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Elezioni Arabia Saudita: le prime donne al potere

Per la prima volta in Arabia Saudita, anche le donne hanno potuto partecipare alle elezioni sia da votanti che da elettrici. Si sono candidate in 900, ne sono state elette una ventina sulla base dei programmi elettorali. 

Alle prime elezioni in Arabia Saudita aperte alle donne, sono state elette una ventina di consigliere.


Anche se nessuno le ha mai viste in volto, i loro programmi che arrivano dritti al punto hanno convinto (parecchi) cittadini. Alle prime elezioni comunali a cui le donne d’Arabia Saudita hanno potuto partecipare sia come elettrici sia come candidate, è stato un successo: 900 le aspiranti consigliere, una ventina le nominate. Quello che nei paesi occidentali sarebbe considerato un risultato misero, nello Stato culla del wahabismo - l'interpretazione più intransigente e severa dell'Islam sunnita - è una grande vittoria visto e considerato che nella vita quotidiana le donne sono obbligate a coprirsi integralmente in pubblico, non possono guidare l'auto (dettaglio che ha scoraggiato molte colleghe che alle urne ci sarebbero andate, se solo avessero avuto i mezzi), e devono sottostare al volere dei maschi di famiglia (in fatto di matrimonio, viaggi e istruzione). Come se non bastasse, in occasione dell’appuntamento elettorale, a nessuna di loro è stato permesso di farsi fotografare per farsi conoscere dagli elettori e a tutte è stato proibito fare comizi elettorali pubblici di fronte agli uomini. Unica concessione: il taxi per andare ai seggi offerto dall’amministrazione. 

Tanto è bastato per fare la differenza: a colpi di programmi elettorali semplici ma efficaci, che ambiscono a migliorare la società - da un maggior numero di asili nido per le madri che lavorano, alla creazione di centri giovanili con attività sportive e culturali, fino a strade migliori, più parcheggi, una raccolta dei rifiuti meglio organizzata e città più verdi -, il gentil sesso ha conquistato voti e, per la prima volta, voce in capitolo. Tradotto: potere. 
 
Prendiamo Salma bint Hizab al-Oteibi, che a Madrakah, uno sperduto villaggio a circa 150 chilometri a nord della Mecca dove le (pessime) strade e la grande distanza dall’ospedale e dall’università obbligano molte donne a partorire in auto e altrettanti studenti a rinunciare all’università, è stata eletta superando ben sette uomini e due donne. 

Ma la piccola rivoluzione non ha interessato solo i piccoli centri: Lama al-Suleiman, per esempio, ha vinto a Jeddah, seconda città dell’Arabia Saudita e Hinuwf al-Hazmi si è imposta nella regione settentrionale di al-Jawf, mentre Mona el-Emery e Fadhila al-Attawy nella regione nordoccidentale di Tabuk. 

Insomma, anche se i consigli comunali non hanno potere legislativo ma solo consultivo, il fatto che ora nelle assemblee ci saranno anche le voci femminili cambierà (e non di poco), gli assetti. "Anche se fosse stata eletta una sola donna - ha commentato un'attivista per i diritti delle donne di Gedda, Sahar Hassan Nasief -, ne saremmo davvero fieri, onestamente non ci aspettavamo che nessuna vincesse". Nella realtà che supera l'immaginazione è successo, ora non resta che mettersi al lavoro, evitando di rimboccarsi le maniche, s'intende. 

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