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Porno per donne: il porno femminista di Erika Lust e colleghe

Erika Lust, regista svedese pluripremiata e anzitutto femminista, è la pioniera del porno per donne. Non più soft, semplicemente consensuale. 

Insight, uscito l'8 marzo grazie al lavoro delle italiane del collettivo Le Ragazze del Porno, Lidia Ravviso e Slavina è stato distribuito dalla piattaforma di Erika Lust.


Le Ragazze del porno fanno sul serio. Perché mentre su 100 appassionati al cinema per adulti, 26 sono donne, se se la trama dei film fosse più a misura di donna, la platea femminile crescerebbe più veloce dell’attuale 2% annuo. I numeri sono quelli di Porn Hub, il portale di video hard che solo nel 2016 ha macinato quasi 92 miliardi di visualizzazioni, la teoria, invece, del cosiddetto porno femminista, il sottobosco dell’hard capitanato dalla pioniera (e pluripremiata) Erika Lust, al secolo Erika Hallqvist, 40enne regista (ma anche femminista, scrittrice e produttrice) svedese, naturalizzata catalana, che del corpo e della libido femminile ha fatto il suo manifesto nei suoi film porno così femminili da essere considerati “femministi”.

 

Insight: Le Ragazze del Porno con Erika Lust 

L’ultimo lavoro che ha promosso sulla sua piattaforma s’intitola Insight ed è uscito l’8 marzo “per celebrare lo sforzo che donne come ‘Le ragazze del porno’ stanno facendo per la rappresentazione realistica del piacere femminile e dei valori del cinema nei film per adulti”, dichiarava ai tempi, a proposito dell’impegno di Lidia Ravviso e Slavina le due italiane del collettivo nato nel 2011, che riunisce artiste tra i 25 e i 75 anni decise a sviluppare una pornografia a misura di donna. Nello specifico il lavoro presentato al Porno Film Festival di Berlino - "il Sundance del porno" - dedicato alla masturbazione femminile. L’obiettivo era “rappresentare il desiderio, quell'onda che trascina, attraverso una pratica per molte un tabù e per molti rimane legata a quel "mistero" della sessualità femminile che riconoscono sovraesposto, ma falso”. Insomma non solo eccitare la libido ma anche “fare un'operazione di hacking. Appropriarci del codice, per utilizzarlo verso uno scopo, rappresentando metaforicamente la relazione che c'è tra chi produce porno (e si mostra) e il pubblico”.

 

Porno per donne: porno consapevole

Il nocciolo della questione riguarda le spettatrici e le attrici, entrambe alla ricerca di rispetto. "Oggi una ragazza deve ancora vergognarsi, subire bullismo e slut-shaming solo perché ha fatto l’amore con qualcuno - spiega Monica Stambrini, del collettivo Le Ragazze del Porno -, e se penso a casi come quello di Tiziana Cantone mi viene una gran rabbia". Così come dietro la telecamera, le attrici dell’hard mainstream non se la passano per nulla bene: “Allo sperma sul viso ripetutamente e a schiaffi e pugni non c’è mai fine”, spiegava Tanya Winn, meglio nota come Jersey Jaxin, attrice porno che nel 2007 ha deciso che quando è troppo è troppo: “Su quei set sei un pezzo di carne, un oggetto, non un essere umano con uno spirito. Gli attori si riempiono di droga perché non riescono ad affrontare il modo con cui vengono trattati”. Ed eccola, la prima, grande differenza del porno femminista: “Non c’è qualcosa di giusto o sbagliato quando si fa sesso, l’unica cosa che conta per me è il consenso tra i due adulti” spiega la Lust che prima di assoldare un’attrice le chiede che cosa è disposta a fare.


Good for Her Feminist Porn Awards

Perché non si pensi che poi le scene siano caste o pudiche, tutt’altro. C’è tutto l’hard che ci deve essere per eccitare i sensi: sex toys, giochi di ruolo, sesso fuori dall'ordinario e chi più ne ha ne metta, semplicemente le scene sono interpretate all’insegna del piacere e non della sottomissione. Concetto che anima il Feminist Porn Awards, il festival di cinema porno che dal 2006 si svolge in Canada e dal 2014 va sotto il nome di Good for Her Feminist Porn Awards e premia le produzioni hard curate artisticamente, in grado di gratificare gli spettatori, anzitutto donne. Non solo: nel 2010 si è esposto anche lo Stato Svedese finanziando la produzione di Dirty Diaries un collage di 12 corti hard realizzato dalla regista Mia Engberg grazie alle riprese delle donne con il solo cellulare (progetto che ha ispirato Le Ragazze del Porno a fondare il collettivo). “I film porno sono sempre stati fatti dagli uomini per gli uomini - spiegava una lettera dell'Istituto Cinematografico Svedese al Ministero della Cultura -, e mancava una pellicola che mostrasse una sessualità spinta dal punto di vista femminile, che non tenesse conto dell'età dei soggetti ripresi, delle performance, e di tutti quei criteri che vengono normalmente considerati nei porno classici ‘fallocentrici’”.

Insomma, per dirla ancora con le parole di Erika Lust, "il porno rappresenta un'enorme parte della cultura in cui viviamo. Non possiamo semplicemente ignorare il porno, dobbiamo partecipare e discutere di questo genere così influente". Conferma, sottoscrive e va oltre l'italiana Stambrini: "fare porno è un gesto politico: facciamo l’amore e non ce ne vergogniamo! Non è una cosa brutta!". Insomma, l'empowerment delle donne è anzitutto un dovere delle donne.

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