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Dipendenza affettiva: come riconoscerla e liberarsene

L'amore è un'ossessione, l'autonomia un ricordo lontano: pur di evitare di essere abbandonati si è disposti a fare di tutto. La dipendenza affettiva colpisce per lo più le donne e distrugge i rapporti. Ecco come riconoscerla per chiedere aiuto in tempo. 

Dipendenza affettiva: quando diventa patologica è necessario l'intervento di uno specialista.


Premessa: in coppia un po’ di dipendenza affettiva è normale. Significa empatia, si traduce in autostima e conforto, si nutre di ammirazione e conferme. Due partner indipendenti al 100% sono due coinquilini (se convivono), due conoscenti se vivono ognuno a casa propria e come insegna John Gottman, la regola dell'amore che dura è la contaminazione tra i partner. Il fatto è che la dipendenza affettiva può scivolare in quella patologica e minare la serenità della vita a due. In casi estremi può anche a farla saltare, la vita a due. Talvolta con risvolti tragici. Ecco perché, onde evitare di arrivare al punto di non ritorno, è importante saper leggere i segnali in tempo. 

Come riconoscere la dipendenza affettiva

Come spiega Glen Owens Gabbard, psichiatra e psicoanalista statunitense, la dipendenza affettiva si riconosce quando l’amore è un’ossessione capace di obnubilare tutto il resto. Non si decide più nulla in autonomia, ci si sottomette in tutto e per tutto al partner alla ricerca continua di rassicurazioni che, se non arrivano, mandano in crisi l’intero sistema. L’ipotesi di fare qualcosa da soli è impensabile: i dipendenti affettivi si sentono inibiti e indifesi, vivono con l’ansia dell’abbandono e se la relazione si spezza piombano nel buio. Perciò canalizzano tutte le energie al partner e pur di compiacerlo ignorano i loro bisogni. Al punto che, spiega Vittorio Lingiardi, professore ordinario di Psicologia dinamica alla Facoltà di Medicina e Psicologia della Sapienza, sono disposti a tutto, anche a “fare cose spiacevoli e degradanti pur di stare nell’orbita dell’altro”.  

Che cosa succede in coppia

Il fatto è che la dipendenza affettiva di uno dei due partner tende a stressare e a creare nei “donatori d’amore a senso unico” malessere psicologico o fisico piuttosto che benessere e serenità. Il sentirsi costantemente inadeguato affatica il partner più forte che, a un certo punto, non sa più come fare a rassicurare l’altro e può reagire in modi imprevedibili. Inoltre, la loro repulsione ai cambiamenti, mortifica l’evoluzione della vita di coppia, accompagnando l'amore all'uscita di emergenza. 

Le donne le più colpite

Le stime dicono che il fenomeno colpisce per lo più le donne e i soggetti vittime di disturbi post-traumatici da stress, di maltrattamenti o cresciuti in situazioni familiari estremamente tese. 

Vero amore o paura?

La risposta arriva dalle pagine di Donne che amano troppo, il libro di Robin Norwood: “Se mai vi è capitato di essere ossessionate da un uomo, forse vi è venuto il sospetto che alla radice della vostra ossessione non ci fosse l’amore, ma la paura; noi che amiamo in modo ossessivo siamo piene di paura: paura di restare sole, paura di non essere degne di amore e di considerazione, paura di essere ignorate, o abbandonate, o annichilite. Offriamo il nostro amore con la speranza assurda che l’uomo della nostra ossessione ci protegga dalle nostre paure; invece le paure e le ossessioni si approfondiscono, finché offrire amore nella speranza di essere ricambiate diventa la costante di tutta la nostra vita. E, poiché la nostra strategia non funziona, riproviamo, amiamo ancora di più. Amiamo troppo.”.

Superare la dipendenza affettiva

Come in tutte le patologie il primo passo è riconoscere di avere un problema. In questo il partner ha un ruolo fondamentale e deve fare attenzione a trovare le parole giuste per affrontare l’argomento così da convincerlo a rivolgersi a un valido psicoterapeuta. Il problema è serio e richiede l'intervento di uno specialista: le soluzioni fai da te sono ammesse nei primi tempi: solo quando il dipendente affettivo avrà cambiato l’ordine delle priorità, mettendo il proprio benessere in cima, la coppia potrà considerarsi salva. Fino ad allora l’equilibrio sbilanciato e i giochi di potere che scatena non possono che fare danni.

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