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Peperoncino più piccante: il Carolina domina la classifica mondiale

Qual è il peperoncino più piccante del mondo? Il Carolina Reaper che dal 2013 detiene il record della Scala di Scoville. Ecco la top five del frutto che infiamma (non solo) la lingua.  

Il Carolina Reaper è il peperoncino più piccante del mondo. Nella top five anche il Ghost Pepper, protagonista della Ghost Pepper Challenge. © Norbert Szilas/123RF

Se oggi sappiamo che il peperoncino più piccante del mondo è il Carolina Reaper, è grazie agli studi di Wilbur Lincoln Scoville, il chimico statunitense nato nel 1865 e morto nel 1942. Correva l’anno 1912 Wilbur lavorava in una società farmaceutica quando facendo un test organolettico sulla capsaicina – il responsabile chimico del piccante – creò la Scala di Scoville (o Scala Scoville). La stessa che più di un secolo dopo ancora determina i record, incalza le sfide e scatena la fantasia degli appassionati. Tanto per la cronaca: il cibo piccante migliora la salute e allunga la vita.

Peperoncini piccantissimi: la top five

Numeri alla mano, la scala parte da 0 (il peperone) e arriva fino a 16 milioni (valore attribuito in maniera arbitraria alla capsaicina pura). Ebbene: nel 2013, dopo quattro anni di test nel laboratorio della Winthrop University, lo scettro di più piccante è andato al Carolina Reaper che si aggiudica una media di 1.569.300 unità Scoville con picchi di 2.200.000 unità. Tanto per capirci: un peperoncino calabrese arriva a quota 20mila Scoville. 

Eppure non si direbbe, non al primo morso: lo sanno bene i volontari del (ennesimo) video realizzato da Chili Klausl commediante, musicista e appassionato del frutto che ha filmato le reazioni di donne e uomini che ne addentano uno intero. Lì per lì, il frutto originario di Rock Hill (Sud Carolina) creato incrociando un Naga Morich Pakistano e un Habanero Rosso, ha un sapore dolce e fruttato con sfumature di cannella e cioccolato. Basta qualche secondo, però, e la capsaicina manda in fiamme la lingua e non solo. Le reazioni sono esilaranti: come convengono i commenti al video, assomigliano a quelle di un orgasmo.   

Peperoncino Scorpion: maneggiare con cura

In seconda posizione, (scalzato nel 2013 dal Carolina) c’è il Trinidad Moruga Scorpion, noto anche come Scorpione di Trinidad, a quota 1.463.700 unità: rosso intenso, grande come una pallina da golf e dal gusto fruttato, è originario dell'America Centrale ed è stato sviluppato in Australia. Va maneggiato (e non solo assaggiato) con cura: è così potente da provocare irritazioni cutanee in chi lo tocca, anche se indossa guanti di lattice e sebbene all’inizio sembri tollerabile, quando scoppia l’esplosione è difficile mantenere l’aplomb. Oggi lo si ritrova soprattutto come base per salse piccanti.

Naga Viper: l'ibrido piccantissimo

Segue il Naga Viper, l’ibrido creato in una serra inglese dall’agricoltore Gerald Fowler della Chilli Pepper Company che, incrociando il Naga Jolokia con il Naga Morich e il Trinidad Scorpion ha dato vita a un esemplare da 1.382.000 unità. Un valore che il 25 febbraio 2011 lo ha portato in testa alla classifica di piccantezza prima di essere poi soppiantato dal Trinidad Scorpion. Finché non si troverà il modo di stabilizzarlo, però, la varietà ibrida non potrà generare frutti.

Peperoncino Bhut Jolokia: Ghost Pepper Challenge

Protagonista della Ghost Pepper Challenge, è invece il Bhut Jolokia, la versione ibrida - creata dall’unione tra il Capsicum chinense e il Capsicum frutescens anche noto come Ghost Pepper, peperoncino fantasma - in quarta posizione che dal 2007 al 2011 ha detenuto il record grazie a una piccantezza che oscilla da 855 mila a 1.041.427 sulla scala di Scoville. Dal gusto dolce e quasi fruttato, causa reazioni imprevedibili. Come dicono i protagonisti della Challenge, “mangiarlo è come morire”. 

Seven Pod Douglah: 7 frutti di piaccantezza

Ultimo della top five il Seven Pod Douglah: da 800 mila a 1.030.000 sulla scala di Scoville. Letteralmente 7 frutti, si dice che per arrivare alla sua piccantezza ne servano altri 7. Di certo, la variante che diventa grande come una pallina da ping pong, dal retrogusto intenso è indimenticabile. Mai, però, come il Carolina Reaper, il primo in classifica. Finora, s’intende. 

 

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