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Cassazione: se uno dei due sposi cambia sesso il matrimonio resta valido

La Cassazione conferma la validità del matrimonio se uno dei due coniugi cambia sesso: in attesa che il Parlamento legiferi, il caso di una coppia emiliana stravolge la burocrazia che finora, in casi come questi, scioglieva il vincolo. 

La sentenza della Cassazione stabilisce la validità del matrimonio se uno dei due coniugi cambia sesso.


Un piccolo passo per l’uomo, un enorme passo per l’umanità. Per lo meno quella italiana. Parafrasare lo sbarco di Neil Armstrong sulla Luna per introdurre l’ultima sentenza della Cassazione in fatto di matrimonio non è esagerato: il fatto che uno dei due coniugi cambi identità sessuale non cambia i patti e non scioglie il vincolo, sono solo affari loro. Insomma, in attesa che il Parlamento si metta al passo con i tempi, la giustizia degli uomini (come sempre più spesso accade) norma i costumi che cambiano.  

La vicenda in questione riguarda una coppia emiliana. Marito lui, moglie lei. Tutto fila liscio finché lui non decide di diventare una lei e a lei la cosa sta bene. Non sta bene, però, al Viminale che dichiara la cessazione degli effetti civili del matrimonio in seguito alla "domanda di rettificazione e attribuzione di sesso femminile" avanzata dal marito che, nel frattempo, aveva cambiato nome diventando Alessandra Bernaroli. La (nuova) coppia non ci sta al "divorzio imposto", si rivolge alla Consulta e la Cassazione, alla fine, decide che ha ragione: se vogliono rimanere moglie e moglie hanno tutti i diritti di farlo.
  
Ci sono voluti sei anni ma alla fine la battaglia di Alessandra (nata Alessandro nel 1971) e di sua moglie è finita con un trionfo. “È stata una grande soddisfazione - racconta senza riuscire a trattenere l’entusiasmo, incredula - ci abbiamo sempre creduto. È una gioia che ci ricompensa di tante sofferenze”. Sofferenze che gli sono piombate in testa quando l’ormai ex Alessandro, dopo aver sposato sua moglie nel 2005, inizia un lento percorso di presa di coscienza che lo porta a voler cambiare identità sessuale. Con tanto di benestare della moglie che lo accompagna in ospedale, che c’è al suo risveglio, dopo l’operazione chirurgica che lo ha trasformato in una donna, e che festeggia con lei quando arriva la sentenza del tribunale che ne certifica la nuova identità. Fino a quel fulmine a ciel sereno, quando i due scoprono che la burocrazia ha deciso per loro: questo matrimonio non vale più. Il resto, ormai, è storia. 

Anche perché gli ermellini - con la sentenza 8097 depositata il 21 aprile - non solo hanno dichiarato l’illegittimità del divorzio forzato in casi come questo ma hanno anche emesso una decisione "autoapplicativa e non meramente dichiarativa”. Tradotto: quello che la burocrazia aveva imposto alla coppia è illegittimo e il danno va immediatamente riparato. Nell’augurio, scrive la Cassazione, che il legislatoreintervenga a riempire il vuoto normativo, ritenuto costituzionalmente intollerabile, costituito dalla mancanza di un modello di relazione tra persone dello stesso sesso all'interno del quale far confluire le unioni matrimoniali contratte originariamente da persone di sesso diverso e divenute, mediante la rettificazione del sesso di uno dei componenti, del medesimo sesso”.
  
Insomma, se la sentenza non significa certo riconoscere “le unioni omoaffettive, si traduce però con la libertà di poter gestire i gusti che cambiano. “Questa sentenza è molto importante - spiega Bernaroli - perché di fronte alla politica che in questo Paese spesso non decide, sceglie solo di rimandare, dimostra invece il coraggio dei giudici di affermare la dignità e i diritti di tutte le persone. Mi ha fatto piacere - sottolinea - che la notizia sia arrivata proprio il 21 aprile, una data molto importante qua a Bologna: la ricorrenza della liberazione. Non ci ricordiamo più di quelle leggi del 1938 che discriminavano alcune persone per il credo o la razza? Ancora oggi, dopo settant'anni, stiamo qui a chiederci se alcune persone vanno considerate di serie B perché sono nate con un orientamento sessuale diverso?". Bernaroli la risposta ce l'ha: “Qualsiasi legge che consideri diverse le persone dimostrerebbe solo che dalla Storia non abbiamo imparato niente”.

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