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Chirurgia plastica e lato B: effetto Kim Kardashian

Si dice che Kim Kardashian abbia fatto uso della lipoaspirazione per mantenere il tono e il volume del suo lato B. Secondo l'American Society of Plastic Surgeons è uno degli interventi più richiesti negli Usa.

Secondo l'American Society of Plastic Surgeons quello di aspirazione e uso del grasso  è uno degli interventi più richieti negli Usa.


Negli Stati Uniti la chirurgia plastica fa rima con grasso. E non (solo) perché l'imperativo di chi ne fa uso è spesso quello di combatterlo, ma perché i trattamenti ne fanno largo utilizzo. Secondo il report 2014 dell’American Society of Plastic Surgeons, infatti, negli Usa cresce la lipoaspirazione e l’utilizzo del grasso come filler, soprattutto per aumentare il volume dei glutei. Si tratta proprio del tipo di intervento che i rumors avevano attribuito a Kim Kardashian e al suo scultoreo lato B. Il dato, poi, è in linea con il mercato italiano, ma diminuiscono invece gli interventi estetici anti-age per le over 55.

Andando con ordine, il primo dato è quello dell'aumento (negli Usa) del 15% per quanto riguarda gli interventi di aumento dei glutei col grasso autologo, cioè con il grasso del paziente stesso. L'American Society of Plastic Surgeons, con cui la Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica è gemellata, mostrerebbe dei numeri in linea con la realtà italiana, come spiega Fabrizio Malan, presidente della Società scientifica, che raccoglie l’80% dei chirurghi plastici italiani. "Il trend è smile a quello che si riscontra nel nostro Paese: il grasso viene sempre più utilizzato come filler e l’attenzione ai glutei è sempre maggiore. Detto questo, però, ci sono molte differenze tra un Paese come gli States, in cui il sovrappeso e l’obesità sono problemi di fatto endemici, e l’Italia, dove la popolazione adulta è la più magra d’Europa”.

In generale, il mondo si sta votando alla bellezza (via chirurgia), con una crescita sia degli interventi veri e propri sia delle precedure mini-invasive, sommando le quali si ha un +3%, con un totale di 15,6 milioni di procedure cosmetiche nel 2014. Si confermano saldamente al primo posto le mastoplastiche additive, seguite dalla rinoplastica.

In leggera flessione invece blefaroplastica (l’intervento alle palpebre) e lifting. C'è una spiegazione, cioè l'aumento di altri trattamenti: "Durante l’anno scorso, le infiltrazioni di tossina botulinica e filler negli States hanno fatto registrare rispettivamente un incremento del 6% e del 3%. Si tratta di procedure principalmente utilizzate per combattere i segni del tempo, che ancora una volta indicano come le preferenze dei pazienti si orientino sempre di più verso le procedure mini-invasive, a discapito della chirurgia” ricorda Malan. Gli uomini non sono immuni dal tema, se è vero che un poderoso +14% sceglie la ginecomastia (il “seno” negli uomini) e un + 208% l'impianto di protesi nei pettorali.

Infine, come si diceva, negli Usa l’impianto di protesi nei glutei è cresciuto del 98%, il lifting del lato B del 44% e l’aumento del volume dei glutei con il grasso del 15%. Nel nostro Paese il tema è preponderante ma la questione è leggermente diversa, motivi di sostanza: "In Italia le protesi non piacciono e continuano a non piacere”, spiega Malan.

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