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Registi famosi: le donne al centro dei loro film

Da Mario Monicelli a Steven Spielberg passando per Woody Allen, Pedro Almodóvar e Sofia Coppola: ecco i registi famosi che hanno raccontato le donne nei loro film.

Tra i registi famosi non si può dimenticare Mario Monicelli, morto il 29 novembre 2010.


A voler citare i registi famosi si ottiene un elenco infinito di nomi che hanno fatto la storia del cinema. L’americana Entertainment Weekly ha provato a circoscrivere il numero a 50 dopo averli passati al setaccio tutti, dalla fine dell’Ottocento a oggi. Risultato: la maggior parte dei registi famosi ha lavorato con il bianco e nero, da quell’Alfred Hitchcock, incoronato da EW per Delitto per delitto - L'altro uomo (1951) e La finestra sul cortile (1954), a George Cukor (1899 – 1983), autore di È nata una stella (1954), passando per l’immortale Billy Wilder scelto dalla rivista americana per Viale del tramonto (1950) e A qualcuno piace caldo (1959), con la bellissima Marilyn Monroe che canta la celebre I Wanna Be Loved by You

La selezione di registi famosi che vi proponiamo noi pesca dalla classifica di Entertainment Weekly e spazia oltre, alla ricerca di quei registi (e ahinoi poche registe) che meglio hanno raccontato lo sfaccettato universo femminile. Primo tra tutti il famoso regista italiano che si è tolto la vita a 95 anni, il 29 novembre 2010, gettandosi dal quinto piano del reparto di urologia dell'ospedale San Giovanni di Roma dove era ricoverato da due giorni per un tumore alla prostata. Con il suo Speriamo che sia femmina (Catherine Deneuve, Stefania Sandrelli e Giuliana De Sio nel cast) resta uno dei maestri che meglio hanno raccontato il complicato universo femminile e la sua raffinata capacità di guidare gli uomini.

Copyright foto: Kika Press

Federico Fellini


L'elenco dei registi famosi non solo in Italia ma anche all'estero, Federico Fellini è il primo della lista.


Tra i nomi dei registi famosi non solo in Italia ma anche all'estero, quello di Federico Fellini (1920-1993) è il primo della serie. Si definiva "un artigiano che non ha niente da dire, ma sa come dirlo”, è stato un regista, uno sceneggiatore, uno scrittore e un fumettista. Al cinema ha vinto quattro premi Oscar al miglior film straniero e nel 1993 la statuetta alla carriera. E ancora: Palma d'oro al Festival di Cannes nel 1960 e Leone d'oro alla carriera alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1985. Non siamo che all’inizio: citare i premi di Federico Fellini è (quasi) impossibile. Di certo, nel carosello italiano di personaggi messi in scena dal regista riminese, quelli femminili spiccano in memorabili ritratti.

Ad ispirarlo le sue donne: la sua musa, Giulietta Masina, sposata nel 1943, molto amata e altrettanto tradita, con le sue amanti, senza pudore, in pubblico, senza per questo smettere di amarla, soprattutto in privato. 

Se con La città delle donne ha provocato le critiche dei movimenti femministi nel controverso bilancio della lotta per l’emancipazione che Fellini legge in negativo, ne La Dolce Vita del 1960 abbatte un tabù dopo l’altro: le donne fanno lo spogliarello, passeggiano dentro la fontana di Trevi, sono ragazzine spavalde. Come La Gradisca di Amarcord, del 1973, dove Magali Noël, al secolo Magali Noëlle Guiffray, si candida a diventare immortale icona di bellezza.

Copyright foto: Kika Press

Bernardo Bertolucci


Anche "Entertainment Weekly" riserva a Bernardo Bertolucci un posto d'onore tra i registi famosi.


