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Met Gala 2017: Rei Kawakubo ispira le star 

Ispirato dallo stile avanguardistico di Rei Kawakubo, il meglio dello star system si è ritrovato sul white carpet del Met Gala 2017, il party (di beneficenza) più cool di New York.

annual bathroom selfie

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È il party più cool di New York, va in scena il primo lunedì di maggio e porta sul red carpet (che quest’anno era bianco) la crème de la crème dello star system. Benvenuti al Met Gala, la festa dove a far gli onori di casa è Anna Wintour e l’occasione è la raccolta fondi per il Costume Institute del Met (Metropolitan Museum of Art di New York) nonché la presentazione della mostra di primavera che, quest’anno, s’intitola Rei Kawakubo / Comme des Garçons: Art of the In-Between ed è dedicata a "una dei più importanti e influenti stilisti degli ultimi quarant'anni" come ha spiegato il curatore, Andrew Bolton. Un’artista che ci ha invitato "a ripensare la moda come luogo di costante creazione ha definito l'estetica del nostro tempo". Un’artista “post atomica”, come la inquadrano i media quando debuttò in netto contrasto con l’edonismo pop degli anni Ottanta.

Se la mostra detta il tema - e quindi il dress code - del party, Rei Kawakubo ha decisamente ispirato le star a sfoggiare abiti dal design futuristico, avanguardistico o cyborg. L'importante è che siano vere e proprie sfide alla moda tradizionale. Invito che Katy Perry, di rosso vestita da John Galliano per Maison Margiela - in stile orientale, con tanto di scarlatto velo da sposa e futuristica corona -, ha preso in parola con risultati che non tutti hanno apprezzato. Decisamente a tema anche Helen Lasichanh, la moglie di Pharrell Williams, ospite d’onore in virtù della fragranza lanciata nel 2014 in collaborazione con Comme des Garçons. La sua mise - naturalmente firmata Comme des Garçons - in, total red, più simile a un guscio che a un abito (non è previsto muovere le braccia né usare le mani) l’ha trasformata in un’opera d’arte ambulante.

Sia come sia, tra look sofisticati (vedi la parrucca geometrica di Rita Ora), mozzafiato (che dire della scollatura sulla schiena di Gisele Bündchen e dello spacco di Kendall Jenner?) e scintillanti (vedi Cara Delevingne), il party è l’occasione per far parlare di sé e sancire il proprio status di Vip: d’altra parte, aggiudicarsi un posto al tavolo delle star costa tra i 30 e i 280mila euro.

Che non si pensi, però, che la tradizione sia recente: se tra il 1948 e il 1971 le cene di beneficenza al Met hanno seduto ai tavoli del Waldorf Astoria e del noto ristorante Rainbow Room il fior fiore dell’alta società newyorkese, dal 1972 Diana Vreeland, l’allora direttrice di Vogue aprì le porte a stilisti e celeb trasformando l’appuntamento nel pretesto per dare nuova linfa alle mostre dell’Istituto. Il primo esperimento dedicato alla moda risale al 1983 quando, tra grandi polemiche, organizzò una rassegna in onore di monsieur Yves Saint Laurent.

Esperimento che, da allora, si è replicato solo quest'anno, con la mostra dedicata alla stilista Rei Kawakubo e la consueta attenzione ai minimi dettagli firmata da Anna Wintour. Per la serie: agli invitati sono vietati i selfie (che tuttavia i Vip si scattano regolarmente nei bagni), mentre al catering sono interdette le bruschette e i cibi con il prezzemolo, onde evitare incidenti imbarazzanti.

Finita la festa, ora il Met apre le porte a tutti i visitatori con al mostra che espone 150 abiti da donna ideati da Kawakubo dagli anni anni Ottanta ad oggi per il brand francese. Niente panico: il biglietto ha costi accessibili, anche grazie alle follie delle star. 

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