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Jodi, la figlia di un incesto che ha sconfitto l'anoressia

Jodi Cahill, 38enne australiana, ha scoperto di essere figlia di un incesto: suo nonno ha stuprato e messo incinta la madre. La verità l'ha condannata all'anoressia. Un altro mostro sconfitto. 

Dopo aver scoperto di essere figlia di uno stupro (e di un incesto) Jodi Cahill è piombata nell'anoressia.


Jodi Cahill ha quasi vinto la sua battaglia contro l’anoressia che l’ha quasi uccisa. Jodi Cahill ora deve fare i conti con quella verità sull'incesto che la madre le ha rivelato in una lettera inviata 4 anni fa. Una verità così difficile da digerire da averla indotta a smettere di nutrirsi per anni: “Jodi, tu e io condividiamo lo stesso padre. Ho iniziato a subire violenze sessuali da nostro padre fin da quando ero molto giovane. Ricorderò per il resto della vita la notte che mi stuprò e io rimasi incinta. Quando glielo dissi mi puntò una pistola alla testa e minacciò di uccidermi se fossi andata alla polizia”.   

Siamo in Australia, a Melbourne, una città sconvolta da questo incesto che ha distrutto due vite. Quella della madre di Jodi, anzitutto, ai tempi una ragazza, poi una donna che ha passato la vita a entrare e uscire dagli ospedali psichiatrici. Perché Jodi, invece di essere la sua gioia più preziosa, era “il promemoria di quella violenza. Non ero e non sono pazza, Jodi, quel comportamento ha un nome: stress post traumatico”. E quella di Jodi, nata nel dolore, cresciuta lontana dalla sua mamma, al fianco della nonna, la moglie di quel mostro morto anni fa, con cui nessuno, scoperte le carte, può più sfogarsi. La lettera della madre si conclude con il detto popolare che “tutto ciò che non ti uccide ti fortifica”. Peccato che l’anoressia in cui piombò Jodi di lì a poco, la portò a un soffio dal baratro.  

Dopo aver letto e riletto la lettera, Jodi si affacciò a un ponte ma non riuscì a saltare. Il mattino dopo, invece di chiedere aiuto a qualcuno, si buttò sul lavoro, iniziando a saltare i pasti. Poi divenne sistematica: “quando mi sentivo vuota mi sentivo bene. Riuscivo a concentrarmi solo su come svuotare il mio stomaco”. Da lì in avanti tutto il resto è una nebulosa confusa.

Gli amici la vedono dimagrire, si preoccupano, lei fa spallucce e inizia con i lassativi, “per essere sicura di eliminare ogni traccia di cibo”. Quando Jodi viene ricoverata al The Royal Melbourne Hospital pesa 34 chili. “Per 4 mesi sono stata alimentata con un tubicino”, racconta oggi, dopo un lungo lavoro di riabilitazione fisica e psicologica che l’ha riportata alla vita.

Ogni giorno è dura” confessa Jodi che ha voluto raccontare la sua storia per aiutare altre donne che, di fronte al dolore, reagiscono privandosi del cibo, come a voler togliere la linfa a quella vita che non riescono più a vivere. Una condanna già scritta da cui ci si salva solo con la forza di volontà: “Perché finché non odi l’anoressia almeno quanto odi te stessa, non la batterai”.

Copyright foto: Facebook@Jodi Cahill 
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