"Andy Warhol sul comò": la collezione di Rosetta Barabini a Villa Croce

"Andy Warhol sul comò", fino al 5 luglio nella genovese Villa Croce, espone  la straordinaria collezione privata di Rosetta Barabini, donna all'avanguardia, capace di cogliere il senso di un'epoca. 


Per ospitare la mostra, Villa Croce ritorna ad essere una dimora privata arredata con mobili di design.


Da Andy Warhol a Carl Andre, da Donald Judd a Robert Morris passando per Cy Twombly e Dan Flavin. E ancora: Joseph Beuys, Olafur Eliasson, Cindy Sherman, Gordon Matta-Clark, Takashi Murakami, Ettore Spalletti, Ai Wei Wei, Fischli & Weiss e Yang Fudong. Benvenuti a Villa Croce, l’ottocentesca dimora genovese che, grazie alla collezione privata di Rosetta Barabino esposta nella mostra dal titolo Andy Warhol sul comò, racconta la storia dell’arte contemporanea attraverso lavori eccezionali. E nel farlo, fa rivivere gli spazi di una dimora sapientemente arredata con mobili firmati Vitra, Molteni e Schiffini dimostrando come l’arte contemporanea possa diventare ispirazione quotidiana per immaginare il futuro.
    
Sono quasi cento le opere della straordinaria e visionaria collezione frutto della passione che Rosetta Barabino condivide con il figlio minore per più di trent’anni trascorsi da una galleria a una mostra d’arte contemporanea. Un collezionismo illuminato e d’avanguardia che trovava nelle ricerche del Minimalismo americano il fulcro della contemporaneità. "La Signora Barabino, - scrive Gian Enzo Sperone, storico gallerista internazionale e mentore della collezione - appartiene a quella ristretta élite di visionari che nell’ambito del collezionismo d’avanguardia, dava a noi giovani mercanti l’attenzione che era in tutti i sensi, l’ossigeno per stare in vita.

La storia di Rosetta Barabino in versione collezionista d’avanguardia inizia nel 1968, quando resta vedova a cinquant’anni esatti: troppi - a quei tempi in Italia -, per rifarsi una vita, e troppo pochi per chiudersi in casa a lutto. Rosetta è una donna determinata e di polso, concreta. Razionalizza la gestione della farmacia ereditata dal marito, educa i figli alla disciplina e al lavoro, li cresce in una casa borghese sobria, dove le opere contemporanee del Minimalismo americano, della Land-art e dell’arte Concettuale convivono con divani e comò ottocenteschi.

Una delle nipoti la ricorda alta, magra, con i capelli sempre raccolti, austera ma elegante, una signora che non voleva in alcun modo attirare l’attenzione su di sé. Il collezionismo arriva di soppiatto: Rosetta inizia a comprare cose per la casa e un’opera dopo l’altra crea una collezione, trasformando una passione in una forma d’investimento: "Comprare arte era per lei un modo per investire in un bene stabile - racconta il figlio Maurizio -, una sicurezza per il futuro dei tre figli. Credo però che collezionare fosse anche un modo per liberarsi dalla sua vita impegnativa carica di responsabilità e doveri, per scappare da Genova e cercare momenti di libertà". E ancora: "Le tele monocrome, graffiate, le piacciono immediatamente e siccome ha tre figli decide, tra lo stupore e la perplessità del gallerista di comprarne tre (ovviamente ottenendo in questo modo uno sconto maggiore). Questa idea delle tre opere ha sempre accompagnato il suo modo di collezionare, anche se poi a volte non c’erano tre lavori che la convincessero o tre lavori disponibili".

Rosetta Barabino trattava i prezzi fino a spuntare - da buona genovese - affari incredibili ma le sue non erano speculazioni. Anzi, piuttosto il desiderio di offrire ai figli una visione internazionale e aperta al futuro che lei riusciva a cogliere agli albori. Una donna capace di comprare al MoMA di New York e appendere piccole tele di Andy Warhol sul comò.

Copyright foto: allestimento Villa Croce, foto Positano/Ravera

Il salotto


La mostra è stata allestita senza un ordine cronologico, con l'intento di raccontare lo spaccato del quotidiano di una collezionista visionaria.


Scrive Ilaria Bonacossa, curatrice dell'allestimento: "La dimensione illuminata e al contempo borghese di questo suo collezionare, con passione e costanza, rigorosamente solo opere la cui dimensione fosse compatibile con quella del suo grande appartamento genovese, mi ha molto colpito. Ho quindi scelto di riportare le sale del Museo di Villa Croce alla loro funzione originaria di stanze domestiche, per allestire senza alcun ordine cronologico un’ampia selezione di opere di questa eccezionale collezione". Nella stanza che ricca il salotto anche grazie al design contemporaneo di Molteni, sono esposte - tanto per citarne alcune - opere di Carl Andre, Ettore Spalletti, Donald Judd e Cy Twombly.

Copyright foto: allestimento Villa Croce, foto Positano/Ravera 

La sala da pranzo


La sala da pranzo è il trionfo di Andy Warhol.


Rosetta Barabino capisce che l’arte è cambiata quando si ritrova tra le mani il catalogo di Documenta 3 la mostra che nel 1964 porta a Kassel, in Germania gli artisti americani. “David Smith, Alexander Calder, Mark Tobey e anche Robert Rauschenberg - ricorda il figlio Maurizio -, forse lì ho visto la prima immagine di un Alpha painting di Morris Louis. Per me e la mamma è una rivelazione. Capiamo che i maestri sono cambiati, che nell’arte è successo qualcosa,che c’è stato un grande salto in avanti…” E ancora: "La mamma viene colpita soprattutto dalla freschezza dei lavori, dai colori brillanti e dalle loro composizioni aeree, in cui ampie campiture erano lasciate bianche. Le piaceva il fatto che occupassero completamente il campo visivo di chi le guardava, ma soprattutto il loro ordine formale”.

