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Fashion Week: la prima volta a Shanghai

Maria De Ambrogio e Stella Tosco, titolari del marchio serien°umerica, sono state invitate in Cina, per la Fashion Week di Shanghai. Ecco com'è andata. 

L'invito ufficiale è arrivato via posta, con un'emaill: serien°umerica ha fatto sfilare 22 outfit.


Un pomeriggio di tre mesi fa Maria De Ambrogio ha ricevuto un'email da un certo Jacopo Hu e tutto è cambiato. "Pensavo fosse uno scherzo", confessa oggi, a giochi fatti. E invece era tutto vero: Jacopo Hu, il responsabile Italia di Via della Seta - la piattaforma supportata da Lenovo Group e da Phoenix Tv che, in collaborazione con la Beijing Design Week e la Shanghai Fashion Week, ha creato un legame tra Oriente e Occidente - la stava invitando per davvero a far sfilare la sua collezione dall'altra parte del mondo, alla Fashion Week di Shanghai, l'anticamera della moda con la M maiuscola. 

Serien°umerica, il marchio (ri)fondato tre anni fa insieme a Stella Tosco - "la migliore delle mie allieve allo Ied" - aveva fatto centro. Detto fatto: in un paio di mesi Maria, 36 anni, e Stella, 27, hanno messo insieme ventidue outfit, lasciando le scarpe al caso: "Ho deciso fin da subito che le avrei acquistate a Shanghai, mi piaceva l'idea di mescolare i nostri abiti e il made in Italy all'artigianalità cinese che, purtroppo, non valorizza più nessuno". Scelta che ha fatto impazzire i giornalisti (da Vogue a Elle) e impresso nella testa dei buyers lo stile di queste due ragazze che dopo aver imboccato la Via della Seta sono solo all'inizio del loro lungo percorso. "D'ora in poi può succedere di tutto", confessa Maria entusiasta, ancora incredula, decisamente stanca (metti il jet lag e metti due figlie di 6 e 10 anni che l'aspettavano a casa) ma pronta ad affrontare la prossima sfida.

Andiamo con ordine e iniziamo dalla fine: che cosa diceva l'email?
Buongiorno Maria, sarebbe un onore avervi alla Fashion Week di Shanghai che si svolge dal 15 al 23 ottobre, abbiamo selezionato il vostro marchio tra tanti, vi diamo la possibilità di sfilare il 19 e presentare la vostra collezione primavera/estate 2015. Ovviamente tutto a nostre spese. Più o meno diceva così e sembrava uno scherzo di cattivo gusto. E invece era tutto vero: quando siamo uscite dall'aeroporto e ci siamo imbattute in un uomo che teneva in mano un cartellino con su scritto serien°umerica ho capito che era tutto vero. Ed è stato uno dei momenti più belli della mia vita.

Visto il poco anticipo, avete portato la collezione che avevate già pronta per Parigi, ce la racconti?
Non appena abbiamo avuto la conferma ufficiale, ci siamo messe al lavoro per aumentare i capi e adattarli alla sfilata di Shanghai. Avevamo già fatto gran parte del lavoro per Parigi, ma volevamo portare in Cina degli outfit che ci rappresentassero per davvero: per questo abbiamo deciso di proporre accanto al sofisticato minimalismo, anche i capi di Cracks, sviluppati con il fotografo Ivan Cazzola: grazie al suo accorto sguardo analitico, il fotografo è andato alla ricerca di una natura incontrollabile, immortalandola nella serie d'immagini, appunto "cracks", ovvero esplosioni, screpolature, istantanee. Diciamo che, in generale, abbiamo incrementato la presenza degli elementi che caratterizzano di più il nostro stile: capi in pelle e inserti gommati.

Una volta laggiù com'è andata?
C'è stato qualche problema di comunicazione: non tutti parlano inglese e talvolta le nostre richieste suonavano strane. Vedi per esempio quando siamo andate in giro per mercati a cercare le scarpe per la sfilata: quando gli dicevamo che ne avremmo comprate dieci paia, tutte uguali, non ci potevano credere. Siamo finite in decine di selfie! Per il resto è stata una bellissima esperienza: le modelle hanno sfilato con la colonna sonora composta per l'occasione da Max dei Subsonica insieme al dj Vaghe Stelle. Il mercato cinese, per loro stessa ammissione, è ancora molto giovane, il Paese si è arricchito in fretta e da poco, quindi il lusso è ancora molto ostentato. Eppure sono tutti convinti che anche il nostro stile - che hanno classificato come "dark" - prenderà piede e il tempo per i capi in pelle, il nero e tutto ciò che caratterizza, ad esempio, un marchio come serien°umerica è molto più vicino di quanto non s'immagini oggi.

