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Parto cesareo: tutto quello che dovete sapere



Il parto cesareo: una pratica in aumento



L'Italia è il paese europeo in cui si ricorre più spesso al taglio cesareo. Perché? Quali sono i rischi per la mamma e il bambino? Facciamo il punto su un intervento chirurgico che salva migliaia di vite, ma che spesso è utilizzato per comodità.


Il tasso di parti cesarei è in costante aumento. In Italia, il 38% dei bambini nasce grazie a un intervento chirurgico, ma le percentuali sono più elevate al Sud (42% nel Lazio, 62% in Campania), conferendo al nostro paese un “primato” europeo. Eppure, il cesareo è un'operazione a rischio: le complicazioni post-partum sono più frequenti rispetto al parto vaginale, e a volte gli interventi sono realizzati in strutture ospedaliere inadeguate. 

IstockLa percentuale di parti cesarei in Italia è la più elevata d'Europa.

L'Italia batte un record, ma non è un'eccezione. Il tasso di parti cesarei è in aumento anche in Francia (22%), negli Stati Uniti (30%) e in Brasile dove, tra le famiglie più benestanti, arriva al 70%. Il parto naturale sarebbe superato? 
Il parto cesareo: attenzione agli abusi!

Il ricorso al parto cesareo non è sempre giustificato. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), i parti cesarei dovrebbero essere limitati al 15% delle nascite; una cifra rispettata, in Europa, da paesi come l'Olanda (15%) e la Slovenia (14%). Quest'intervento, infatti, deve essere praticato solo in circostanze particolari, ovvero quando la salute del bambino o della mamma sono a rischio. Al di là dei progressi della medicina, il forte aumento dei cesarei desta più di un dubbio negli specialisti.

Cesareo: perché, per chi?

Il parto cesareo ha consentito a tanti bambini di nascere senza problemi. Tuttavia, quest'intervento chirurgico deve essere riservato a dei casi particolari.

“Ci sono due situazioni diverse”, spiega la Dott.ssa  Barbara Acaia, ginecologo all'Ospedale Maggiore Policlinico di Milano. C'è il cesareo urgente, “che si rende necessario quando succede qualcosa che obbliga a cambiare le modalità del parto durante il travaglio”; e c'è il cesareo programmato, deciso in anticipo “per una donna che non può partorire per via naturale”. Per decidere se effettuare o meno l'intervento vengono prese in considerazione “tutte le situazioni di sofferenza fetale prima del parto (bambino troppo grande per il bacino della mamma, distocia cervicale...) e tutte le situazioni che possono essere valutate al momento del parto (malattia materna, stanchezza, dolore...). Sono problematiche legate alla madre o al feto nel passaggio nel canale del parto. Per quanto riguarda il feto, il cesareo può essere praticato soltanto se è gravemente prematuro, o se si presenta in una posizione anomala”.

Il cesareo programmato

Il problema del parto naturale è che non possiamo prevedere né il giorno né l'ora della nascita del neonato. Sarebbe molto più comodo se potessimo scegliere la data esatta del nostro parto! Bisogna ammettere che la prospettiva di soffrire per partorire non attira... e poi, a volte si ha l'impressione che sia più facile riprendersi dopo un parto cesareo che dopo un parto naturale. In questo caso, il taglio cesareo è richiesto dalla paziente per far sì che il parto sia più “comodo”. 
“Ci sono delle donne che non vogliono partorire per via vaginale” conferma la Dott.ssa Acaia. “Una volta, queste richieste non potevano essere accettate; oggi, invece, basta l'approvazione del medico. Questa decisione ha spesso delle motivazioni psicologiche, perché le donne hanno paura del travaglio o altre ansie. Vogliono essere sicure che il loro bambino nasca nel tal giorno alla tal ora, e che tutto sia pronto”.

Un interesse legale?

La maggior parte dei tagli cesarei sono praticati per ragioni mediche. Ma possono anche essere dettati da ragioni legali. Per esempio, una paziente chiede un parto cesareo. Il medico rifiuta perché nessuna diagnosi clinica lo suggerisce. Ma il parto non si svolge come previsto, la salute del bambino è a rischio, e la paziente decide di fare causa al medico con l'idea che, con un cesareo, i problemi sarebbero stati evitati. Ecco perché, per evitare le procedure penali, i medici possono preferire il ricorso al parto cesareo.
Inoltre, questo tipo d'intervento è un vantaggio di tempo e di soldi, visto che un cesareo costa in media un po' di più rispetto a un parto vaginale.

