Melioidosi: sintomi, diagnosi e trattamento

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La melioidosi è una rara malattia infettiva che può divenire mortale se non curata in tempo. Come riconoscerla e come trattarla?


Cause

La melioidosi è dovuta ad una contaminazione da parte del batterio Burkholderia pseudomallei, conosciuto anche col nome di Bacillo di Withmore, presente nei luoghi umidi: risaie, stagni, suolo.
È generalmente trasmessa per via transcutanea su pelle lesionata (piaghe e ferite contaminate), ma anche per ingestione o inalazione.
Esistono anche fattori di rischio: diabete, insufficienza renale, consumo eccessivo di alcol e in senso lato tutte le malattie che causano immunodepressione.
La melioidosi è presente soprattutto nel Sud-Est asiatico e nell’Australia del Nord. Rari i casi osservati in Europa.

Sintomi

I sintomi della melioidosi possono manifestarsi in maniera tardiva: il periodo di incubazione della malattia varia da qualche giorno a diversi anni. Si manifesta generalmente tra i 40 e i 60 anni.
Esiste in forma acuta e cronica e nella maggior parte dei casi colpisce i polmoni.
Nella forma acuta si manifesta con una setticemia (febbre elevata, cefalea, diarrea, vomito) e con infezione respiratoria (pneumopatia). Può anche essere localizzata e colpire gli organi digestivi, i muscoli, le articolazioni, la cute (pustole, ascessi), la prostata e il cervello.
I sintomi della forma cronica sono: decadimento dello stato generale, febbre continua e lesioni suppurative polmonari (tipo tubercolosi).

Diagnosi

La diagnosi della melioidosi è batteriologica e si basa sulla messa in evidenza del bacillo di Withmore in coltura, ma l’attesa è relativamente lunga (48 ore).
La sierologia (riscontro di anticorpi) e alcuni test diagnostici rapidi possono essere ugualmente utilizzati per orientare la diagnosi.

Trattamento

Attuare una terapia precoce permette di ottenere una prognosi favorevole: essa deve essere iniziata senza attendere la diagnosi certa.
Può essere curata con gli antibiotici, anche se il batterio è resistente ad alcune molecole. Abitualmente il medico prescrive Ceftazidime per 10 giorni come terapia d’attacco, poi del Clotrimossazolo come mantenimento per 5 mesi.
Puntura e drenaggio delle lesioni possono anche essere raccomandati in associazione alla terapia medica.
Per evitare l’infezione è vivamente raccomandato proteggere la cute in prossimità di luoghi umidi nelle zone dove la melioidosi è endemica (Sud-Est asiatico e Australia del Nord).

FOTO:©fleyeing/123RF