.

Nel frattempo, però, si continua a indagare su altri due casi di suicidio e uno di tentato avvenuti tutti nella stessa suola superiore di Milano e sulle altre segnalazioni arrivate sulla scrivania del pm Cristian Barilli che qualche settimana fa ha aperto un’inchiesta. Centoquaranta in tutto, quelle prese sul serio dagli inquirenti che hanno invitato genitori, insegnanti e adolescenti a tenere gli occhi bene aperti e, in caso, rivolgersi alle autorità.

Intanto, nella madre patria Russia, dove la Blue Whale Challenge è stata raccontata per la prima volta da un articolo di Novaya Gazeta di maggio 2016 e dove si crede che i suicidi collegati siano circa 150, qualche giorno fa è finito in manette Ilya Sidorov, 26enne che ha ammesso di essere uno dei curatori della roulette. Un roulette che rimbalza sulla rete dove in tanti, nonostante l'allarme (o forse proprio spinti dall'allarmismo), chiedono "come entrare". Una roulette che va fermata, non solo arrestando i responsabili (i cosiddetti curatori) ma anche aiutando i giocatori, bambini e ragazzi che, un po' per sfida, un po' per nichilismo, un po' per cimentarsi nell'ennesima Challenge, non si fanno troppi problemi a giocare con la vita.

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