Diabete gestazionale: l'importanza della diagnosi

Come si diagnostica il diabete gestazionale? Chi deve sottoporsi al test di screening? Quali sono i valori di glicemia da non superare? Qual è la dieta adatta a chi soffre di diabete in gravidanza? Le risposte della Dott.ssa Marina Scavini, diabetologa e ricercatrice presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.

Il diabete gestazionale può essere tenuto sotto controllo con una buona alimentazione, ma in alcuni casi è necessaria la terapia insulinica.

Cos’è il diabete gestazionale?

Il diabete gestazionale è un aumento della glicemia che viene osservato per la prima volta durante la gravidanza. In Italia questa patologia complica circa il 7% delle gravidanze.

In cosa consiste l'esame per lo screening del diabete gestazionale?

La diagnosi del diabete gestazionale viene fatta con un carico orale di glucosio o OGTT (Oral Glucose Tolerance Test). Questo esame consiste nel misurare i livelli di glucosio nel sangue dopo aver bevuto 75 grammi di zucchero sciolti in acqua. Alla paziente vengono fatti tre prelievi di sangue: il primo al tempo 0 (prima che venga somministrato il glucosio), il secondo dopo 60 minuti e il terzo dopo 120 minuti. I valori normali per la glicemia durante il carico orale di glucosio sono:
  • 0 minuti: meno di 92 mg/dl
  • 60 minuti: meno di 180 mg/dl
  • 120 minuti: meno di 153 mg/dl
Se anche uno solo dei valori di glicemia è superiore alla rispettiva soglia viene fatta la diagnosi di diabete gestazionale.

Tutte le donne in gravidanza devono sottoporsi allo screening per il diabete gestazionale?

Le linee guida internazionali raccomandano che tutte le donne in gravidanza si sottopongano allo screening per il diabete gestazionale a 24-28 settimane di gravidanza (screening universale). 

In Italia, l'Istituto Superiore di Sanità raccomanda che si sottopongano al test le donne che presentano uno o più dei seguenti fattori di rischio (screening delle sole donne a rischio):

Screening precoce a 16 settimane di gravidanza:
  • diabete gestazionale in una precedente gravidanza;
  • obesità, ovvero un indice di massa corporea (BMI) maggiore o uguale a 30;
  • glicemia tra 100 e 125 mg/dl riscontrata prima o all'inizio della gravidanza;

Se il carico orale eseguito a 16 settimane è normale, il test va comunque ripetuto a 24-28 settimane.


Screening a 24-28 settimane di gravidanza: 
  • età superiore ai 34 anni;
  • sovrappeso o obesità, ovvero indice di massa corporea maggiore o uguale a 24;
  • familiarità di primo grado per diabete di tipo 2 (genitori, fratelli o sorelle);
  • popolazioni originarie di paesi  ad alta prevalenza di diabete di tipo 2 [Asia meridionale (in particolare India, Pakistan, Bangladesh), Caraibi, Medio Oriente (in particolare Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Iraq, Giordania, Siria, Oman, Qatar, Kuwait, Libano, Egitto)].
Sebbene non incluse nelle linee guida, anche le donne con gravidanze gemellari o gravidanze da fecondazione assistita corrono un rischio maggiore di sviluppare un diabete gestazionale.

“Il principio che sta alla base dello screening delle sole donne a rischio” spiega la Dott.ssa Scavini “è quello di non alimentare le ansie delle future mamme che non presentano fattori di rischio, e di contenere i costi investendo le risorse disponibili sullo screening di donne che hanno effettivamente più probabilità di sviluppare questa patologia”. I test per lo screening del diabete gestazionale, infatti, sono rimborsati in misura variabile dai diversi sistemi sanitari regionali. “Spesso lo screening per diabete gestazionale non viene prescritto perché si ritiene, a torto, che le donne in gravidanza non si vogliano sottoporre al carico orale di glucosio perché fa venire nausea” nota la Dott.ssa Scavini. “In realtà, quando si spiega alle mamme l’importanza dell’esame, si ottiene una grande collaborazione, con l’obiettivo di garantire la salute della mamma e del nascituro”

Quali sono i rischi del diabete gestazionale?

