Voto alle donne, le Suffragette di Sarah Gavron come le attiviste di oggi

"Suffragette", il film di Sarah Gavron tutto al femminile (interpreti Carey Milligan, Helena Bonham Carter e Meryl Streep)racconta le donne normali che si trasformarono nelle prime attiviste per il diritto di voto alle donne. 

"Suffragette" di Sarah Gavron interpretato da Carey Mulligan ed Helena Bonham Carter, con un cameo di Meryl Streep racconta la lotta per il voto alle donne.


Nessuno, prima di Sarah Gavron, 45enne regista londinese, aveva mai raccontato le Suffragette e la loro battaglia per il diritto di voto delle donne, per quel suffragio universale che arrivò 26 anni dopo il movimento. Nessuno, prima di Suffragette, era mai riuscito a portare sul grande schermo una lotta senza tempo, legando il passato al presente in un’unica voce che si rincorre come un eco. Perché quello interpretato da Carey Mulligan ed Helena Bonham Carter, con un cameo di Meryl Streep è stato il primo, vero e proprio movimento di attiviste che ha dato il via alle rivendicazioni femministe. Ci sono voluti sei anni per farlo e il risultato, che ha aperto il 33° Torino Film Festival, è destinato a lasciare un segno indelebile nel tempo.

È una storia che risale a cento anni fa e tanti sono gli anni che abbiamo dedicato a realizzarla” ha spiegato la regista del team tutto al femminile: non solo le attrici ma anche la sceneggiatrice, Abi Morgan (autrice di The Iron Lady) e le produttrici Alison Owen e Faye Ward Gavron. Un dettaglio che candida Suffragette al titolo di film dei record: "È il primo film a trattare di quest'argomento, è il primo film ad avere avuto l'autorizzazione di girare alcune riprese nella House of Parliament, il palazzo di Westminster: siamo riuscite a entrare proprio grazie a una lotta femminista, sfinendoli di richieste giorno dopo giorno finché ci hanno autorizzate. Ed è il primo film a vedere tante donne insieme dietro e davanti la macchina da presa”. Non c’è scampo, il film, che uscirà nei cinema a marzo, dovrebbe essere visto da tutte le donne perché “in pochi sanno quanto dobbiamo a quelle donne che non avevano paura di niente”, conferma la regista che insieme alle sue moderne Suffragette ha spulciato diari e cronache alla ricerca delle voci di quelle donne.

Donne normali, scelte apposta per collegare le lotte del 1912-13 - quelle raccontate nel film, le più decisive - ai giorni d’oggi: “Questa è una storia di tutte le donne, di ieri e di oggi perché, anche se in maniera differente, i punti di contatto tra le disparità e i soprusi del passato e il presente sono tantissimi, dalla differenza salariale alle violenze sessuali passando per la tutela dei figli” spiega la regista che ha condensato le decine e decine di biografie lette in Maud, che lavora in una lavanderia dell'East London, nell'allora proletaria Brick Lane. “Oggi viviamo nell’era digitale, possiamo constatare le differenze nel mondo e immedesimarci nei soprusi che le donne subiscono: questo film mette tutto in fila a partire da quelle battaglie pressoché sconosciute”. Per farlo in maniera efficace Sarah ha dovuto “mettere a tacere la vena hollywoodiana che mi spingeva a sondare le vicende private, per concentrarmi sui diritti: per questo nei titoli di coda di Suffragette c’è l’Arabia Saudita dove le donne non possono andare alle urne se non sono accompagnate, il che riflette come, ancora oggi, siano influenzate”. 

Insomma, si è detta la Gavron, “non è possibile che tutti conoscano Mary Poppins e nessuno le Suffragette”. Non è giusto che questa storia sia “spesso è stata sepolta dallo stereotipo della suffragetta borghese tutta the e pasticcini”, tipo la madre dei bambini affidati a Mary Poppins, per l’appunto. Quelle donne sono esistite, hanno maturato una consapevolezza una brutalità dopo l’altra e “da estranee alla politica si sono trasformate in disobbedienti civili” di una disobbedienza “fatta assai più di azione che di parole” perché il loro contesto di riferimento era, anzitutto, quello operaio. “Loro erano davvero più avanti, abbattevano tabù, convenienze sociali e rischiavano tutto, casa, famiglia, figli”.

E sapevano che per attirare l’attenzione, le parole non bastavano: spaccarono vetrine, invasero il parlamento, sabotarono l'alta tensione, spedirono pacchi esplosivi. Episodi discussi tra gli storici che Suffragette tratta per quello che sono, senza malizia: “quelle donne venivano da una lotta quasi 50ennale per il diritto di voto e non solo non avevano raggiunto il loro risultato, ma erano state poco considerate dai media del tempo. Capirono che, come dice oggi Gheena Davis, "vedere è essere", occorre essere presenti, visibili sui mezzi di informazione questo sposta gli equilibri, allarga il consenso. Ma questo si può fare solo con la complicità delle donne, oggi come nel 1912, quando il governo oscurava la loro presenza rispetto all'opinione pubblica". Oggi come allora, la battaglia per i diritti delle donne passa, anzitutto, attraverso le donne. 

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