Nella sala da pranzo la mostra propone Andy Warhol, Robert Morris, Mario Schifano, Allan McCollum, Simon Starling, Ai Waiwei, Dahn Wo, Simon Starling e Tobias Rehberger.


Copyright foto: allestimento Villa Croce, foto Positano/Ravera

La cucina


Nella cucina firmata da Schiaffini, trionfano i lavori di Robert Rauschenberg.


La formazione della collezionista genovese inizia grazie alla casa editrice Fratelli Fabbri: “aveva distribuito in edicola alla fine degli anni Sessanta una storia dell’arte a fascicoli - rivela il figlio Maurizio - che arrivava fino a Andy Warhol e la Pop Art e illustrava anche alcuni esperimenti del Minimalismo americano. Ci appassioniamo, la compriamo e io cerco di studiare cosa stava succedendo nel mondo dell’arte. Su quelle dispense vediamo le prime immagini dei quadri di Robert Rauschenberg, così come le opere Minimal di Carl Andre”.

Nella cucina arredata da Schiaffini, la mostra espone Robert Rauschenberg, Gilbert & George, Micol Assael, Gabriel Kuri, Damian Ortega, Allan McCollum.

Copyright foto: allestimento Villa Croce, foto Positano/Ravera

La sala lettura


Joseph Kossuth colpisce Maurizio, il figlio di Rosetta Barabino che fa di tutto per averlo in casa.


La prima volta che Maurizio, l'inseparabile figlio e primo consulente artistico di Rosetta Barabino, vede da Gian Enzo Sperone un lavoro di Joseph Kosuth scatta una molla: "Io per la prima volta senza esitazioni mi giro verso mia madre e dico: – Peccato, questo mi piacerebbe averlo… –. Sperone risponde che è dispiaciuto ma che l’opera non è in vendita, l’ha fatta Kosuth a casa sua e non vuole separarsene. Mia madre a quel punto insiste: Scusi stiamo cominciando un rapporto, noi abbiamo intenzione di collezionare seriamente, ce lo dovrebbe proprio vendere.” La trattativa è serrata, Rosetta rilancia: "Facciamo così, io le compro tre cubi di Lewitt, prima che vengano realizzati (ora si direbbe che li ha prodotti), ma lei deve darmi anche il Kosuth One and Three Chairs" E la spunta.

Oggi si può ammirare nella sala lettura di Villa Croce dove è esposto insieme a Simon Stirling, Olafur Eliasson, Mark Barrow, On Kawara e Mariana Castillo Deball.

Copyright foto: allestimento Villa Croce, foto Positano/Ravera

La serra


Nella serra trionfa il neon di Dan Flavin.


Il neon di Dan Flavan, Pink and Daylight Fluorescent Light, del 1969 fu acquistato dal fratello maggiore con i guadagni del suo primo anno di lavoro.  

"Nel 1974, Sperone ci telefona invitandoci ad andare in galleria perché ha moltissi lavori di questo artista Dan Flavin, installati. Arriviamo a Torino e i lavori erano tutti montati più di venti grandi neon. Come per Donald Judd e Carl Andrè, mia madre rimane immediatamente sedotta. Le piaceva il fatto che il lavoro fosse ‘ordinato, luminoso, minimalista e veramente potentissimo’,  oltre a illuminare la casa".

Copyright foto: allestimento Villa Croce, foto Positano/Ravera

La camera da letto


Nella camera da letto campeggia Bruce Naumann.


"Bruce Nauman ci spiazza, - spiega Maurizio - cerchiamo di capire di cosa parli il suo lavoro, e l’anno dopo nel 1975 compriamo la ‘schiena di Moore’ in ghisa, la scultura Henry Moore Bound to Fail, 1967-70. Ci affascina perché formalmente riconosciamo che è una scultura, capace di mettere in discussione la tradizione moderna". Oggi si ammira nella camera da letto dove convive, tra gli altri, insieme a Yang Fudong, Josepf Buys, Gedi Sibony, Jong-A Koo.

Copyright foto: allestimento Villa Croce, foto Positano/Ravera

La camera dei bambini


Nella stanza dei bambini Takashi Murakami, comprato da Maurizio dopo la morte della madre.


L'ultimo acquisto di Rosetta Barabino è l'opera di Nicola De MariaUccelli ditemi il cielo, poi regalato alla nipote, la figlia di Maurizio. La collezionista muore nel 1986, a poco meno di settant'anni. Da allora sono i figli, in particolare Maurizio, ad arricchire la collezione: "Negli anni ho cercato quello stesso rapporto con altri galleristi, che mia madre aveva con Sperone ma è il mondo dell’arte che è cambiato, i tempi e le dinamiche sono diverse".

Nella camera dei bambini, tra le opere di Cindy Sherman, Katharina Fritsh, e Francesco Vezzoli, si trovano anche Nicola de Maria, l'ultimo acquisto della collezionista e Takashi Murakami, comprato da Maurizio dopo la morte della madre, all'inaugurazione della genovese galleria Pinksummer. 

Copyright foto: allestimento Villa Croce, foto Positano/Ravera
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