Cesareo: come si svolge

Cesareo: come si svolge

Come viene effettuato l'intervento? Quali sono le sue conseguenze? Rimane una cicatrice? Ecco le risposte alle vostre domande.

IstockDopo un cesareo, si rimane in ospedale per circa tre giorni.


Il taglio cesareo si svolge in sala operatoria (mentre il parto naturale si svolge in sala parto). 
Prima dell'operazione, la mamma riceve alcuni trattamenti per facilitare l'intervento: depilazione all'inguine, inserimento di una sonda nella vescica, disinfezione dalla zona da operare. Viene poi posizionato un telo che impedisce alla mamma di vedere i gesti del chirurgo. 
Il parto si svolge generalmente sotto anestesia locale (per lo più spinale o epidurale), ma a volte è indicata un'anestesia generale. Il chirurgo inizia l'intervento praticando un'incisione addominale trasversale. In alcuni casi (urgenze ecc.) viene effettuata un'incisione verticale, per permettere al bambino di uscire un po' più rapidamente. 
Il passo successivo è l'incisione del peritoneo, la membrana sottile che ricopre gli organi dell'addome. In questo modo, si accede all'utero, e si procede all'estrazione del neonato. A seconda delle tecniche, si ricuciono tutti gli strati (utero, peritoneo...) o solo alcuni tessuti, lasciando che gli altri si cicatrizzino spontaneamente. In generale, l'intera operazione dura meno di un'ora

Cesareo: il postoperatorio 

Dopo un parto cesareo, si rimane in ospedale per circa tre giorni. Come nel caso di altri interventi chirurgici, infatti, i tempi di degenza ospedaliera tendono ad accorciarsi. Tuttavia, non bisogna sottovalutare le conseguenze di un taglio cesareo e concedersi il risposo adeguato. Tenete presente che:
- Il dolore non è necessariamente più forte dopo un parto cesareo che dopo un parto naturale. Tra i fastidi post-partum possiamo citare le perdite di sangue e il riposizionamento dell'utero. Il secondo e il terzo giorno sono più sgradevoli a causa della ripresa del transito intestinale. Dopo questa fase, tutto dovrebbe tornare alla normalità. 
- Anche dopo un parto cesareo, potrebbe essere necessaria una riabilitazione del perineo, come nel caso di un parto naturale. Il pavimento pelvico, infatti, può essere affaticato anche durante la gravidanza. Parlatene con il vostro medico o la vostra ostetrica.
- Potete ricominciare a praticare un'attività sportiva leggera, che non affatichi gli addominali. È meglio aspettare, però, che la cicatrizzazione sia ben avanzata; anche in questo caso, chiedete consiglio al vostro medico.

Cesareo: i rischi per la mamma

Cesareo: i rischi per la mamma

Il parto cesareo è un'operazione molto diffusa e sicura, se effettuata in buone condizioni. Resta comunque un intervento chirurgico, di cui non bisogna sottovalutare i rischi.

“Con il primo taglio cesareo programmato, i problemi sono modesti”, rassicura la Dott.ssa Acaia. Col cesareo di emergenza può esserci qualche complicazione in più, “ma si tratta di casi eccezionali”, continua la ginecologa, e rischi per il bambino sono limitati.

Secondo l'esperta, “per quanto riguarda la mamma, il parto vaginale sarebbe la strada migliore, perché il cesareo rimane un intervento chirurgico. Ci possono essere, per esempio, delle lesioni a livello della vescica”. Altri possibili rischi sono:

- un'infezione dovuta ai batteri presenti nella sala operatoria. In generale, è un rischio che si corre durante qualsiasi intervento chirurgico, anche quando le norme d'igiene sono rispettate in maniera scrupolosa;

- un'emorragia durante l'intervento, a cui comunque l'équipe medica è pronta a reagire;

- una trombosi, ovvero la formazione di un coagulo di sangue (trombo) che può spostarsi nei polmoni e provocare un'embolia.

