Puntura di vespa: cosa fare

Le punture di vespe possono provocare dei sintomi moderati o talvolta perfino gravi per coloro che sono allergici. Le punture fatali sono comunque molto rare. Ecco di seguito cosa fare per prevenire e curare questo tipo di incidente.


Gonfiore

Durante una reazione locale provocata da una puntura di ape o di vespa, si manifesta un’infiammazione nella zona della puntura, più o meno estesa, accompagnata da un forte dolore e da pruriti.

Cosa fare in caso di puntura di vespa

Ci sono dei piccoli accorgimenti che aiutano a diminuire il dolore e la quantità di veleno ma in alcun caso essi possono evitare una grave reazione allergica.
La prima cosa da fare, se si tratta di una puntura d’ape, è di estrarre il pungiglione dell’ape rimasto ancora infilato evitando di non comprimere il sacco di veleno per non liberarne ulteriormente. È possibile utilizzare una carta bancaria o un’unghia per sollevare il pungiglione dalla pelle.

L’aspivenin permette di rimuovere delle parti di veleno e di diminuirne la quantità ma non permette di prevenire la reazione allergica acuta; mettere una fonte di calore accanto alla puntura, come per esempio la punta di una sigaretta (attenzione a non scottarsi); posizionare un cerotto riscaldato al microonde o dell’acqua calda sulla lesione; applicare del ghiaccio non è di nessuna utilità e può al contrario permettere la concentrazione del veleno.

Rimedi

Le persone che presentano un rischio basso o elevato di sviluppare una reazione più o meno grave devono disporre di un set di urgenza contenente alcuni medicinali.

Antistaminici

Gli antistaminici permettono di diminuire i pruriti.

Corticoidi

I corticoidi permettono di diminuire l’infiammazione e le reazioni ritardate.

Medicinale broncodilatatore

Un medicinale broncodilatatore è consigliato in caso si verifichi una crisi di asma.

Siringa di adrenalina autoiniettabile

Una siringa di adrenalina autoiniettabile viene consigliata durante la manifestazione di una reazione violenta, come per esempio uno shock anafilattico.

Desensibilizzazione

La desensibilizzazione ai veleni di imenotteri, api o vespe, necessita di una grande prudenza. Questa desensibilizzazione che si effettua sotto forma di iniezione si esegue in due fasi: la prima fase si effettua in un luogo ospedaliero e dura mezza giornata o una giornata intera, in questa fase vi sono delle iniezioni regolari al paziente a un ritmo determinato che segue un protocollo preciso con lo scopo di raggiungere una dose massima tollerata e protettrice. La seconda fase consiste nell’effettuare un’iniezione mensile che può essere praticata da un medico allergologo che durerà molti anni.

Triptasi

La beta-triptasi è liberata dal siero durante la manifestazione di uno shock anafilattico che può prodursi dopo la puntura di un imenottero, l’assunzione di un medicinale, il consumo di certi alimenti, il contatto con il lattice, ecc. Il dosaggio del tasso sanguigno della triptasi sierica permette di prevedere quali pazienti presentano un rischio importante di sviluppare delle reazioni indesiderate durante una desensibilizzazione, soprattutto durante la fase dell’aumento delle dosi.

Rischio di reazione grave

Il rischio di reazione grave aumenta di 3.8 se la dose della triptasemia è compreso tra 4.25 e 20 microgrammi/l e ciò per qualunque sia l’insetto in causa.


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L'articolo originale è stato scritto da p.horde. Tradotto da MarziaChiriatti. Ultimo aggiornamento 11 giugno 2018 alle 22:51 da AnnaBellini.
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