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Differenze uomo-donna: misoginia e sessismo contro il potere

L’hashtag RapeMelania che fa tendenza negli Usa è solo l'ultimo degli attacchi misogini e sessisti al potere femminile. Ecco come le differenze tra uomo e donna vengono usate per insultare il gentil sesso.

Melania Trump, neo First Lady, ha subito diversi attacchi sessisti in rete.

 

Lavorano di più ma guadagnano di meno; studiano di più ma fanno meno carriera e quando arrivano ad avere potere devono rispondere del loro aspetto fisico e riparasi dagli attacchi sessisti e misogini. Eccolo il podio delle differenze tra uomo e donna. Differenze che, in questo caso, si chiamano discriminazioni. Le ultime in ordine di tempo riguardano le donne d’America: Melania Trump, Michelle Obama e Hillary Clinton e tutte sono nate e cresciute sui social.

 

RapeMelania: dove sono le femministe? 

Il primo weekend da First Lady di Melania Trump non dev’essere stato semplice. Perché anche se è la moglie di un magnate miliardario che con le signore non è esattamente un gentiluomo, anche se in passato ha posato nuda, anche se passa il tempo a sfogliare le riviste, questo non giustifica i cinguettii che la insultano dandole della "prostituta”, della “sgualdrina in cerca d’oro” e, tanto meno, il fatto che l’hashtag #RapeMelania rimbalzi al punto da diventare un argomento di tendenza in rete mentre nelle piazze delle grandi città si manifesta al motto (e al gioco di parole) di “Love Trumps Hate” (l’amore sconfigge l’odio). Eppure, così, purtroppo, è andata, nel silenzio generale di Twitter che ancora non ha provveduto a fermare il tam tam partito da una foto scattata durante una protesta a Washington, davanti all’hotel di casa Trump. Nello scatto si vede un cartellone con la scritta “Rape Melania”. Cartellone che, a detta dei presenti, non c’era: “è un falso”, “è stato fatto con Photoshop”, “è una mossa dei repubblicani per diffamare l’opposizione democratica” si difendono i manifestanti che contestano (anche) l’atteggiamento del neoeletto Presidente nei confronti delle donne. Sia come sia, l’hashtag galoppa in rete e la cultura misogina, a quanto pare, attecchisce. 

 

Il precedente: HillaryForPrison

Degli attacchi di Trump alla rivale Hillary Clinton si è parlato molto e dibattuto in rete ancora di più. I risultati, alla luce della vittoria repubblicana (laddove il 53% delle elettrici ha votato per il tycoon), sono sotto gli occhi di tutti. La misoginia è uno scherzo, pensa la maggior parte della gente, sono solo parole. Non è un’offesa sostenere che “Se Hillary Clinton non ha mai potuto soddisfare suo marito, come pensate che possa soddisfare l’America?” per usare le parole del neopresidente ai tempi della campagna elettorale. Il fatto è che per ogni pietra lanciata dal candidato, la rete ne scagliava a centinaia, nel deliberato tentativo di infangare la reputazione della rivale. All’indomani della polmonite le hanno attribuito tutti i mali del mondo, hanno scandagliato il suo (mancato, sempre a giudizio di Trump) “look presidenziale”, fino a quando, all’apice del mail gate, Al Baldasaro, un consigliere repubblicano, arrivò a dire che “Hillary Clinton dovrebbe essere fucilata per tradimento” e in rete rimbalzò l’hashtag #HillaryForPrison. Quella volta Twitter lo fermò ma ormai il mostro era già stato sbattuto in prima pagina.   

 

"Michelle Obama? Una scimmia con i tacchi"

Donald Trump ha appena vinto le elezioni presidenziali e Pamela Ramsey Taylor, funzionaria a Clay, in West Virginia, esulta con un post su Facebook: "Sarà rigenerante avere alla Casa Bianca una first lady degna, bella e di classe. Sono stufa di vedere una scimmia sui tacchi”. Passa qualche ora e al giubilo si unisce anche Beverly Whaling, sindaca della cittadina: "Hai reso migliore la mia giornata”. Una decina di giorni dopo è stata costretta a dar le dimissioni: le 106mila firme raccolte online per destituirla l’hanno messa con le spalle al muro, nonostante si sia difesa dicendo che il commento "non voleva essere assolutamente razzista". Evidentemente, da quelle parti, le scimmie sui tacchi passeggiano nei parchi.

 

Misoginia e sessismo: gli attacchi alle italiane

Come dimenticare la vignetta sulla Ministra Boschi che ha infervorato l’estate 2016? Titolo: Lo stato delle cosce. Autore: Riccardo Mannelli. Per la serie tutto il mondo è (un arretrato) paese, in Italia la misoginia e gli stacchi sessisti sono all’ordine del giorno. Agli occhi di Vincenzo De Luca, governatore campano, Virginia Raggi è una “bambolona imbambolata”; a quelli di Matteo Salvini, leader leghista, una bambola gonfiabile è “la sosia della Boldrini”. Ma come dimenticare gli insulti rivolti a Rosy Bindi, a Mara Carfagna, a Stefania Prestigiacomo e perfino a Elsa Fornero, quando si mise a piangere annunciando la sua riforma? Tralasciando quelli di Silvio Berlusconi, vale la pena ricordare l’exploit di Massimo De Rosa, deputato M5s alle colleghe Pd dice: “Voi siete qui solo perché siete brave a fare pompini”. Insomma, la galanteria è merce rara anche da questa parte dell’Oceano e a quanto pare l’Obama pensiero - “È importante che il loro papà sia un femminista perché ora è quanto si aspetteranno da ogni uomo” - è un’eccezione alla (triste) regola. 

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