Le modelle hanno sfilato con le tradizionali scarpe cinesi.

Ora raccontaci serien°umerica: chi, dove, come, cosa, quando e perché.
È un marchio di ricerca, italiano, concentrato su maglieria e accessori in pelle che, partendo dalla cultura artigianale italiana, la trasforma grazie alle nuove tecnologie e alla sperimentazione con i materiali. Gran parte del lavoro di serien°umerica è la ricerca, da un lato nelle piccole aziende italiane artigianali, dall'altro in quelle tecnologiche che hanno voglia di sperimentare e scommettono insieme a noi quando gli proponiamo di forzare una determinata macchina per fargli fare dell'altro. La nostra idea è dare spazio all’individualità, dando la possibilità di crearsi uno stile personale anche se molto riconoscibile, in un continuo dialogo tra passato e futuro e nelle nuove possibilità di espressione di materiali e forme. D'altra parte serien°umerica è nata a Torino, la città della Fiat e della lavorazione in serie delle auto: le nostre sono serie limitate, numeriche per l'appunto.

Come ci riuscite?
Grazie alla ricerca che nasce grazie al passaparola tra gli artigiani, dal momento che tra stilisti non c'è grande dialogo. Dieci anni fa proposi alla Camera di Commercio di Torino di creare una sorta di pagine gialle dei laboratori italiani ma mi ignorarono. Ora, per fortuna, qualcosa sta cambiando: Pitti filati, ad esempio, fa una selezione dei laboratori di maglieria. In generale, però, vale la vecchia regola: rompere le scatole.

Come nasce una collezione?
Stella ed io siamo una coppia ben assortita: lei è più artistica, io più realista, lei ci sbilancia in voli pindarici, io ci riporto con i piedi per terra, è un tira e molla molto costruttivo. Partiamo dalla ricerca dei tessuti e dei filati, incrociamo i pensieri, ci confrontiamo a tavolino e decidiamo di portare avanti più idee, facciamo delle prove campioni perché il disegno serve fino a un certo punto e solo una volta realizzato si capisce se vale la pena realizzarlo o meno.

Come nascono le vostre collaborazioni con gli artisti?
Dal desiderio di inserire colore e il movimento ai capi. Non si tratta di stampare un quadro su un tessuto ma di usare un quadro, fare una stoffa e infine un abito. Abbiamo iniziato con Daniele Galliano, creando la serien°umerica (limitata, per l'appunto) dal titolo Constellations e non è stato facilissimo spiegare l'aspetto commerciale dei nostri capi. Con Ivan Cazzola, invece, è stato più semplice, ogni artista è diverso e noi continueremo a intrecciare i linguaggi.

Chi è la vostra indossatrice ideale?
Sofia Coppola perché trasmette un'eleganza incomprensibile, senza marchi, senza tempo, senza niente.  

E ora descrivi Maria De Ambrogio.
Ho trentasei anni e mi sto per laureare in sociologia con una tesi sulle famiglie omosessuali con figli. Ci ho messo molto tempo a finire il mio percorso di studi ma in mezzo ho fatto mille cose. Nel 2001 ho aperto un laboratorio a Torino con Rosella, una mia amica e poi l'ho chiuso, ho insegnato allo Ied e lì ho conosciuto Stella, la mia futura socia. Sono la mamma di Sofia e Nora e serien°umerica è un po' il mio terzo figlio. L'università ha mantenuto la mia testa viva, la moda, a volte, rischia di portarti tra le nuvole.

E le tue bambine?
Sono le mie prime fan! Sofia, che ha 10 anni, non vede l'ora di iniziare: da quest'anno viene in studio e sta iniziando ad armeggiare. Nora, che invece ne ha 6, è ancora troppo piccola, ma sentire il suo entusiasmo per telefono, mentre ero in Cina mi ha dato un'energia pazzesca.

Che cosa volevi fare da piccola?
A dire il vero volevo fare il muratore. La risposta seria, invece, dice: volevo lavorare all'Onu o in qualche organizzazione simile e provare a cambiare il mondo. In realtà la moda è stata un pezzo fondamentale della mia vita, da sempre: mia nonna cuciva, mia mamma ha fatto la stilista per un po' e noi ci siamo sempre fatti i vestiti in casa. Per non parlare dei vestiti che cucivo con la mia amica Rosella da che ho memoria.  

Qual è il vostro prossimo obiettivo?
Vorremmo avere più tempo (e più soldi) per fare più ricerca. Vorremmo andare in Nepal per vedere come lavorano le lane e in Marocco dove fanno dei ricami meravigliosi. Vorremmo trovare altre cose da scoprire e scoprirle.

Copyright foto: serien°umerica
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