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Anna Piaggi: il film sulla "visionaria della moda"

In anteprima al Milano Fashion Film Festival il documentario "Anna Piaggi, una visionaria nella moda", che racconta la vita della giornalista dalla rubrica Doppie Pagine a Karl Lagerfeld.


Un'immagine del documentario "Anna Piaggi", sulla vita della giornalista.


Un ciuffo di capelli azzurro (un errore del parrucchiere a cui si era affezionata), un make-up dai colori forti e cappelli dalle forme più improbabili, tocco finale di un look eccentrico che raramente si rifaceva alle grandi maison. Per Anna Piaggi, protagonista del fashion system tra gli anni '60 e il 2000, seguire la moda era banale: lei la inventava, tra l'ammirazione degli stilisti di tutto il mondo, che se la contendevano alle sfilate, sperando di colpirla e di strapparle un articolo. 

La locandina del film"Anna Piaggi, una visionaria nella moda".

A quattro anni dalla morte, la giornalista che a detta di molti ha inventato il mestiere della fashion editor, è diventata la protagonista di un documentario prodotto da MIR, presentato in anteprima al Milano Fashion Film Festival: "Anna Piaggi, una visionaria nella moda", di Alina Marazzi. La sua carriera, dagli inizi come traduttrice fino alla nascita della sua celebre rubrica Doppie Pagine, all'interno di Vogue, rivista con cui collaborò più di dieci anni, viene ripercorsa attraverso le testimonianze dei parenti e degli amici, tra cui Rosita Missoni, Manolo Blahnik, Stephen Jones, Jean-Charles de Castelbajac. Ognuno di loro racconta un aneddoto o il momento in cui l'ha incontrata per la prima volta: "Sembrava appena uscita da un quadro", "alle sfilate c'erano tutte queste donne che cercavano di sembrare eleganti indossando un tailleur, e poi c'era Anna". 

Al centro della scena c'è sempre e comunque lei, istrionica e pronta alla battuta, e il suo immenso guardaroba, in cui si muove, cercando ricordi della zia, la nipote adolescente. Da esso emergono via via giacche a forma di giornale, un vestito ricavato da un poster di Bob Dylan, un cappello a forma di barchetta di carta e un vestito da sposa in stile ungherese. Tutti capi che lei accostava con un gusto particolare per l'etnico e per il vintage (concetto che maneggiava con abilità prima ancora che esistesse). 

Vera e propria icona della moda, Anna Piaggi era stata trasformata anche in un logo.

"La mia è un'ossessione", confessa Anna Piaggi durante un'intervista. "Al cinema, anche quando c'è una scena di fuga disperata, a me interessa solo sapere cosa uscirà dalla valigia che si vede sullo sfondo. Se la protagonista non si cambia abbastanza spesso, rimango delusa".

Un documentario consigliato a chi ha sempre ammirato questa donna fuori dalle righe, agli appassionati di stile e tendenze e anche a chi non sa nulla di tutto ciò: il magnetismo di Anna terrà incollati allo schermo anche loro. Alla fine si avrà voglia di tuffarsi in qualche mercatino dell'usato alla ricerca di un boa di piume o un paio di guanti di pizzo. 

Copyright foto:  MIR Cinematografica

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