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Omosessualità femminile: confessioni di donne che si amano

Dal coming out al desiderio di maternità fino all'inizio del cammino per diventare genitori: un percorso difficile portato avanti "prendendo coraggio dal nostro coraggio". 

Ora che stanno per diventare madri sono pronte a dimostrare al mondo che anche i gay sono ottimi genitori.


Lorenza e Francesca sono come il giorno e la notte: Lorenza è una manager pragmatica cresciuta in caserma, suo padre era un militare; Francesca è un’artista dai voli pindarici, figlia di una famiglia borghese dal salotto aperto popolato di intellettuali. Quando hanno dichiarato la loro omosessualità la vita le ha prese contropiede: Lorenza ha scoperto l’affetto, il rispetto e la comprensione; Francesca ha fatto i conti con una crisi isterica e un tabù che ha stravolto le sue certezze. Sono passati quasi 20 anni da quel giorno di entrambe: oggi si amano, domani saranno una famiglia di due madri grazie a quell’abitudine a “prendere coraggio dal nostro coraggio” che ha permesso loro di arrivare dove sono, nonostante tutto.

Il coming out in famiglia

Ho detto a mia madre che ero gay dopo una cena in pizzeria, con una coppia di amici omosessuali” racconta Francesca che, ai tempi aveva 20 anni e aveva vissuto il suo coming out all’estero. Di tutto immaginava, tranne quello che le è successo: “Ha smesso di respirare, un paio di giorni dopo mi ha detto che avrebbe preferito fossi tossica o morta, nel giro di una settimana mi ha spedito dall’analista: un’esperienza terribile che non è servita a nulla se non ad allontanarci. Da allora non ne abbiamo mai più parlato: per lei è come se io non avessi una vita intima”. Lorenza, invece, a sua madre non riusciva a dirlo, rimandava e nel frattempo scopriva chi era, tra (rare ma gratificanti) esperienze omosessuali e (altrettanto rare ma difficili) avventure etero. Finché un giorno si è affidata al caso, ha vissuto la sua storia con Francesca alla luce del sole e “mia madre ha capito chi ero e mi ha accettato senza bisogno di parlare, con tutto l’amore di una madre”. Per la serie la realtà supera (sempre) la fantasia. 

Dal desiderio alla maternità

A vederle insieme si capisce perché: le dita giocano con l'anello che portano all'anulare sinistro, gli occhi castani si cercano, una finisce la frase dell’altra, spesso iniziandola con un “ma” perché, come si diceva, sono gli opposti e prima di arrivare fino a qui si sono lasciate e riprese più volte, tanto la loro alchimia è contagiosa, quasi fisica. È naturale pensare che due esseri che si completano, anzi si “migliorano grazie alle differenze reciproche, educandoci sentimentalmente a vicenda”, vogliano mettere su famiglia. Un desiderio che coltivano da molto tempo e vogliono realizzare insieme: “il mio istinto di maternità è antico - confessa Lorenza -. Prima di incontrare Francesca ero certa che avrei avuto un figlio a prescindere, ora però è con lei che voglio mettere su famiglia, con la donna che amo”. Un passo alla volta, “seguendo tutto il percorso che ci aspetta, lungo e complicato ma propedeutico” ne è certa Francesca che un po’ per età - ha superato da poco i 40 anni - e molto per amore, vivrà da spettatrice partecipe con il cuore e con le viscere.

Diventare mamma: un percorso propedeutico 

Certo, non che rinunciare alla maternità sia stato facile, confessa Francesca, che ora si dice “pacificata”. C’è stato un tempo, però, in cui ha chiesto aiuto a un suo amico, il quale si è detto disponibile a fare da donatore ma ha anche preteso un ruolo da genitoree in quel momento ho capito che stavo sbagliando tutto: volevo che i genitori di nostro figlio fossimo noi, io e Francesca, e basta”. E un altro, durante una pausa della coppia, in cui “sono andata in clinica da sola per iniziare il percorso ma ho subito capito che, di nuovo, non era la cosa giusta: senza Lorenza ero pronta a rinunciare alla maternità” perché (finisce la frase Lorenza) “non c’è famiglia senza il nucleo: anch’io, senza di te, avrei accantonato la maternità”. Chiarito il concetto (con un sorriso), ora le due pendolano tra un esame e l’altro, tra un medico e l’altro, pronte a volare in due a Barcellona e a tornare indietro in tre. Un cammino molto costoso (circa 10mila euro, tutto compreso) che sono pronte a intraprendere, ancora una volta, nonostante tutto.

Alla ricerca dei diritti

Nonostante in Italia sia appena fallita la stepchild adoption e per assicurare diritti alla loro creatura dovranno sedersi davanti a un legale e stipulare una scrittura privata: “Una delle cose che mi intristiscono di più è che dovrò sancire in continuazione e in maniera del tutto artificiosa la mia genitorialità”, riflette Francesca e prosegue Lorenza: “avrà bisogno della mia delega per andare a prenderlo all’asilo, per andare a fare un weekend, perfino per andare a trovarlo all’ospedale”. Una discriminazione ideologica che non ha ragione di esistere dal momento che 30 anni di ricerche - dall’American Psychiatric Association alla British Psychological Society, dall’Academy of Pediatrics all’Associazione Italiana di Psicologia - hanno dimostrato che “ciò che è importante per il benessere dei bambini è la qualità dell’ambiente familiare”, a prescindere che i genitori siano “conviventi, separati, risposati, single, dello stesso sesso”.

Omogenitorialità: un buon esempio per tutti

Certo, Francesca e Lorenza sanno che la realtà è diversa e dovranno rispondere a domande indiscrete e critiche imbarazzanti: “che vengano in tanti - suggerisce provocatoriamente Francesca -  non vedo l’ora di dimostrare a tutti gli scettici che anche i gay possono essere ottimi genitori”. “Vogliamo essere un esempio positivo” le fa eco Lorenza. Così come, soprattutto Francesca, sa che una delle difficoltà maggiori sarà la sua famiglia, ancora all'oscuro del progetto: “Mi chiedo quanto e come riconoscerà nostro figlio come uno di noi, quanto mia madre farà da nonna, per esempio”.

Interrogativi a cui troveranno risposta mescolando l’estro di Francesca e la concretezza di Lorenza. Nel frattempo si godono l’attesa, mettono a tacere le paure - “il donatore anzitutto: sarà una brava persona?” - e s’immaginano il ménage familiare: “lei vorrà vestirlo di giallo, io di nero ma sarà meraviglioso”, “quando saremo una famiglia sarà meraviglioso”, conclude Lorenza, questa volta senza nessun “ma”.

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