Incluso nella classifica di Entertainment Weekly dei 50 registi più famosi per Il conformista (1970) e Ultimo tango a Parigi (1972), Bernardo Bertolucci (1941) è l’autore che meglio ha scavato nella psiche femminile messa a nudo, alle prese con la sensualità, il sesso, l’erotismo. Lo ha fatto anzitutto con Ultimo tango a Parigi, il racconto dell’unione di due sconosciuti che consumano la loro passione in un pied-à-terre fino a morirne: nel film è Jeanne (una giovanissima Maria Schneider) che uccide Paul (Marlon Brando) dopo averlo fatto innamorare, consapevole che la scoperta della vera identità dell’amante non sarà mai all’altezza del mito che aveva creato nella sua immaginazione. 

E lo ha fatto Io ballo da sola (1996), seguendo il percorso iniziatico che porta la giovane Lucy (Liv Tyler) a diventare una donna: dopo il suicidio della madre la 19enne americana viene mandata dal padre in un casolare in Toscana, una sorta di comune abitata da artisti di varia natura che, dopo l’iniziale turbamento, contribuiranno, ciascuno, a rivelarle un pezzo del suo passato e a gettare le fondamenta del suo futuro. 

Copyright foto: Kika Press

Woody Allen


Tra i registi più famosi secondo "Entertainment Weekly" non poteva mancare Woody Allen.


Ho una terribile attrazione per i film, i drammi teatrali o i libri che esplorano la psiche delle donne, soprattutto quelle intelligenti” dichiarò Woody Allen al The New York Times in occasione dell’uscita al cinema di Hannah e le sue sorelle, il film del 1986 che fece incetta di premi, confermando il talento del regista incluso nella classifica di Entertainment Weekly che ha recensito i migliori 50 di sempre. 

Da molti considerata la migliore pellicola di Allen, Hannah è le sue Sorelle è quella che contiene tutte le caratteristiche delle donne raccontate dal regista: c’è Hannah (Mia Farrow), moglie intelligente e arguta, c’è Lee (Barbara Hershey) maliziosa e spudorata e c’è Holly (Dianne Wiest), un'attrice senza successo, frustrata e invidiosa dei successi della sorella Hannah.

Copyright foto: Kika Press

Pedro Almodóvar


Pedro Almodovar, il regista spagnolo è tra i più famosi ad aver raccontato le donne.


A proposito di registi famosi che si sono cimentati nel racconto di donne, non si può non citare Pedro Almodóvar (1949) l’autore che per donne intende le sensibilità femminili, tutte. Da Lola (Toni Cantò) di Tutto su mia madre a Benigno (Javier Camara) di Parla con lei. Ed è proprio Tutto su mia madre la summa sulle donne almodovariane: c’è la madre, c’è lo strazio di perdere un figlio e ci sono donne di ogni sorta che fanno capolino in un carosello di sensibilità ed esperienze diverse, alla ricerca della redenzione femminile che, quando arriva, porta una nuova anima immacolata da accudire. Nel cinema di Almodóvar è la madre la donna ispiratrice, nella buona e nella cattiva sorte, tanto amata quanto rifiutata, metaforicamente uccisa e resuscitata. 

Copyright foto: Kika Press

Jane Campion


Jane Campion: "Lezioni di piano" l'ha consacrata tra i registi famosi.


Nell’élite dei registi famosi c’è posto anche per la neozelandese Jane Campion (1954) premio Oscar nel 1993 per Migliore sceneggiatura originale e Palma d'oro al Festival di Cannes con il suo Lezioni di Piano, il film che segue il percorso iniziatico di Ada McGrath (Holly Hunter, Oscar come Miglior Attrice). 

La macchina da presa accompagna la donna straniera e muta che sbarca su un’isola insieme a sua figlia Flora McGrath (Anna Paquin, Oscar per Migliore attrice non protagonista) e il suo pianoforte condannata a un matrimonio già deciso a tavolino, segue da vicino le sue lezioni di piano impartite a George Baines (Harvey Keitel) e il loro amore clandestino, ascolta il chiacchiericcio della comunità, dà voce al tradimento della figlia gelosa, alla rabbia del marito, al perdono e alla disperazione. Poi opta per la rinascita e segue la donna diventata donna che sceglie di vivere, nonostante tutto, ritorna a casa, in Scozia, per vivere una nuova vita facendo tesoro di quella vecchia e trova, infine, le parole che aveva smarrito.

