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Divorce party: festeggiare (insieme) è possibile

Alcuni la chiamano la festa di ritorno al celibato: nell'Italia che si sposa sempre meno e si lascia sempre di più, festeggiare un divorzio con gli amici è sempre più trendy.  

Negli ultimi 20 anni i matrimonio falliti dopo sette anni sono raddoppiati, passando dal 4,5% al 9,3%.


Il dress code che va per la maggiore è "I will survive". Le ospiti (quasi tutte donne) suonano al citofono della festeggiata, calpestano uno zerbino personalizzato con su scritto "Giovanni (o Marco, o Alberto, o chicchessia): l'uomo sbagliato" e si fanno aprire la porta dalla padrona di casa vestita di tutto punto con tanto di fascia nera di "Just divorced". Una volta dentro, tutto - dalla colonna sonora all'addobbo del soggiorno con palloncini neri - parla dell'ex (matrimonio). In sala ci si scambia consigli sulle tariffe degli avvocati divorzisti e sui voli low cost per una vacanza rigenerante. 

Quarant'anni dopo il referendum sul divorzio, la festa della fine sta contagiando anche il Bel Paese. "Ho vissuto cinque anni a New York e ho partecipato ad alcuni divorce party" spiega Irene Casi, la ex (moglie di Giovanni) appena festeggiata. "È ora di cambiare prospettiva: gli amici partecipano alla festa per il matrimonio, condividono l'inizio. E allora perché non condividere anche la fine?". Le fa eco Giovanni, l'ex in questione: "Vogliamo dimostrare che la fine di un matrimonio può essere l'inizio di un nuovo rapporto". Tanto di cappello.

A dispetto del Parlamento che mette lacci e lacciuoli al disegno di legge per il "divorzio breve" - già ribattezzato "divorzio fai da te" -, gli italiani si sposano sempre di meno e si lasciano sempre di più. A partire dalla metà degli anni Novanta, le separazioni sono aumentate di quasi il 70% (raddoppiati i divorzi). Un trend di crescita che, però, come spiega l'Istituto nazionale di Statistica, ha registrato ''una battuta d'arresto negli anni recenti''. Nel 2012, infatti, per la prima volta le separazioni (88.288 in totale) sono diminuite (-0,6%) mentre i divorzi (quasi 52mila) da qualche anno stanno registrando un calo (-5,8% in tre anni). Secondo un'analisi della Coldiretti, infatti, una persona che divorzia deve affrontare ''un costo della vita superiore del 66% rispetto a quello medio di ogni componente di una famiglia tipo''. Stando ad una ricerca commissionata da Immobiliare.it, ''per oltre quattro separati su dieci la condizione finanziaria è nettamente peggiorata'' e ''ben 227mila italiani continuano a pagare le rate del mutuo nonostante non vivano più nella casa coniugale''.

Se all'apparenza non c'è molto da festeggiare, nella sostanza le abitudini degli uomini precedono le leggi. Oltreoceano c'è Christine Gallagher, l'autrice di The woman’s book of divorce (2001) e di The Divorce Party Planner: How to Throw a Divorce Or Breakup Party (2006), nonché la divorce party planner più famosa di Los Angeles, che lo ripete dal 2003: "Abbiamo bisogno di cerimonie per marcare i grandi eventi. La festa di divorzio è un modo per ripresentarsi alla società, per fare i conti con la nuova identità". Chi la sa lunga è Charlotte Eulette, presidente della Celebrant Usa Foundation, l'organizzazione che imbastisce liturgie laiche per esorcizzare i passaggi della vita: "Alcuni divorce party, soprattutto se ci sono figli o se la separazione è amichevole, sono orchestrati da entrambi gli ex coniugi e tra gli invitati ci sono i relativi parenti". Come la festa di Irene e Giovanni, dove la ex nuora chiacchierava amabilmente con Marta, la nuova compagna di lui.

Le testimonianze sul sito della Gallagher raccontano party "catartici". "Per gli uomini è più facile andare avanti" sostiene la Gallagher. I dati confermano: l'80% delle clienti è donna. Certo l'affare è ghiotto: a Las Vegas l'agenzia Vegas VIP descrive un'impennata del 70%, nel resto degli Usa la tendenza spopola. "Ogni dieci richieste, sette sono per feste di divorzio" racconta al New York Times Janet LaFauci Morante, titolare di due siti: uno per le feste di divorzio e uno per gli addii al nubilato. In rete i siti specializzati fanno affaroni con gli accessori per le feste: bambole di pezza da trafiggere (The Love Voodoo Kit), magliette con su scritto "It's fun to be one" o "Io riciclo uomini" (con tanto di marchio dell'azienda municipale di New York per lo smaltimento rifiuti). E poi piatti ad hoc (No man? Amen), tovagliolini e carta igienica personalizzata, decori per la torta con sposi che si accoltellano, buoni per una notte con la neosingle. Nei party americani capita che la just divorced bruci il vestito di nozze sul barbeque con le salsicce, che lanci i coriandoli del certificato di matrimonio, che organizzi tornei di freccette con la faccia dell'ex sul bersaglio. Toy boysgogo boys, spogliarellisti e burlesque sono accessori che le donne pretendono sempre di più. Anche in Italia. 

Alessandro ha 29 anni, vive a Roma, di giorno è personal trainer, di notte spogliarellista. Fino a un paio di anni fa lo chiamavano per gli addii ai nubilati, le lauree e compleanni. "Negli ultimi tempi vanno i divorce party nelle belle ville organizzati da donne manager ed eleganti" racconta. Oltre al tradizionale strip tease gli è capitato di ricevere "richieste spinte e spudorate con una naturalezza che mi ha sbalordito". Chi vuole fare un passo oltre è Andrea Rispoli Venier, amministratore di In-solito. "Più che divorce party, li considero addii al coniugato" spiega. Oltre al pacchetto classico (500 euro tutto incluso), raddoppiando la cifra propone "incontri con una sessuologa e una sensor guru per aiutare la neosingle a riconquistare la piena femminilità". 

Insomma i mestieri convertiti dal matrimonio al divorzio crescono. Tra loro ci sono la Tangari Made in Italy, l'azienda pugliese che da tre generazioni sforna bomboniere bianche e dal 2012 anche nere, e c'è il fotografo Gianni Fasolini che, dal 2007, ha aggiunto alle sue prestazioni gli album per gli ex. "Mi sono adeguato ai tempi"  racconta. L'ispirazione gliel'ha data la fiera del divorzio di Vienna. Il primo anno ha pareggiato i conti. E c'è Luca Melilli, wedding planner titolare di Panta Rehi, l'agenzia di Catania che ai ricevimenti nunziali ha affiancato le feste della fine. "Alcuni li sposo, altri li divorzio ma accetto solo se i rapporti tra i due sono buoni" racconta. "Ho cominciato per caso: nel 2009 una coppia mi ha chiesto di organizzare una festa a sorpresa nella loro villa a Taormina in cui avrebbero annunciato agli amici il loro divorzio" dice. "Era il giorno del loro anniversario di matrimonio, nessun ospite avrebbe immaginato l'epilogo". Quella volta finì con una tombolata per aggiudicare i regali. Nemmeno in Italia ci sono più le mezze stagioni.

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