Anche il parto vaginale può comportare dei rischi. La differenza è che, nel caso di un cesareo, bisogna anche fare i conti con la stanchezza prodotta dall'anestesia e con la cicatrizzazione. Per alcune donne tutto si svolge senza problemi, mentre altre possono perdere un po' di sensibilità nella zona della cicatrice. 

Anche quando si tratta di una scelta, inoltre, il parto cesareo non è facile da affrontare psicologicamente. Ma è difficile generalizzare, e ogni mamma vive l'esperienza a modo suo. 

Cesareo: i rischi per il bambino

Nella maggior parte dei casi, il parto cesareo viene effettuato nell'interesse del bambino. Anche lui, però, può correre dei rischi. 

Diversi studi, per esempio, hanno dimostrato che i bambini nati con un cesareo hanno maggiori possibilità di soffrire d'asma di quelli nati naturalmente. E questo perché, in generale, il taglio si effettua un po' prima che il bambino sia “pronto” per nascere. “Il bambino presenta un’immaturità polmonare rispetto al parto vaginale. Tanto è vero che oggi un taglio cesareo programmato, se non ci sono controindicazioni, si svolge verso il termine della gravidanza, ovvero dopo 39 settimane”, spiega la Dott.ssa Acaia. Bisogna anche tenere conto delle eventuali “problematiche legate alla crescita e all’alimentazione del bambino dovute ad una scarsa vicinanza con la mamma”; per esempio, il fatto di non passare per il canale vaginale può causare dei problemi nello sviluppo della flora intestinale.

Dopo il cesareo: le conseguenze affettive

Dopo il cesareo: le conseguenze affettive

I legami affettivi della madre con il bambino sono diversi con un parto cesareo? È un dato molto difficile da misurare. 

Durante il travaglio, la mamma secerne molti ormoni, tra cui l'ossitocina, responsabile delle contrazioni che consentono al feto di venire al mondo. Secondo alcune ricerche, questo ormone contribuirebbe anche allo sviluppo dei legami tra mamma e bambino. Perturbare questo equilibrio con un parto cesareo potrebbe avere delle conseguenze negative.
“In realtà, il parto cesareo non influenza negativamente i legami tra la mamma e il bebè”, puntualizza la Dott.ssa Acaia. Anche i momenti successivi al parto sono fondamentali, ma la mamma, provata dall'intervento, non può approfittarne in tutte le circostanze. Anche in questo caso, non bisogna allarmarsi. “Se c’è stato un contatto pelle a pelle, è meglio. In caso contrario, però, non si può dire che la mamma rovini il rapporto col proprio figlio. Resta il fatto che il contatto mamma-bambino è migliore per tutti i due, soprattutto per quanto riguarda l’allattamento”

Incinta dopo un cesareo: ci sono dei rischi?

Il parto cesareo può essere praticato più volte sulla stessa donna. Questo non vuol dire, però, che questo intervento diventi la prassi ad ogni parto. Bisogna valutare caso per caso, tenendo conto anche delle conseguenze del primo cesareo.
Tra i rischi più frequenti c'è l'impianto patologico della placenta nelle gravidanze successive: aumentano dunque le probabilità di placenta previa (posizionata troppo in basso, dove il bambino dovrebbe uscire) e di placenta accreta (aderente all'utero). 

Per riassumere

Avete appena letto: Parto cesareo: tutto quello che dovete sapere

Nonostante sia sempre più efficace e sicuro, il parto cesareo non è un intervento banale. Eppure, si tratta di un'operazione chirurgica sempre più diffusa nei paesi occidentali e soprattutto in Italia. In realtà, dovrebbe essere praticata solo in delle circostanze ben precise, in particolare quando ci sono dei rischi per la mamma o il bambino.

Sempre più persone scelgono il cesareo per comodità, dimenticando le possibili complicazioni (trombosi e infezioni per la mamma, problemi respiratori per il neonato...).

Si tratta comunque di eccezioni: in generale, il cesareo è un intervento rapido ed senza rischi.

Ringraziamo per la collaborazione la Dott.ssa Barbara Acaia, ginecologo all’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano.

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