Hayat Boumedienne: chi è la Primula Rossa dei tempi moderni

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Ventisei anni, originaria di un paesino nella Marna,  Hayat Boumedienne fu affidata ai servizi sociali quando ne aveva 8. La svolta quando conobbe Amedy Coulibaly: per lui lasciò il suo lavoro di cassiera e indossò il velo integrale

Secondo le ultime informazioni Hayat Boumedienne ha sconfinato dalla Turchia alla Siria l'8 gennaio.

 
L'hanno soprannominata la Primula Rossa di Francia. In realtà Hayat Boumedienne, la donna più ricercata del momento, "armata e pericolosa", in comune con nobile inglese sir Percy Blakeney ha solo la latitanza. Al momento la compagna di Amedy Coulibaly, l'autore della strage di venerdì scorso nel supermecato kosher di Porte de Vincennes, sarebbe in Siria. Mevlüt Cavusoglu, il ministro degli esteri turco, ha infatti confermato che la donna "è entrata in Turchia il 2 gennaio partita da Madrid, in seguito è restata con un'altra persona in un hotel di Kadiköy per passare in Siria l'8 gennaio, come dimostrano i tabulati delle sue telefonate". 

Nata il 26 giugno 1988 a Villiers sur Marne, nella Marna, Hayat non ha avuto un'infanzia felice. Anzi, piuttosto tormentata. La mamma muore nel 1994 e il papà Mohammed, un addetto alle consegne, non ce la fa a badare a tutti e sette i figli: due anni dopo Hayat, insieme ai fratelli più piccoli, viene affidata ai servizi sociali. Ha solo 8 anni e nessuno più al mondo. Ne ha 21, invece, quando conosce Amedy Coulibaly detto "Doly" e se ne innamora. Per lui lascia il suo lavoro come cassiera, si converte all'Islam radicale, mette nell'armadio i suoi vestiti abituali e indossa il velo integrale. Lo sposa, si trasferiscono a Bagneux e lei inizia a seguirlo ovunque, nelle sue nuove vesti di attivista del jihad

Nel 2010, almeno in un paio di occasioni, accompagna il marito a Murat, un paesino nella regione centro-meridionale di Cantal, dove è recluso Djamel Beghal, il "luogotenente di Abou Hamza al Masri" - l'islamista radicale, noto esponente della moschea londinese di Finsbury Park, condannato all'ergastolo da un tribunale di New York per terrorismo e proselitismo per i takfir, una setta all'interno della comunità salafita - che, stando alle informazioni raccolte dai servizi segreti britannici, sarebbe il vero mandante degli attentati di Parigi. D'altra parte, lo stesso Beghal ha più volte fatto sapere di aver messo in piedi una rete di cellule dormienti nel Regno Unito, in Spagna, in Germania e anche in Francia. Uno "troppo estremista" perfino per i vertici di Al Quaeda che in passato lo allontanarono, uno che non si lascia intimidire e cerca seguaci ovunque si trovi. In carcere in primis, dove intercetta e conquista l'ormai noto Amedy Coulibaly. 

Ma non solo: sarebbe infatti lui, Beghal, il trait d'union tra Coulibaly e i fratelli Kouachi - gli autori della strage nella redazione di Charlie Hebdo -, anche loro suoi discepoli. Hayat, a sua volta, sarebbe la prova dei legami "costanti e consistenti" tra i due fuochi che hanno terrorizzato Parigi come mai era successo (e hanno portato in piazza quasi due milioni di persone e oltre 50 capi di Stato): secondo i gendarmi francesi, infatti, la ventiseienne Boumedienne e Izzana Hamyd - la moglie di Cherif Kouachi arrestata mercoledì sera -  nel 2014 si sarebbero scambiate più di cinquecento telefonate. D'altronde i quattro - Coulibaly e Hayat, Cherif e Izzana - si conoscevano da tempo: controllati dall'occhio elettronico degli inquirenti, nel 2010 passavano interi pomeriggi al parco Buttes Charmont, quello del XIX arrondissement con vista sulla basilica di Montmartre, tra uno spinello e una risata, con le mogli coperte, sempre due passi indietro.  

L'idillio tra Hayat e Amedy però, si spezza quando nel 2010 lui viene arrestato perché accusato di aver partecipato al tentativo di evasione di Smain Ait Ali Blekacem, il terrorista responsabile degli attentati al metrò nel 1995. Hayat viene interrogata dall’antiterrorismo e, come ogni moglie devota farebbe, difende suo marito. Ai poliziotti descrive un Amedy "amante del divertimento", un uomo "non molto religioso". Riguardo agli incontri tra suo marito e Beghal sostiene: "gli abbiamo rivolto domande sulla religione" ma - secondo Le Monde -, "avrebbe ammesso che nel corso di una visita il gruppo si sarebbe allenato al tiro con la balestra". Stuzzicata dagli inquirenti avrebbe anche sostenuto di volersi trasferire in un paese arabo per studiare l'arabo classico. Poi però, durante il processo, ha giustificato gli attentati di Al Qaeda ricordando "gli innocenti uccisi dagli americani". 

Da allora la vita dei due trascorre tormentata. Coulibaly fa lo sbruffone con i magistrati, continua a frequentare i fratelli Kouachi, insieme vanno alle feste e si scambiano video pedopornografici di cattivo gusto. Intanto il processo va avanti, Chérif Kouachi assiste a ogni udienza seduto in prima fila finché, nel dicembre 2013 Coulibaly viene condannato a cinque anni di prigione. Ma nel luglio 2014 è di nuovo libero. Il resto è già storia: nonostante abbia voluto prendere un'altra moglie e contro la volontà di suo padre, Hayat continua a seguirlo, finché morte non li ha separati, lasciando una voragine nel mondo e nella vita di Mohammed, un padre distrutto che, interrogato dalla polizia a Nanterre, è "scioccato" e - come ogni genitore lo sarebbe - ha enormi "difficoltà a credere che la figlia sia coinvolta" negli attentati di Parigi. Tant'è: oggi la Primula Rossa di Francia non è più il "damerino incipriato", reazionario, con "gli occhi che sciolgono il cuore" che ai tempi della Rivoluzione si firmava con un piccolo fiore scarlatto. Oggi la Primula Rossa è una ventiseienne con un passato tormentato che lascia troppi morti alle spalle

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