Infezione vaginale? Zoe Stavri l’ha usata in cucina

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Zoe Stavri, blogger femminista, ha usato le secrezioni della sua infezione vaginale per fare il lievito madre. La rete, disgustata, l'ha sommersa di critiche che lei ha smontato una ad una.

Zoe Stavri ha usato le secrezioni della sua infezione vaginale per fare il lievito madre.


Un’infezione vaginale non è mai una buona notizia. Tuttavia, nella realtà che supera l’immaginazione, c’è anche chi l’ha trasformata in un ingrediente per fare il lievito madre. Complice “un perverso senso dell'umorismo, una mente acutamente scientifica e un pizzico di candida”, Zoe Stavri, blogger femminista di Another Angry Woman, ha scandalizzato la rete con il suo post “I’m making sourdough with my vaginal yeast”, Sto facendo il lievito madre con la mia candida, con tanto di foto che ne documentano i passaggi. Estrazione esclusa, s’intende.

Perché tutto ha inizio quando Zoe scopre di avere la candida e in men che non si dica si ritrova con l'ingrediente necessario, le secrezioni vaginali: “mi sono svegliata con il fastidioso prurito della candida e mi sono detta: potrei farci il pane. Ho ridacchiato di me, poi però ho pensato che avrei sempre voluto fare il lievito madre e che la candida avrebbe funzionato. A questo punto mi sono incuriosita e con un dildo ho iniziato a raschiare dalla vagina le perdite bianche che poi ho messo in una ciotola di farina mescolata con acqua”. 

Va da sé che la rete ha reagito con disgusto:Molto più di quanto mi aspettassi, ad essere onesti” confessa Zoe, che si aspettava di scandalizzare l’opinione pubblica ma non così tanto, “come se avessi smembrato una cucciolata”. The Web's Sam Grady ha cinguettato: “Credo che tu stia confondendo la malattia mentale con il femminismo”, concetto ribadito anche da puta che ha commentato “ecco perché nessuno prende sul serio le femministe”. Zoe fa spallucce, delle critiche se ne fa un baffo. Ma c’è una cosa che non le è andata giù, quelli che “dichiarano che sia disgustoso perché è antigienico. Ed ecco il punto: non è necessariamente vero”. Insomma, chi ha mai provato a fare il lievito madre, sostiene Zoe, sa bene che “la fermentazione del lievito è tutt’altro che incoraggiante. Tutto quello che ho fatto è stato aggiungere un po’ del mio lievito a quello preparato”.

A chi le contesta il rischio di passare l’infezione Zoe risponde punto per punto: “La candida albicans (il fungo in questione che di norma svolge un ruolo rilevante nella digestione degli zuccheri mediante un processo di fermentazione, e quando diventa patogeno scatena la candido, ndr) una volta che è cotta non va a colonizzare l'intestino: il rischio più grande è che l’impasto non lieviterà”. A chi teme i batteri spiega che “quelli che vivono nelle parti molli e calde muoiono con l’escursione termica. Tuttavia, supponiamo per amor di discussione, che la mia vagina ospiti un ceppo di batteri che vive ugualmente a 37° C (la temperatura della mia vagina) e a 22° C (quella della mia cucina), all'interno di una ciotola di farina e acqua. Bene, il pane si cucina, va in forno e spedisce tutti i batteri alla soglia dell’omicidio”.

Smontate le obiezioni, Zoe cerca di cogliere in fallo i suoi delatori, convinti di avere delle sane abitudini alimentari. Come quelli che lavano il pollo prima di cuocerlo e finiscono per “spruzzare in cucina il Campylobacter il batterio responsabile della maggior parte delle intossicazioni alimentari. C’è stata una grande campagna in merito che evidentemente non ha raggiunto una parte della popolazione”. Tanto più, conclude Zoe, che non è la prima ad aver usato secrezioni corporee come ingredienti in cucina. 

Vedi “Toi Sennhauser, che ha prodotto birra contenente una minuscola traccia di lievito vaginale”, o l’attivista Victoria Hiley che ha usato il latte materno per fare il gelato alla vaniglia (per adulti) o, ancora “Christina Agapakis, che ha un background tra la biologia e l'arte, e sta facendo cose interessanti con formaggio ottenuto da culture umane”. Ma a Zoe tutto ciò non interessa: "non c'è arte", “non è una protesta femminista”, “non è per la mia salute”, semplicemente “lo considero il mio forno sperimentale personale”. Insomma, tira le fila Zoe, il suo lievito disgusta la gente perché arriva dalla vagina ma non c'è nulla di insano in quello che cucinerà. A questo punto non resta che vedere il risultato che Zoe posterà con l’hashtag #cuntsourdough. Per l’assaggio c’è tempo.

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