0
Grazie

Poche parole di ringraziamento saranno molto apprezzate.

Diritti delle donne: l'empowerment è (anche) un dovere

I diritti delle donne navigano in acque torbide: 66esima nell'indice delle differenze di genere, l'Italia non è un paese per donne. Ecco perché l'empowerment, l'emancipazione, è un dovere anzitutto femminile. 

Diritti delle donne: il primo traguardo è conquistare la parità economica, solo così si potranno ottenere altre conquiste.


Il 10 marzo fanno 70 anni di voto femminile: un anniversario dolce-amaro perché i diritti delle donne navigano ancora a vista. Se lavorano hanno stipendi più bassi del 30-40% dei colleghi, se fanno carriera si fermano prima ché alcune poltrone sono (saldamente) maschili, se sono pensionate guadagnano meno, se diventano madri, dopo la gravidanza rimangono a casa, se subiscono violenza lottano contro i mulini a vento ché troppo spesso le sentenze condannano la vittima

Per non parlare di quelle che i figli non vogliono o non possono metterli al mondo e appellandosi alla legge 194 scelgono di abortire e si ritrovano a fare lo slalom alla ricerca di un medico non obiettore: una percentuale stimata al 70%. Se ricorrono a un aborto clandestino ecco che vengono multate fino a 15mila euro, come se fossero loro a commettere il crimine e non gli esecutori o chi, non attuando uno dei diritti delle donne, le costringe a estremi rimedi.   

Insomma, il cammino dei diritti delle donne è impervio. Lasciando da parte i due estremi - le donne dei cosiddetti Paesi in via di sviluppo e le attrici di Hollywood (a loro volta discriminate nei salari) - le donne italiane navigano in acque particolarmente torbide. Per farsene un’idea basta considerare che l’indice mondiale sulla differenza di genere che misura la distanza fra i sessi in base a criteri economici, politici e sociali, piazza l’Italia al 66esimo posto su 136 paesi: dalla Francia agli Stati Uniti passando per Germania, Spagna (12esima), Canada, Australia e perfino Argentina stanno tutti (tranne noi) nella top 30.  
 
L’aspetto più deprimente è che non solo si fa troppo poco per sanare il divario, ma non se ne parla mai se non per raccontare punte d’iceberg, emergenze. Quello che ci vorrebbe, invece, sarebbe un dibattito costante, costruttivo, per aiutare la maggioranza della popolazione (essì, ci sono più donne che uomini) a vivere una vita migliore. Quella che spetta loro per diritto. 

D’altra parte il recente dibattito sul ddl Cirinnà, l’utero in affitto e la stepchild adoption ha rivelato molto più di quanto è emerso in superficie, edulcorato dalle belle parole e dalle buone intenzioni. Gli studi scientifici dimostrano che il benessere del bambino non è compromesso se a crescerlo sono due donne, due uomini o un uomo e una donna. Poco importa: fingendo di contestare l’utero in affitto (per altro un diritto delle donne, laddove tutelato), il Parlamento ha sottinteso un approccio maschilista. Per la serie in barba all’uguaglianza di genere: solo le donne sanno cambiare un pannolino, dare la pappa, cantare la ninna nanna, consolare, sgridare, portare al parco i bimbi.  
  
Se per arrivare a tanto dovranno passare ancora i decenni, garantire la parità economica sarebbe già un gran risultato che, a sua volta, potrebbe scaturirne altri: “L’autonomia salariale significa autodeterminazione - spiega Lorella Zanardo autrice del documentario Dal Corpo delle donne, il documentario del 2009 che denunciava il sessismo televisivo -. Avere indipendenza economica è ancora oggi la cosa fondamentale per l'uguaglianza tra i sessi, nei rapporti familiari e di lavoro. Inutile meravigliarsi di tanta violenza domestica se non ci si può ribellare per mancanza di autonomia economica o di tassi di nascita ai minimi storici se le condizioni di lavoro non permettono di fatto la maternità”. Una battaglia che per prime devono combattere le donne: “Protestate, protestate e protestate. Qualcosa accadrà. L'empowerment, ossia il processo di crescita, di miglioramento, è nelle nostre mani”. L'eldorado rosa ancora non è (ancora) di questo mondo ma se tutte fanno sentire la loro voce, dalla società alla politica, sarà (solo) questione di tempo: l'empowerment è un diritto ma anche un dovere di ogni donna. 

Copyright foto: Fotolia
Il documento intitolato « Diritti delle donne: l'empowerment è (anche) un dovere » dal sito Magazine delle donne (magazinedelledonne.it) è reso disponibile sotto i termini della licenza Creative Commons. È possibile copiare, modificare delle copie di questa pagina, nelle condizioni previste dalla licenza, finché questa nota appaia chiaramente.