Se le glicemie non sono ben controllate, il diabete gestazionale può comportare dei rischi per la mamma e per il bambino. “Il bambino riceve dalla mamma quanto serve per il suo accrescimento attraverso il sangue del cordone ombelicale ”, spiega la Dott.ssa Scavini. “Nelle mamme con diabete gestazionale, la glicemia più alta del normale stimola la produzione di insulina da parte del bambino. L'insulina è un ormone anabolizzante, che favorisce la formazione di tessuti adiposi (grasso) soprattutto a livello del torace e dell'addome, con conseguente aumento di peso. Partorire un neonato di 4-4,5 kg è difficoltoso e può essere quindi necessario ricorrere all’induzione del travaglio a 38 settimane o al parto cesareo.

Quando, dopo il parto, viene reciso il cordone ombelicale, la glicemia del neonato tende a scendere, anche perché il bambino spesso non si alimenta per alcune ore. Se le glicemie della mamma non sono state ben controllate, il bambino ha ancora alti livelli di insulina in circolo e può andare in ipoglicemia. Può essere necessaria allora l’infusione endovenosa di glucosio per 24-48 ore. Se per questo motivo viene a mancare il contatto con la mamma nelle prime ore di vita, può essere più difficile riuscire ad allattare al seno.

Inoltre, i bambini nati da una gravidanza complicata da diabete gestazionale in cui le glicemie non sono state ben controllate hanno più probabilità di essere in sovrappeso o obesi nell’infanzia e adolescenza e di sviluppare diabete di tipo 2 nell’età adulta. 

Qual è la terapia da seguire?

“Nell'80% dei casi, una buona alimentazione è sufficiente a controllare le glicemie fino al termine della gravidanza”, rassicura la Dott.ssa Scavini. Chi soffre di questa patologia deve fare tre pasti principali al giorno (colazione, pranzo e cena) e due spuntini (metà mattina e metà pomeriggio). Attenzione, tenere sotto controllo la glicemia non significa “rinunciare ai carboidrati, indispensabili per la crescita del bambino”. L'importante è privilegiare, a ogni pasto principale, i carboidrati complessi (pane, pasta, riso, legumi, patate) nelle giusta quantità, meglio se integrali, ed evitare quelli semplici (zucchero, miele, biscotti, torte, bibite zuccherate...) che aumentano rapidamente la glicemia.

Nel restante 20% dei casi, “quando la dieta non riesce a mantenere le glicemie al di sotto di 95 mg/dl prima dei pasti e al di sotto di 120 mg/dl dopo i pasti, è necessario ricorrere alla terapia insulinica, aggiunge la Dott.ssa Scavini. La terapia andrà personalizzata in base alla glicemia durante la giornata e andrà proseguita fino all’inizio del travaglio.

Per tenere la glicemia sotto controllo durante la gravidanza, non c'è bisogno di andare dal medico o di fare ripetuti prelievi di sangue. “Nel nostro ambulatorio insegniamo a tutte le donne con diabete gestazionale a misurarsi la glicemia a casa propria”, spiega la dottoressa. Oggi esistono dispositivi ad hoc (glucometri) che misurano la glicemia in pochi secondi su una piccola goccia di sangue ottenuta pungendosi il dito in maniera quasi indolore. 

Cosa fare dopo il parto?

Dopo il parto, in genere, le glicemie tornano normali nell’arco di pochi giorni. Ma è fondamentale tenere la tolleranza glucidica sotto controllo. “È importante che le donne che hanno avuto un diabete gestazionale ripetano un carico orale di glucosio con 75 grammi 6-12 settimane dopo il parto, ricorda l'esperta.

In questo caso, le glicemie dovranno essere:
  • 0 minuti: meno di 100 mg/dl
  • 120 minuti: meno di 140 mg/dl
Valori di glicemia più alti suggeriscono che la tolleranza glucidica non è tornata normale. In questo caso bisogna consultare uno specialista perché potrebbe esserci il rischio di sviluppare diabete di tipo 2 a distanza dalla gravidanza. Questa patologia tenderà a ripresentarsi nelle gravidanze successive, e quindi è importante segnalarla al ginecologo nel caso si desideri rimanere di nuovo incinta.

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