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Spose bambine: una cultura impossibile da accettare

Ogni anno le spose bambine sono 15 milioni. Entro il 2050 il primato andrà all'Africa. Quella che l'imam in Danimarca ha definito "una cultura diversa" è una cultura inaccettabile.
 
Le spose bambine perdono la possibilità di diventare padrone del loro destino e rischiano la vita.
Settecento milioni di donne, nel mondo, sono state spose bambine. Quindici milioni di bambine, ogni anno, sono spose bambine di uomini che hanno il doppio, il triplo anche il quadruplo dei loro anni. Uomini che le comprano per pochi spiccioli o qualche accordo tra adulti, le strappano all’infanzia, all’adolescenza, alle aule di scuola e le catapultano in una quotidianità dove si ritrovano ad essere madri, mogli. Loro, che fino a qualche tempo prima giocavano con le bambole. "Sono sposati e, anche se l'uomo è due volte più vecchio, hanno comunque costruito una famiglia. Dobbiamo accettare il fatto che si tratta di una cultura diversa" ha dichiarato Osama El-Saadi, imam della moschea danese di Aarhus all'indomani della decisione del governo di dividere le coppie di rifugiati con spose minorenni. Un cultura diversa, impossibile da accettare. Anche in Italia, dove le spose bambine (note) sono 2mila ogni anno.
 

Africa a rischio primato

I numeri snocciolati dall’ultimo rapporto Unicef in materia e nel dossier Indifesa di Terre des Hommes, entrambi della fine del 2015, sono a sei cifre e raccontano una piaga che continua a far male, malissimo, anche nel Terzo Millennio, soprattutto in Africa: se la tendenza non cambia, entro il 2050 sorpasserà l’Asia meridionale per la più alta concentrazione di donne tra i 20 e 24 anni che sono state spose bambine. Perché ad oggi, il 17% delle 700 milioni di mogli maritate prima dei 18 anni vive lì. Una su tre (circa 40 milioni di persone) aveva meno di 15 anni il giorno che qualcuno le ha detto di rispondere “sì, lo voglio”. E i livelli di natalità così elevati rischiano di aggiudicare alla regione un triste primato. Invertire la tendenza non è solo un dovere morale ma anche una strategia economica: la Banca Mondiale ha calcolato che se le donne dell'Africa sub-sahariana avessero pari accesso all'istruzione, alla terra e al credito, il prodotto nazionale lordo della regione potrebbe aumentare di quasi un punto ogni anno
 

Violazione dei diritti umani

Eppure qualcosa sta cambiando. Lo scorso luglio il Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani ha approvato all’unanimità una risoluzione storica che riconosce i matrimoni precoci come una violazione dei diritti umani “che impedisce ai singoli di vivere le proprie vite, liberi da ogni forma di violenza”, rappresentando “una barriera allo sviluppo sostenibile” in quanto “perpetuano il ciclo della povertà” e si appella agli 85 Stati firmatari a compiere uno sforzo collettivo per porre fine a questo fenomeno. 
 

Bandite in Zimbabwe 

Nel frattempo la Corte Costituzionale dello Zimbabwe, primo tra i paesi africani che pullulano di spose bambine, alla fine di gennaio 2016 ha bandito i matrimoni ai minorenni con l’intenzione (esplicita) di contrastare i matrimoni precoci. Una pratica che nel Paese coinvolge poco meno di una ragazza su tre (il 31%) e il 4% di quelle che hanno meno di 15 anni. La storica legge che sancisce l’età minima per le nozze è arrivata in Parlamento grazie alla denuncia di due ragazze, Loveness Mudzuru e Ruvimbo Tsopodzi che, da spose bambine quali sono state, hanno deciso di fare in modo che nessuna bambina, mai più, si ritrovasse sposa. 
 

Un problema morale e di salute

Perché oltre al problema morale - perdono ogni possibilità di essere padrone del proprio destino - c’è il fatto che le spose bambine si trasformano presto in madri bambine: ogni giorno, circa 20mila minorenni partoriscono, per un totale di 7,3 milioni di neonati all’anno. Di queste, circa 2 milioni hanno meno di 15 anni. Ma il corpo di una ragazzina non è pronto per una gravidanza, soprattutto in condizioni disagiate. Risultato: 70mila ragazze ogni anno muoiono di parto o complicazioni legate alla gravidanza, mentre gli aborti a rischio sono 3,2 milioni. Senza contare che i piccoli nati da madri così giovani sono spesso sottopeso e rischiano maggiormente di non sopravvivere. Se invece sopravvivono entrambi, le madri bambine spesso non hanno le competenze per garantire ai figli un'istruzione. L’altra faccia di questa triste medaglia, infine, si chiama Hiv: ogni settimana, circa 7mila ragazze tra i 15 e i 24 anni diventano sieropositive.  
 

La fuga dalla guerra

A complicare lo scenario, poi, ci sono le guerre. Quella in Siria anzitutto: l’agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite (UHNCR) ha rivelato che negli ultimi quattro anni migliaia di ragazze tra i 13 e i 20 anni in fuga dalla Siria e dall’Iraq, sono entrate in Turchia e con un sondaggio ha raccontato lo sconforto delle rispettive famiglie che in tempi normali non avrebbero mai permesso alle loro figlie di trasformarsi in spose bambine ma difronte a mali estremi, estremi rimedi. 
 
Gli estremi rimedi, però, dovrebbero arrivare dagli Stati, con le leggi, per invertire tradizioni dure a morire, come dimostra l’India che dal 2006 considera i matrimoni precoci un reato e ora si confronta con chi ancora ragiona alla vecchia maniera. Perché da qualche parte bisogna pur cominciare per lasciare il tempo alle bambine di diventare ragazze, poi donne. E poi spose. 
 
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