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Home restaurant, il locale più cool è a casa dello chef

In tempi di sharing economy gli home restaurant spopolano: i turisti vivono le città che visitano (e risparmiano) e i padroni di casa arrotondano lo stipendio (e si divertono). 

Gli home restaurant sono nati a New York nel 2006: la moda ha conquistato anche l'Italia.


Questa casa non sarà un albergo ma potrebbe diventare un ristorante. Meglio ancora, un home restaurant, l’ennesimo caposaldo della sharing economy in salsa social. Per parlare come si mangia: i turisti vivono da dentro le città che visitano, i cittadini si conoscono e socializzano e i padroni di casa arrotondano il bilancio e sfoggiano le loro doti da chef. Magari, già che ci sono decidono anche di cambiare vita. L’essenziale è saper cucinare e averne voglia, perché padelle e pentole quando diventano un impegno preciso da rispettare perdono parecchio del loro fascino. Qualche nozione di ospitalità non guasta, qualcun’altra di burocrazia è indispensabile. 

Home Restaurant: le origini

In principio erano le case particular di Cuba e gli appartamenti di Hong Kong: gli ospiti (paganti) dormono e mangiano con i padroni di casa che sono più o meno attrezzati a riceverli. Nel 2006 la moda è sbarcata a New York e ha subito acquistato quella patina glamour che solo la Grande Mela sa regalare: dalla necessità di spendere poco s’è passati alla vanità di mettersi in mostra. La musica è cambiata, e tre anni dopo l’inglese Kerstin Rodgers ha traghettato la formula in Europa, aprendo tra le mura della sua casa londinese The Underground Restaurant. All’inizio esperimento semi-clandestino, oggi le cene a casa sono un vero e proprio evento gastronomico tra i più cool di Londra. Passare il capodanno a casa sua in compagnia della chef Linn Soderstrom e pochi intimi - per esempio - costa 75 sterline, poco più di cento euro.

Home Restaurant: i casi di successo

Uno che con il suo home restaurant si è guadagnato una certa reputazione a New York è Jonah Reider, 21 anni, studente all'ultimo anno di economia alla Columbia University: il suo Pith aperto nella stanza universitaria che divide con tre coinquilini è sommerso di prenotazioni. Per creare i menù s’ispira ai migliori (e più cari) ristoranti della metropoli - da Per Se a Eleven Madison Park nei quali, ammette candido, non ha mai messo piede - per preparare i suoi piatti si serve invece della cucina comune del dormitorio. Per cenare da Pith bastano tra i 10 e i 20 dollari. E parecchia pazienza, vista la lista di attesa.

Anche Marco Maestoso, chef italiano passato per le cucine newyorkesi del Cipriani di Wall Street e del Sirio al Pierre Hotel, prima di tornare in Italia e aprire un nuovo ristorante romano a Ponte Milvio, ha aperto il suo supper club (definizione più cool per home restaurant) nell’attico di Manhattan dove conviveva con la compagna Dalila Ercolani: in meno di un anno hanno ricevuto 1.200 ospiti (selezionati da diverse piattaforme). 

Home Restaurant: in Italia

La tentazione di vestire il grembiule dello chef e trasformare casa propria in un ristorante ha contagiato anche l’Italia: nel 2014 si stimano poco più di 7 milioni di fatturato per un totale di 37mila cene organizzate e un incasso medio di 198 a serata. Il tutto va preso con il beneficio del dubbio perché in Italia, da un punto di vista legislativo, gli home restaurant galleggiano nel vuoto normativo. Nella migliore delle ipotesi non esistono, nella peggiore ci si rifà a un parere del Ministero dello Sviluppo Economico che li definisce addirittura fuorilegge. 

Nell’attesa che il parlamento legiferi in materia, i ristoranti casalinghi spuntano come funghi e finché incassano meno di 5mila euro lordi l’anno, non infrangono nessuna legge. Per farsi un’idea di quanto piaccia questo tipo di locale basta dare un’occhiata a quanto sono frequentate le piattaforme dedicate al genere: gnammo.com, eatwith.com, peoplecooks.com, kitchenparty.org e vizeat.com.

In fondo, naturalmente, il conto. La forbice di prezzo degli home restaurant italiani va dai 5 ai 99 euro. Chiaro che dipende dalla materia prima usata e dal grado di raffinatezza delle preparazioni. Bisogna però sempre condire il tutto con un pizzico di sano realismo. Così dal punto di vista dell’aspirante cuoco casalingo bisogna, per esempio, tenere conto del fatto che la concorrenza di pizzerie e ristoranti tradizionali è un osso duro. E l’home restaurant deve essere, almeno nella norma, economico

La rete si occuperà poi di celebrare le eccezioni cool: c’è da giurare che almeno una delle stelle del firmamento della cucina italiana ha già cominciato a brillare in qualche home restaurant di provincia, e a Roma come a Milano si favoleggia di ritrovi superesclusivi frequentati da vip su entrambi i lati dei fornelli, con quote di partecipazione astronomiche. Non c’è da preoccuparsi troppo: talent show, social network e gossippari professionisti si incaricheranno di scovare per noi tutte queste chicche.

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