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Valeria è morta tra le mie braccia: l'ultimo saluto alla vittima del Bataclan

In migliaia in Piazza San Marco per l'ultimo saluto a Valeria Solesin, uccisa dai terroristi al Teatro Bataclan e morta tra le braccia del suo fidanzato che per due ore si è finto morto. 

I funerali Valeria Solesin a venezia: l'ultimo saluto alla vittima italiana del Bataclan.


Piazza San Marco è blindata. Piazza San Marco è gremita. Sono in tanti a voler dare l’ultimo saluto a Valeria Solesin, la ragazza italiana uccisa nell’attacco terroristico al Teatro Bataclan, lo scorso 13 novembre, morta dissanguata, tra le braccia del suo fidanzato che si è finto morto per due per sfuggire alla follia dei terroristi. Per proteggere la sua amata, la donna con cui voleva costruire una famiglia, una vita.

Il feretro di Valeria è arrivato alle 11 del mattino, in gondola, accolto dall’inno di Mameli e dalla Marsigliese, da un sole che acceca, dalle bandiere a mezz’asta sui pennoni davanti alla Basilica, dallo striscione “Ciao Valeria, figlia nostra angelo nel cielo”, dalla famiglia, dagli amici, dagli sconosciuti, dalle autorità, dal patriarca di Venezia, il rabbino e l’imam

Valeria Solesin è stata uccisa venerdì 13 novembre nell'attentato al Teatro Bataclan.

Alberto Solesin è commosso e come sempre composto quando si ritrova davanti al microfono: "In questi giorni ho letto che siamo stati un esempio. Se questo è stato vero anche solo in minima parte, voglio dedicarlo a tutti i Valeria e Andrea che non si arrendono". Andrea è in prima fila, il volto rigato dalle lacrime, gli occhi bassi. "Grazie a tutti coloro che non si arrendono", ci tiene a ribadire Alberto che trova le parole per ringraziare anche “i rappresentati delle religioni cristiana, ebraica, musulmana in presenza congiunta”, l’ambasciatore italiano a Parigi e l'unità di crisi della Farnesina per l'aiuto prestato alla famiglia e "la vicinanza umana”, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella "che ha voluto con la sua presenza dare un segno di unità nazionale” e “le istituzioni di questo Paese con il Ministro Pinotti qui presente e il sindaco di Venezia”. 

"In Francia - ha continuato Alberto Solesin - Valeria ha iniziato a definire il suo progetto di vita spinta dalla curiosità del mondo. Ripensando a mia figlia non voglio isolare la sua immagine dal contesto nel quale viveva a Parigi, l'istituto di demografia, l'università, il bistrot dove amavano incontrarsi tanti ragazzi e ragazze come Valeria, gioiosi, operosamente rivolti verso un futuro che tutti come lei vogliono migliore". La folla ascolta, gli occhi all’insù, nascosti dietro agli occhiali da sole. Le ultime parole Alberto Solesin le dedica al figlio Dario "che ha perso oltre una sorella un riferimento che dovrà ora ritrovare in se stesso” e ad “Andrea, il compagno di mia figlia che so tra quelli che non si arrendono" perché, come ha sottolineato il ministro della Difesa Roberta Pinotti citando lo stesso Dario Solesin, "dovremo trovare il modo di andare avanti perché Valeria non ci perdonerebbe se rimanessimo fermi".  

Sul palco si danno il cambio gli amici di Valeria, giovani voci che raccontano episodi e sfaccettature della vita spezzata dalla follia. Lo sottolineano in tanti, in Piazza San Marco. Lo fa il Patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, rivolgendosi direttamente ai terroristi: "La vostra cultura ci fa inorridire ma non ci intimidisce. Ci sgomenta perché indegna dell'uomo, ma ci fortifica nell'opporci ad essa con ogni nostra forza sul piano culturale, spirituale, umano. Non riuscirete a portarci ad odiare, sarebbe la vostra vittoria, sarebbe la nostra sconfitta”. E lo fanno i rappresentanti della comunità islamica di Venezia: "La nostra comunità vuole dirti che non in nome del nostro Dio, non in nome della nostra religione, che è una religione di pace, e certamente non nel nostro nome ti hanno assassinato come le altre vittime a Parigi e nel mondo". 

Un affetto e una partecipazione già dimostrata domenica e lunedì, alla camera ardente allestita a Ca' Farsetti, nella sede del Comune di Venezia, dove il via vai di gente comune commossa e autorità compassate è stato continuo. È venuto il Premier Matteo Renzi - che sul registro degli ospiti all'ingresso della camera ardente ha scritto "Ciao Valeria, grazie per la tua testimonianza di cittadina e giovane donna" - ed è venuta la presidente della Camera, Laura Boldrini

Tenuti in piedi dall’affetto della città e dall’amore per quella figlia persa tropo presto nel modo più orribile, papà Alberto, mamma Luciana, Dario e Andrea Ravegnani dovranno trovare il modo di affrontare la vita senza perdere quella forza d'animo. La stessa che quel maledetto venerdì 13 novembre, al Teatro Batraclan, ha avuto Andrea che si è finto morto per proteggere Valeria, colpita dai terroristi e morta dissanguata tra le sue braccia. 

Il racconto che il giovane ha fornito ai Carabinieri di Venezia è straziante: ”Per due ore mi sono finto morto e sono stato abbracciato a Valeria. I terroristi dell’Isis passavano tra i feriti del teatro Bataclan per dare il colpo di grazia alle vittime" continua, con l’orrore negli occhi e la disperazione nel cuore. Valeria è stata tra le prime ad essere colpita dalla raffica di proiettili: i terroristi l’hanno colpita al volto, Valeria è morta quasi subito ma l’incubo di Andrea è durato due ore. A ben vedere non è ancora finito.

L'amara consolazione è che Andrea non è l'unico a dover accettare di essere sopravvissuto: "La gente si fingeva morta, erano tutti terrorizzati. Il motivo per cui ci sono stati così tanti morti è che tante persone non volevano abbandonare gli amici. In molti hanno fatto da scudo per altri" hanno raccontato al magazine statunitense Vice Jesse Hughes Joshua Homme, degli Eagles of Death Metal, il gruppo che suonava al Teatro Bataclan quando i terroristi hanno aperto il fuoco. 

Copyright foto: Facebook@Valeria Solesin
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