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Festival di Berlino 2016: dopo l'Orso d'oro il Nobel a Lampedusa?

Dopo l'Orso d'oro al Festival di Berlino 2016, consegnato da una commossa Meryl Streep, il regista Gianfranco Rosi lancia un appello per candidare gli abitanti di Lampedusa e Lesbo al Nobel per la pace.

L'Orso d'Oro del Festival di Berlino 2016 è stato consegnato da Meryl Streep al regista Gianfranco Rosi per "Fuocoammare".


Se lo aspettavano tutti, al Festival di Berlino 2016. Per prima Meryl Streep che sul palco della 66/ima Berlinale, ha annunciato con voce commossa l’Orso d’Oro a Granfranco Rosi per il suo Fuocoammare. Premiata l’Italia, premiato il coraggio, premiata la pietà. Tanto che oggi, dopo l'Orso d'oro a Lampedusa, il regista pensa al Premio Nobel agli abitanti dell'isola. 

Il primo miracolo, d'altra parte, è riuscito: le immagini del documentario girato a Lampedusa, l’epicentro del sogno di milioni di profughi, sono arrivate al cuore e alla pancia della platea, dei giudici e di tutti quelli che hanno incollato gli occhi al grande schermo, seguendo le vicende dell'isola con gli occhi del piccolo Samuele. “Il mio pensiero - ha esordito il regista ritirando il premio - va a tutti coloro che a Lampedusa non sono mai arrivati nel loro viaggio della speranza e alla gente di Lampedusa, che da venti, trenta anni apre il suo cuore a chi arriva". "È inaccettabile - ha aggiunto spalleggiato dal suo eroe, il medico dell’isola Piero Bartolo - che la gente muoia a mare, mentre cerca di superare le frontiere".

Gli orsi d'argento del Festival di Berlino 2016 hanno poi incoronato con il premio gran Giuria a Mort a' Sarajevo di Danis Tanovic, il film francese L'avenir della regista Mia Hansen-Love; Lullaby to the Sorrowful Mystery di Lav Diaz; la danese Trine Dyrlholm (migliore attrice), protagonista de La Comune di Thomas Vinterberg; il tunisino Majd Mastoura (migliore attore) per la sua interpretazione in Inhebbek Hedi; la sceneggiatura del polacco United States of love di Tomasz Wasilewski. Infine, premio per una particolare prestazione artistica a Mark Lee Ping- Bing, per il film Chang Jiang Tu (Crosscurrent) di Yang Tao. Il corto da Orso, invece, s’intitola Balada de um Batraquio ed è diretto da Leonor Teles.

Come di consueto il livello del Festival di Berlino 2016 non tradisce le aspettative di chi, dal cinema, si aspetta cultura e impegno e partecipazione. Tanto che lo stesso Gianfranco Rosi, alla conferenza stampa di chiusura del Festival di Berlino 2016, pur sottolineando che “non vuole essere un film politico, anche se forse lo è a prescindere" invita a fare proprio un messaggio imparato a Lampedusa: "Quando chiesi al dottore come mai Lampedusa fosse così generosa lui mi rispose: perché siamo una terra di pescatori, e i pescatori accolgono quello che viene dal mare. Dovremmo imparare tutti a essere un po' più pescatori"

Un appello alle coscienze di fronte all'emergenza umanitaria dei migranti, proprio nel momento in cui l'esodo verso il Vecchio Continente divide l’Europa, che il Festival di Berlino ha compreso fin da subito: "Noi siamo stati davvero travolti dalla forza particolare di un film, che collega arte e comprensione politica. E questo è il cuore della Berlinale”, ha annunciato Meryl Streep motivando la consegna dell'Orso d'Oro a Fuocoammare. Una pellicola che la star di Hollywood vuole vedere ancora, tra i premiati: “Meryl Streep mi ha detto, tenendomi per mano: ‘questo film può vincere l'Oscar. Farò di tutto perché sia portato negli Usa’”, ha raccontato all'Ansa Donatella Palermo, produttrice del documentario italiano.    

Nell’attesa che venga quel giorno, Gianfranco Rosi ha riproposto con qualche modifica (dopo il tentativo del 2013) la candidatura degli abitanti di Lampedusa e Lesbo al premio Nobel: “sarebbe una scelta giusta e un gesto simbolico importante - scrive dalle colonne di Repubblica -. Consegnarlo non a un individuo ma a un popolo. I lampedusani in questi vent'anni hanno accolto persone che sono arrivate, migranti, senza mai fermarsi. Ho vissuto lì un anno e non ho mai sentito da nessuno parole di astio e paura nei confronti degli sbarchi. Le uniche volte in cui li vedo reagire con rabbia è quando ci sono troppe notizie negative associate all'isola: ‘disastro a Lampedusa’, ‘i pesci che mangiano i cadaveri’, ‘arrivano i terroristi’”.

Perché a Lampedusa, il miracolo della pace, capita (quasi) tutti i giorni, per lo più all’insaputa (e tra l'indifferenza) del mondo: “C’è uno dei racconti del dottor Pietro Bartolo che mi è entrato nel cuore, anche se non sono riuscito a metterlo nel film - spiega Gianfranco Rosi -. Quando su una nave carica c'era una donna incinta che non era riuscita a partorire, stretta tra la folla. Bartolo attrezzò una piccola sala operatoria e fece nascere la bimba. Non aveva detto nulla a nessuno ma quando uscì dall'ambulatorio, sfinito, trovò ad aspettarlo 50 lampedusane con pannolini e vestitini. Quella bimba oggi si chiama Gift, dono, e abita con la mamma a Palermo. Questo stato d'animo appartiene non solo a Lampedusa ma alla Sicilia e i siciliani”. Al mondo, migliorato dalla generosa caparbia di quell’uomo. 

Copyright foto: Kika Press
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