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Freeheld, la vita a due all'inseguimento di diritti e doveri

Freeheld (nelle sale dal 5 novembre) porta al cinema la battaglia di una coppia gay (Julianne Moore ed Ellen Page) alla conquista dei diritti civili. Una battaglia che la legge Cirinnà ha riacceso anche in Italia.

Julianne Moore ed Ellen Page sono protagoniste di "Freeheld", il film che racconta una storia vera.


La battaglia che racconta Freeheld (nelle sale dal 5 novembre) è quella di una donna innamorata e di un’altra donna, malata di un male incurabile, determinata a cambiare le regole di una giustizia ingiusta. Una giustizia che si rifiuta di riconoscere le unioni gay e quindi di permettere all’una (Ellen Page) di ereditare i benefit pensionistici dell’altra (Julianne Moore). Una legge che, alla fine, riconosce il vuoto e si adegua per normarlo, mettendo in moto quella rivoluzione che all’inizio del Terzo Millennio ha permesso alle coppie omosessuali di sposarsi e godere degli stessi diritti (e doveri) di quelle eterosessuali. Una conquista che l’Italia insegue da anni, invano. 

Perché invece di pensare alle questioni pratiche che una vita a due comporta, il dibattito si concentra sulle abitudini delle persone, sull’ideologia che sta dietro alla convivenza (soprattutto omosessuale) col risultato che le leggi si arenano e chi dovrebbe essere tutelato è costretto ad arrangiarsi. Un discrimine che colpisce soprattutto le coppie gay - a cui il matrimonio è negato - ma anche quelle eterosessuali, visto che delle unioni civili si parla da più di un decennio senza grandi risultati e nella classifica dei cittadini di serie B finiscono tutti quelli che non vogliono (o non possono) unirsi in matrimonio.

La legge Cirinnà

Chissà se questa del disegno di legge Cirinnà - che si occupa di unioni civili e disciplina diritti e doveri della convivenza secondo lo stesso regime giuridico del matrimonio - è la volta buona. Perché in gioco non c’è il capriccio nell’ostentare una fede al dito, bensì una vita a due fondata su certezze per quanto riguarda l'eredità, la pensione di reversibilità, la possibilità di subentrare al contratto di locazione, l’accesso all’assistenza sanitaria e a quella penitenziaria nel caso uno dei due finisca nei pasticci. Per chi si fosse perso il dibattito, il testo prevede anche a due persone dello stesso sesso di unirsi davanti alla legge, così come riconosce (ma sotto forma di unioni civili) i matrimoni contratti all'estero e pure quelli in cui uno dei due coniugi abbia cambiato sesso. Restano invece escluse le adozioni per le coppie omosessuali e si vedrà come andrà a finire con il capitolo Stepchild Adoption, ovvero l'adozione del bambino che è già riconosciuto come figlio di uno solo dei due.

Insomma, c’è da scommettere che Freeheld e la sua battaglia per i diritti civili scalderà gli animi già agitati. Anche perché in Italia le coppie di fatto sono circa un milione di persone che tutti i giorni si affidano al reciproco buon senso, sperando che tutto vada per il meglio. Perché se uno dei due si ammala, per esempio, l’altro si trasforma in un perfetto estraneo: non può accedere alla cartella clinica, non ha diritto a permessi di lavoro, non può autorizzare interventi medici urgenti e rischiosi. Dell’asse ereditario, del Tfr e della pensione di reversibilità negati al convivente che sopravvive si è già detto fin troppo. Di quanto sia ingiusto e crudele negare reciproci diritti e doveri a due persone che si amano solo perché non rientrano nella morale comune, non abbastanza. “Il cambiamento può avvenire e deve passare attraverso la parità dei diritti, ma perché accada è necessario che un numero sempre maggiore di persone riesca a vedere tutto questo”, ben detto, Ellen Page. 

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