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Andrea Diprè, Moana Conti e il video porno con il cavallo

L’ex di Sara Tommasi e la bionda (aspirante) collega di Moana Pozzi cercano, senza successo, di imitare le gesta della porno star e pubblicano online un video hard con un cavallo. Immediata la denuncia delle associazioni animaliste mentre Andrea Diprè dice la sua anche sulla violenza sessuale che, secondo il dipreismo, non è reato.

 

Andrea Diprè torna a far parlare di sé pubblicando un video hard con la pornostar Moana Conti e un cavallo. Immediata la reazione degli animalisti.

 

Prendete Andrea Diprè (ex di Sara Tommasi), la pornostar Moana Conti (che vorrebbe ricordare Moana Pozzi senza riuscirci) e un cavallo (che nel mondo dell’hard non è una novità), unite i tre elementi e filmateli: ne otterrete il video più trash dell’intera estate. Il sedicente critico d’arte, noto ai più per la sua relazione social con l’ex gieffina, poteva forse farsi sfuggire un’occasione del genere? La risposta, naturalmente, è no. 

Eccolo qui il fondatore del dipreismo che s’intrufola in una stalla accompagnato dall’attrice a luci rosse, trova un cavallo e di fronte alla telecamera con tanto di microfono perché l’audio non manchi, si cimenta in un complicato (e, onestamente, rocambolesco) siparietto hot con il povero animale al quale la bionda Moana Conti tenta (senza successo) di praticare tra l’altro del sesso orale. Il risultato è un insulto alla pubblica decenza ma anche un insulto allo sfortunato equino che, però (almeno lui), ha trovato subito qualcuno che lo difendesse.

Tempo di mandare online questo incredibile videoclip ed ecco che l’Associazione italiana per la difesa degli animali e ambiente (AIDAA) si è attivata denunciando Andrea Diprè e la sua bionda collega di (s)ventura per “maltrattamento di animali e diffusione di materiale pornografico via web visibile anche ai bambini”. Il video della discordia, blandamente censurato, è comunque ancora online. Così come online è la dichiarazione shock di Diprè che, parlando di dipreismo e violenza sessuale, chiarifica che la sua religione (basata su sesso, droga e cash) a punire gli stupri non ci pensa proprio. 

“Certo, sta ai singoli individui prendere le precauzioni affinché non subiscano violenza – spiega nella sua rubrica settimanale su meltyBuzz - ma nel dipreismo non è reato perché è come il paragone con i soldi: un ladro va dove ci sono i soldi, e così il violentatore va dove sa che ci sono più cose sexy più bellezza. E allo stesso modo come il proprietario di un negozio ricorre agli allarmi per difendersi, così anche la donna deve difendersi con degli strumenti. Ma non è un reato nel dipreismo, come invece lo sarebbe il furto".

Dichiarazioni (e azioni) strillate e francamente assurde che rappresentano l’ultimo disperato tentativo di chi sogna la celebrità a tutti i costi? Sembrerebbe proprio di sì e, guardando gli oltre 83mila fan che seguono quotidianamente la pagina Facebook dell’inventore di Meritocazzia, vien difficile non dare ragione a Umberto Eco e alla sua critica ai social che danno, come dice l’autore de Il nome della Rosa, “diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività e venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel”. 

Chissà se prima o poi qualcuno lo metterà a tacere, l’ormai inarrestabile Diprè. La speranza è l’ultima a morire. 

Copyright foto: Andrea Diprè Official Facebook Page

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