Vitamina D3 (colecalciferolo): a cosa serve

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La vitamina D3 (colecalciferolo) è la principale forma di vitamina D presente nell’uomo: questa rappresenta dall’80 al 90% dell’apporto di vitamina D (alla quale è spesso assimilata).


Definizione

La vitamina D3 (colecalciferolo) è una forma di vitamina D, che partecipa al mantenimento di livelli normali di calcio e fosforo nel sangue, assorbiti nell’intestino.

A cosa serve


La vitamina D3 serve al mantenimento dei muscoli scheletrici e delle ossa. Un suo eventuale deficit può essere all’origine di diverse patologie ossee, tra cui, la più nota è l’osteoporosi. La vitamina D3 è legata anche all’attività citotossica contro le cellule cancerose.
La sua sintesi avviene attraverso la pelle grazie al sole (esposizione ai raggi solari ultravioletti B) ed è presente anche in certi alimenti.

Dosaggio sanguigno

A causa del suo apporto alla salute delle ossa, la vitamina D3 è considerata come un fattore antirachitico (poiché contribuisce alla calcificazione delle ossa).

Un dosaggio sanguigno della vitamina D3 permette di metterne in rilievo una carenza che potrebbe portare come conseguenza un ritardo di mineralizzazione del tessuto osseo.

Delle analisi specifiche posso essere prescritte a persone anziane, donne incinte o a pazienti che riscontrano sintomi quali stanchezza persistente, debolezza muscolare o fratture ripetute.

Valori normali

I valori normali del tasso di vitamina D3 nel sangue (25-OH-D3) sono compresi tra 50 e 125 nmol/20 et 50 µg /L.

Carenza di vitamina D3

Una carenza di vitamina D3 (un tasso sanguigno inferiore a 5 µg /L) può essere legata a diverse patologie come il rachitismo, l’osteomalacia, l’iperparatiroidismo, insufficienza epatica o renale, cirrosi, la malattia di Paget o tumore alla prostata.

Tasso elevato di vitamina D3 nel sangue

L’aumento del tasso sanguigno di vitamina D3 (tasso > 100 µg /L) può essere legato a diverse patologie come un’eventuale intossicazione dovuta ad un sovraddosaggio di vitamina D3, calcoli renali o sarcoidosi.

Avvertenze

Le norme differiscono a seconda delle tecniche utilizzate nei laboratori. È bene tenere a mente che i risultati delle analisi non sono una diagnosi ed è dunque importante consultare un medico al fine di stabilire degli eventuali esami complementari o un eventuale trattamento.

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