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Giornata mondiale della libertà di stampa: tra detenzioni e sessismi

Il 3 maggio si celebra la Giornata mondiale della libertà di stampa: l'Italia recupera 25 posizioni ma nel difficile panorama mondiale si fa largo una nuova intimidazione, quella sessista.  

Gabriele Del Grande, il giornalista italiano detenuto in Turchia senza alcuna accusa ufficiale è l'emblema della libertà di stampa sotto Erdogan.


Anche se timidamente, l’Italia festeggia un “balzo in avanti del nostro Paese di ben 25 posizioni nella classifica della libertà di stampa di Reporters sans Frontieres”, fa sapere dal Miur la sottosegretaria Angela D’Onghia. L’annuncio arriva il 3 maggio 2017, nella Giornata mondiale della libertà di stampa, occasione per fare il punto sul diritto all’informazione che, in generale, non gode di buona salute nel mondo.

L’esempio più recenti è la vicenda in cui è rimasto coinvolto Gabriele Del Grande, giornalista italiano "vittima di una violenza istituzionale" in Turchia, dove le autorità lo hanno rinchiuso per un paio di settimane senza formulare alcuna accusa nei suoi confronti: "Non ho ancora capito perché sono stato fermato", ha dichiarato lui stesso a caldo, appena rientrato in Italia. Il fatto è che nel paese dove Erdogan fa il bello e il cattivo tempo, 203 professionisti dell’informazione - non solo giornalisti ma anche vignettisti, documentaristi e scrittori - sono detenuti, altri 103 sono ricercati e altri 16 liberi ma in attesa di giudizio. Centocinquanta sono invece le redazioni che, negli ultimi tempi, sono state chiuse dalla sera alla mattina. Nemmeno a Jakarta, dove si tengono le celebrazioni ufficiali della Giornata al motto di “Menti critiche per tempi critici: il ruolo dei media per promuovere società pacifiche, giuste ed inclusive”, c’è molto da festeggiare - soprattutto alla luce della denuncia di Human Rights Watch secondo cui 76 professionisti, solo nel 2016, hanno subito attacchi.

Ciliegina sulla torta, le intimidazioni e le molestie sessiste e sessuali con cui sempre più giornaliste sono costrette a fare i conti, vere e proprie diffamazioni e persecuzioni che, quasi sempre, rimbalzano in rete lanciate da utenti tanto anonimi quanto violenti. Una nuova emergenza evidenziata nell’ultimo rapporto mondiale della Federazione internazionale dei giornalisti (Ifj) - che denuncia pesanti intromissioni nella vita privata delle professioniste in Perù e in Turchia -, in una ricerca voluta dal Consiglio d'Europa svolta in 47 Paesi. Deriva che è stata anche di recente discussa al Festival internazionale del giornalismo di Perugia nella conferenza Come affrontare le molestie di genere online e oggetto di dibattito alla Triennale di Milano all’interno del programma del Festival dei Diritti Umani.

Un tema che, purtroppo non è nuovo, come evidenziava nel 2015 un rapporto dell’Osce: "Giornaliste, blogger e altre attive nel panorama dei media sono oggetto di minacce, abusi e intimidazioni di genere in modo sproporzionato su Internet, il che ha un impatto diretto sulla loro sicurezza e sulle loro future attività online". Ecco perché il 3 maggio 2017 è giusto festeggiare la scalata della classifica ma con moderazione che la strada verso la piena libertà di stampa è ancora lunga e tortuosa.


Copyright foto: Kika Press

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