Se il matrimonio va in bianco (ma l'umore è nero)

In Italia almeno un migliaio di coppie non fa sesso. L'astinenza causa un terzo delle separazioni. E in quel caso la Cassazione obbliga l'astinente a risarcire il partner. 

In Italia i matrimoni bianchi, privi di vita intima, sono in aumento: spesso all'origine ci sono problemi di natura sessuale.


C'è Priscilla Chan che prima di convolare a nozze l'ha voluto scrivere nero su bianco: caro Mark Zuckerberg si farà sesso almeno una volta a settimana. Magari non è proprio una romanticona ma coi tempi che corrono (e le mode che contagiano) la moglie di origini cinesi del patron di Facebook si è messa al riparo da un matrimonio in bianco. Anche perché nel vicino Giappone (e non solo) la moda dei casti e puri imperversa e non si sa mai che cosa può scattare nella testa della dolce metà.

In Italia, per esempio, almeno un migliaio di coppie stanno insieme, condividono tutto (materasso compreso) ma non hanno una vita intima. E la questione va presa sul serio anche perché la sentenza della Cassazione del 6 novembre 2012 numero 19112 ha constatato la "colpevolezza" di una moglie "freddina" specificando che tre matrimoni su sette, anche nelle coppie giovani, sono vissuti senza sesso. E la cosa non va affatto lasciata passare impunita. I supremi giudici, infatti, hanno confermato che in simili situazioni di sedatio concupiscentiae, ovvero quando le avance di uno sono sedate dall'altro all'origine, magari andando a dormire in un'altra stanza, la separazione e l'addebito sulle spalle di chi non fa la sua parte nella coppia scatta in automatico. 

Gian Ettore Gassani non è stupito visto che secondo l'Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani di cui è presidente, è la noia (40%) e non l'infedeltà (30%) la causa principale di divorzi e separazioni: "La sentenza conferma il prevalente indirizzo giurisprudenziale, per il quale - riassume Gassani - il dovere di ciascun coniuge di intrattenere una normale attività sessuale con l’altro è espressione dell’obbligo di assistenza morale di cui all’art. 143 c.c., oltre che naturalmente conseguenza della coabitazione, ed è solo una sfaccettatura del dovere vicendevole di far fronte ai bisogni dell’altro, inclusi quelli di natura sessuale".

In psicosessuologia è un fenomeno tutt’altro che raro: per alcuni è una scelta legata alla religione, per altri (sempre di più) un modo alternativo per dimostrare l'affetto, una sorta di amore platonico assunto a stile di vita, ritenendo il rapporto sessuale completo ipervalutato nella vita di coppia. Altri ancora, invece, con il matrimonio bianco mascherano diverse tipologie di disfunzioni sessuali con una prevalenza del vaginismo nella donna e del deficit erettile nell'uomo. Infine, secondo il sondaggio “le italiane e il sesso” condotto dalla Società italiana contraccezione, una donna su cinque soffre di ansia da prestazione. Forse, anche qui, l'astinenza comunicativa ha il suo peso. Insomma, mentre il mito del latin lover italiano declina, i gusti del Bel Paese si avvicinano sempre di più a quelli del Sol Levante al punto che un'inchiesta della Durex, l'azienda leader del profilattico, colloca il Giappone tra le nazioni al mondo meno attive sessualmente.

Per farsi un'idea di quello che capita laggiù, basta leggere "Conto alla rovescia", il saggio del giornalista americano Alan Weisman (Einaudi) che racconta la storia di Keiko, madre trentacinquenne di una bambina di due anni, e di suo marito Ryuichi, consulente presso una società finanziaria che - come molti coetanei giapponesi - hanno fatto dell'astinenza il loro contraccettivo spegnendo il desiderio come una fiamma lasciata senza ossigeno. "A essere onesti, molti giapponesi non fanno più tanto sesso", racconta Keiko tra le pagine. "Non facendo sesso si dimostra l’amore, in un matrimonio. Quando io e Ryuichi uscivamo insieme, il sesso era come una conferma del fatto che ci amavamo. Ma quando ci si sposa, quando si diventa una famiglia, si vive nella stessa casa e si mangiano le stesse cose: è così che si dimostra l’amore".


Sarà, di certo in Italia l'astinenza (non condivisa) porta alla separazione in oltre un terzo dei casi. Tra quelli che rimangono insieme, nonostante il “silenzio sessuale”, l'esercito dei frustrati è sempre più numeroso: come Martina (nome di fantasia) che racconta: "Grazie a mio marito non so più cosa sia il sesso: mi sto trasformando in una pazza. E anche isterica, ho sbalzi d'umore allucinanti e non ragiono più". Eppure lasciarlo non è così facile: "mi fa molta paura perché lui è una bella persona in generale. Già da fidanzati era bloccato, ci siamo sposati con la promessa (e io ci ho creduto) che tutto cambiasse (da parte sua) e invece mi sono inviperita sempre di più perché non arrivava mai niente, avevo bisogno che lui mi cercasse, che mi volesse, che mi facesse sentire donna, invece niente. Spesso mi incolpa perché, dice, io non mi vesto con la biancheria intima che lui desidera: è vero, ma io credo che la passione dovrebbe scattare comunque. Il fatto è che io ho 31 anni e vorrei un bambino ma come si fa in queste condizioni?

Ed è proprio a questo che si riferiva la Cassazione quando ha specificato nella sentenza che ''il persistente rifiuto di intrattenere rapporti affettivi e sessuali con il coniuge, poiché, provocando frustrazione e disagio e, non di rado, irreversibili danni sul piano dell'equilibrio psicofisico, costituisce gravissima offesa alla dignità e alla personalità del partner". Bianca Fracas, psicosessuologa, conferma e sottoscrive: "Le persone che subiscono l'astinenza del partner, hanno un forte senso di frustrazione e disagio perché sono consapevoli della parte mancante nella propria vita. Per superare il problema il terapeuta lavorerà sulla conoscenza del corpo, cercherà di sbloccare convinzioni e tabù che si sono radicati nei partner ed eliminerà alcuni errori cognitivi, facilitando la comunicazione affettiva ed emozionale; ma soprattutto infonderà fiducia".

Nell'attesa che venga quel giorno, coppie di tutta Italia, parlatevi prima. Al limite anche come ha fatto Priscilla con Mark (Zuckerberg) che dopo è tutto molto più difficile.

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