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Infibulazione: tolleranza zero

Infibulazione, una pratica contro la quale ci sono ancora molte azioni, soprattutto culturali, da intraprendere a favore delle donne, spiegano le associazioni.

Infibulazione, un fenomeno ancora molto diffuso tra le donne, nonostante le dichiarazioni dei vari governi.


Infibulazione: ogni anno il 6 febbraio ricorre la giornata di tolleranza zero contro questo fenomeno, l'International Day of Zero Tolerance for Female Genital Mutilation. Una intera giornata di discussioni, propositi e dichiarazioni d'intenti sulla mutazione genitale femminile. Con risultati ancora attesi.

Mutilazione genitale femminile

Si calcola che la pratica delle mutilazioni genitali femminili eseguita in decine di Paesi nel mondo, in particolare in Africa, per un totale di 30 milioni le donne nel mondo sottoposte a questo tipo di pratica, per il 90% nel continente africano. Una risoluzione di messa al bando, a livello mondiale, è arrivata dall'Onu nel 2012 ma in molti parsi la pratica è ancora legale: si tratta della rimozione parziale o totale dei genitali femminili esterni, classificate in 4 tipologie di gravità, dalla circoncisione all’escissione del clitoride, fino alla più devastante, l’infibulazione. Questa infatti consiste nell’asportazione de clitoride, delle piccole e parte delle grandi labbra e la cucitura della vulva, lasciando un piccolo foro per urina e sangue mestruale. Cucitura che viene tolta dallo sposo, la prima notte di nozze. Secondo i dati, queste pratiche vengono eseguite su bambine e ragazzine, fino a circa 15 anni.
 

Le conseguenze delle mutilazioni

Come è facile intuire, le prime conseguenze sono strettamente legate ai rischi per le giovani, di infezione, emorragie e shock quando vengono praticate. Si rischiano poi patologie successive, complicazioni sessuali, oltre che durante il parto. E, ovviamente, la lesione della salute e del benessere sessuale della donna, senza contare i grossi danni psicologici della vittima, che spesso viene sottoposta a questi rituali per motivi culturali, sociali o religiosi, spesso perpetrati dalle donne adulte della famiglia alle bambine.

La situazione in Italia

Già nel 2006 è stato approvata la legge n. 7, che prevede la reclusione per chiunque pratichi l'infibulazione, con una aggravante se compiuta su minorenni, una legge sulla prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile, anche se alcune regioni, come l'Emilia Romagna, hanno in passato denunciato come il fenomeno ancora riguardi donne e bambine che vivono nel territorio italiano.

Novità nel mondo

Secondo l'Unicef, l'incidenza più alta (quasi il 90%) si registra in alcuni Stati del Corno d'Africa, come Somalia ed Eritrea, e poi in Egitto e Guinea. Tassi molto più bassi (al massimo 4%) invece in Ghana, Togo, Zambia, Uganda, Camerun. E arriva da poco la notizia che uno degli stati che in passato aveva il numero più alto di donne mutilate, il Gambia, ha dichiarato fuorilegge la pratica, seguendo l'esempio della Nigeria.

Copyright foto: Fotolia

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