Ruby Ter, chiuse le indagini: il silenzio delle Olgettine costò a Berlusconi 10 milioni

La Procura di Milano ha concluso le indagini del Ruby Ter inviando notifica a 34 indagati tra cui Silvio Berlusconi, Ruby, diverse Olgettine, Mariano Apicella e Danilo Mariani. Secondo l'accusa, il silenzio per le notti di Arcore costò a Berlusconi 10 milioni di euro (di cui 7 solo a Ruby).

Ruby Ter: secondo la Procura di Milano l'ex premier Silvio Berlusconi avrebbe comprato il silenzio per le notti di Arcore 10 milioni.


Quello ipotizzato dalla Procura di Milano è un silenzio costato caro e salato all’imputato Silvio Berlusconi: 10 milioni di euro, oltre a case, bollette, spese mediche e doni "di elevato valore economico quali autovetture" dispensati alle Olgettine e ai suoi storici intrattenitori musicali, Mariano Apicella e Danilo Mariani, in cambio della loro bocca chiusa sulle notti di Arcore.

Va da sé che il diretto interessato, il principale imputato, rimandi al mittente tutte le accuse: "Un altro tentativo della Procura di Milano di costruire contro di me delle accuse basate sul nulla", ha dichiarato Silvio Berlusconi.

Tant'è, secondo le accuse, il fiume di euro ha iniziato a scorrere nel novembre 2011 - quando vennero fuori le prime notizie sull’inchiesta Ruby -, fino almeno al marzo scorso. Soldi spesi per assicurarsi che le ragazze chiamate a testimoniare ai processi Ruby 1 - che vedeva l’ex premier imputato di concussione per induzione e prostituzione minorile, poi assolto in via definitiva nel marzo 2015 - e Ruby bis (quello relativo a Emilio Fede e Lele Mora) raccontassero le “cene eleganti” secondo la versione del Cavaliere, omettendo i “bunga bunga” e quel “sistema prostituivo” emerso durante i vari processi.   

La regina degli incassi, Ruby Rubacuori - al secolo Karima El Mahroug - , avrebbe ricevuto circa sette milioni di euro, in parte usati per aprire attività all'estero - come un ristorante con annesso pastificio in Messico, a Playa del Carmen, e per realizzare due immobili con alloggi da affittare a dipendenti del settore del turismo, affari che sarebbero passati attraverso la gestione di Luca Risso, ex compagno della marocchina, a cui è stato contestata l'ipotesi di riciclaggio - in parte investiti a Dubai. E ancora: secondo i pm, Ruby avrebbe incassato dall'ex premier anche contanti, 800mila euro tra metà 2013 e metà 2014, per i quali è finito nella bufera l'avvocato Luca Giuliante considerato il "custode" dei versamenti. “Non abbiamo trovato un bonifico o un trasferimento estero, ma abbiamo prova che questo denaro in Messico c’è”, ha spiegato il pm Tiziana Siciliano, convinta che la maggior parte dei soldi sia stata versata in contanti e in attesa della rogatoria avviata in Messico. 

Ora toccherà ai diretti interessati (per opera dei loro avvocati) contestare le conclusioni delle indagini dell’indagine Ruby Ter chiuse e notificate a Berlusconi e ad altre 33 persone. Tanto per fare qualche nome delle Olgettine coinvolte nell’inchiesta, oltre a Ruby dovranno rispondere delle accuse formulate nei loro confronti anche Iris Berardi, Lisney Barizonte, Francesca Cipriani D'Altorio e Roberta Bonasia, le gemelle De Vivo e quelle Ferrera, Barbara Faggioli, Marysthell Polanco e Barbara Guerra. Nei guai anche Mariano Apicella - che avrebbe ricevuto dall'ex premier "beni o altre utilità consistite in somme di denaro non inferiori a 98.600,00 euro pagate con bonifici”, più che per gli intrattenimenti musicali a Villa San Martino, ipotizzano gli inquirenti, “affinché deponesse il falso nei processi a suo carico e a carico di Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti” - e Danilo Mariani - 117 mila euro ricevuti in cambio della promessa di affermare “il falso" e negare "il vero" in un aula di giustizia.

Non compaiono nell'avviso di chiusura indagini gli storici legali di Silvio Berlusconi, Niccolò Ghedini e Piero Longo, che risultavano indagati per corruzione in atti giudiziari nel fascicolo Ruby ter, accuse stralciate dai pm in vista dell'archiviazione. 

A questo punto c’è da chiedersi se la storia giudiziaria dei processi passati sarebbe andata diversamente alla luce degli elementi emersi di recente e se mai si trovassero le prove di versamenti in Messico o a Dubai a Ruby. “È una domanda alla quale non possiamo rispondere - ha spiegato il procuratore Bruti Liberati - i processi hanno avuto il loro andamento e si sono conclusi in Cassazione con un’assoluzione”.

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