Omicidio Ashley, l’arrestato confessa: “Non volevo ucciderla”

Gli inquirenti hanno arrestato un 27enne senegalese che ha sostanzialmente confessato l'omicidio di Ashley Olsen ma negato lo strangolamento: tra i due non un gioco erotico finito male ma un alterco.    

Per l'omicidio di Ashley Olsen è stato arrestato un 27enne senegalese.


Si chiama Cheik Tidian Diaw, ha 27 anni, è senegalese e in piena notte, dopo 5 ore e mezza d’interrogatorio è crollato, ammettendo - sostanzialmente - l’omicidio di Ashley Olsen, la 35enne americana che il fidanzato cercava da giorni dopo un litigio: l’ha trovata sabato 9 gennaio sul suo letto, nuda, l’ha sollevata, ha tentato la respirazione bocca a bocca, ignaro che Ashley fosse morta da almeno 36 ore. Più che un gioco erotico finito male, come si pensava in un primo tempo, ad uccidere la giovane è stato un moto di rabbia dell’amante occasionale: i due hanno avuto un rapporto sessuale, poi lei “Mi ha detto vattene, deve arrivare il mio fidanzato e mi ha spinto alla porta”, ha confessato alla polizia Cheik che, a quel punto, non ci ha più visto, le ha dato un pugno urlando “Mi hai trattato come un cane”, lei è caduta, si è rialzata, lui l’ha spinta, lei è caduta di nuovo, ha battuto la testa, è morta.   

Abbiamo dovuto chiudere le indagini per impedire che il sospettato fuggisse - ha detto il procuratore capo di Firenze Giuseppe Creazzo in conferenza stampa - le prove final, decisive, che ci hanno indotto a emettere il fermo, sono arrivate solo ieri sera e consistono nel risultato delle analisi del dna" ritrovato in un preservativo, sotto le unghie di Ashley e in una cicca di sigaretta abbandonati nel bagno dell’americana. Per il confronto del campione la polizia ha offerto una sigaretta al 27enne e una volta ottenuti i risultati non ci sono più stati dubbi. Cheik è stato accusato di omicidio aggravato dalla crudeltà e per aver agito nei confronti di un soggetto in condizioni di minorata difesa.  

Nato nel 1988, Cheik era “era arrivato da pochi mesi in Italia, da clandestino, per raggiungere il fratello". Era sconosciuto alle forze dell’ordine e anche se numerosi testimoni sostengono che spacciasse cocaina (accettando anche pagamenti in natura, come si dice), lui sostiene che viveva "facendo piccoli lavori", tra i quali distribuire volantini per le discoteche. E proprio davanti alla Montecarla, il noto locale fiorentino in via de' Bardi, è stato visto per l’ultima volta insieme ad Ashley la notte tra il 7 e l’8 gennaio. I due si sono allontanati insieme e insieme sono entrati nell’appartamento di lei, in via Santa Monaca, in Oltrarno. Dopo il rapporto da quella casa è uscito solo lui, con il telefonino di lei dove ha inserito la sua scheda sim, attirando su di sé i sospetti degli inquirenti. 

A questo punto restano da chiarire alcuni passaggi: Ashley è morta per "strangolamento - ha spiegato il procuratore di Firenze - ma la morte sarebbe sopravvenuta anche per altre lesioni: l'autopsia ha fatto rilevare due fratture al cranio". L'omicidio "ha avuto sia un'azione contundente, sia un'azione di strangolamento" mentre "Non c'è traccia di gioco erotico - ha poi spiegato il procuratore - ed è possibile che i due protagonisti non fossero lucidi". Non resta che aspettare "gli esami tossicologici su Ashley: abbiamo elementi per pensare che avessero assunto sostanze che non li rendevano lucidi, alcol di sicuro, forse altro. Non risulta che si conoscessero". Sarebbe l'unico, insomma, l'incontro con Cheik che è stato fatale per Ashley.

Copyright foto: Facebook@Ashley Olsen
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