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Bullismo al San Carlo di Milano, la verità secondo Selvaggia Lucarelli

Una bambina di 7 anni, aggredita da alcuni compagni, è finita all'ospedale con una costola incrinata. L'Istituto, il San Carlo di Milano, minimizza, i genitori si affidano a un legale, la Lucarelli rompe l'omertà.

Secondo quanto raccontato da Selvaggia Lucarelli, l'episodio di bullismo al San Carlo di Milano non è isolato. © Wavebreak Media Ltd/123/RF


Altro che una "normale dinamica di gioco tra compagni di classe”, come scrive la scuola. L’episodio di bullismo al San Carlo di Milano, una delle scuole più chic della città (da 8mila euro l’anno), è stata una "vera e propria aggressione di gruppo” tuonano i genitori. La questione è delicata perché i protagonisti della vicenda sono i bambini delle elementari e mentre i genitori si affidano all’avvocato Alessandro Mezzanotte e la scuola minimizza, i giornalisti si barcamenano nel cercare la verità. Selvaggia Lucarelli per prima, con non poche difficoltà: “molti giornalisti - scrive lei in un post su Facebook - hanno subito pressioni di varia natura per non scrivere nulla, qualche genitore coinvolto nella vicenda ha alzato il telefono per chiedere il silenzio”. Insomma, è un ginepraio.  

I fatti: lunedì’ 12 gennaio una bambina di 7 anni, rincorsa da 4 compagni di 10, finisce per terra, inizia a vomitare e va in infermeria. Poi la campanella suona, tutti vanno a casa e l’episodio, a parte un po’ di rumore all’uscita, sembra chiuso. Peccato che la bambina finisca all’ospedale con una costola incrinata. Insomma, non proprio "contusioni di contenuta entità" come si è giustificato l’istituto. A complicare la faccenda il fatto che mentre per l’istituto si tratta di un caso “circoscritto ed episodico" e il comportamento dei bambini un "eccesso di vigoria di quattro compagni maschi”, per la famiglia siamo di fronte a un episodio “di una gravità inaudita" che ha causato "non solo un'infrazione a una costola, ma anche danni psicologici molto allarmanti destinati ad avere ripercussioni sul lungo periodo". Tanto che la lettera del legale definisce "incomprensibili" le giustificazioni dell’Istituto e, soprattutto, "non corrispondenti alla reale dinamica dei fatti".          

Stando ai dati raccolti dalla Lucarelli su Il Fatto, la piccola è stata aggredita 
perché "le donne non studiano, puliscono”, e l’ordine dei piccoli uomini, in quel caso, sarebbe stato “raccogli la carta con la bocca!". Di fronte al rifiuto della bambina, i quattro avrebbero reagito in maniera inaudita. Ricostruire i fatti, però, è complicato, c’è chi dice che due dei quattro abbiano iniziato a picchiarla, c’è chi dice che l’abbiano assalita tutti e quattro. Certo è che la bambina è finita in ospedale e i genitori si sono affidati a un avvocato. La verità deve emergere non solo per fare giustizia ma anche educazione, quella che in una scuola del genere dovrebbe essere la norma.

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