Copyright foto: Kika Press

James Ivory


James Ivory, con "Camera con vista" il regista entra nella top dei famosi.


Camera con vista - tre premi Oscar nel 1987 (migliore sceneggiatura non originale, migliore scenografia e migliori costumi), un BAFTA per il miglior film del 1986 e due David di Donatello per il miglior film straniero e per il miglior regista - è la pellicola che dà l’accesso a James Ivory nell’Olimpo dei registi famosi che hanno raccontato le donne. 

Il film porta lo spettatore a Firenze, all’inizio del Novecento: Lucy Honeychurch (Helena Bonham Carter) e sua cugina, Charlotte Bartlett (Maggie Smith) sono in vacanza. Il soggiorno è solo il pretesto per raccontare che cosa succede tra due donne quando una delle due vive un amore, quando una delle due è sicura di sé, vivace e gioiosa e l’altra conformista e repressa. Una dualità che si smentisce poi nei fatti: la turbolenta Lucy rientra in carreggiata, la schiva Charlotte fa il doppio gioco. Con Camera con vista Ivory accompagna la maturazione sentimentale di una donna che, uno dopo l’altro abbatte tutti i paletti per ritagliarsi la vita che vuole per davvero. 

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Sofia Coppola


Sofia Coppola, già regista famosa, la sua Maria Antonietta è un ritratto tra i migliori.


Il talento di Sofia Coppola è riuscito ben presto a piazzarla nell'elenco dei registi famosi spazzando le malelingue che additavano la figlia d’arte cresciuta a pane e cinema come una raccomandata: il fatto che sia la figlia del regista italoamericano Francis Ford Coppola, che suo fratello, Roman Coppola sia un regista, che sua zia sia Talia Shire - l’Adriana di Rocky Balboa - e che tra i suoi cugini ci sia pure Nicolas Cage, è solo il punto di partenza. 

In quanto a racconti di donne, la sua macchina da presa ha regalato al pubblico uno dei più bei ritratti in chiave pop di Maria Antonietta (Kirsten Dunst), regina di Francia al fianco di Luigi XVI, dal suo difficile ingresso a Versailles nella primavera del 1770 sino allo scoppio della rivoluzione nel 1789. Marie Antoinette (2006) racconta una regina moderna, frivola solo in superficie, triste nell'animo, ignorata dal marito, oppressa dalle convenzioni, schiacciata dal ruolo che deve ricoprire quando non ha ancora 18 anni, maledetta da uno scandalo dopo l'altro, trasformata nell'odiosa autrichienne detestata dal popolo, morta appena trentenne. Un ritratto memorabile, sotto le crinoline e i merletti che la vestono, ogni mattina.

Copyright foto: Kika Press

Steven Spielberg


Steven Spielberg: "Il Colore Viola" candida il regista nella rosa dei famosi.


Nell'elenco dei 50 registi più famosi secondo Entertainment Weekly, Steven Spielberg deve la sua fama a E.T  (1982) Lo Squalo (1975). A ben vedere, però, la pellicola che ha rivelato al mondo il suo talento e il suo spessore nell'affrontare come va il mondo è Il colore viola, dove il vero protagonista è il coraggio femminile. Il premio Oscar Whoopi Goldberg è al centro del film che porta sul grande schermo abusi sessuali e razzismo e, alla fine di tutto, il coraggio che solo le donne riescono a trovare, nonostante tutto.

Copyright foto: Kika Press

Tim Burton


Nell'Olimpo dei registi famosi secondo EW c'è anche Tim Burton.


Anche Tim Burton compare nell'elenco dei 50 registi più famosi secondo Entertainment Weekly. E anche questa volta i film che gli valgono la posizione - Beetlejuice - Spiritello porcello (1988) ed Edward mani di forbice (1990) - non sono quelli che meglio raccontano l'universo femminile. Per lo meno non in maniera così spassosa e allo stesso tempo sottile come succede invece in Alice in Wonderland (2010) e La sposa cadavere (2005), due perle del cinema d'animazione. 

Copyright foto: Kika Press
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