Disturbo d’ansia generalizzato: sintomi e terapia

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L’ansia generale è una nevrosi, di origine psichiatrica, che si manifesta soprattutto negli individui giovani. Si caratterizza con angosce ricorrenti e ossessioni e viene curata facendo ricorso alla psicoterapia associata eventualmente a dei medicinali.


Definizione

I disturbi dell’ansia generalizzata fanno parte della vecchia classificazione delle nevrosi di angoscia. Molto spesso presenti nei giovani e nelle donne, si tratta di manifestazioni di angosce permanenti e di inquietudini difficilmente controllabili. Generalmente, questo disturbo abbastanza diffuso colpisce circa il 2% della popolazione.

Ansia

L’ansia è un disturbo dell’umore che si caratterizza con un’apprensione eccessiva e non motivata da parte di un soggetto. Avere un temperamento ansioso tuttavia non rimanda direttamente ad una forma di malattia, il fenomeno infatti è molto comune negli essere umani e presenta talvolta perfino qualche vantaggio.
Prima di tutto, la persona ansiosa ha la costante preoccupazione di far bene le cose e ha paura di determinate situazioni che possano condurre ad un insuccesso. Il secondo vantaggio riguarda la vita sociale: l’ansia infatti gioca un ruolo inibitore delle nostre pulsazioni egoiste e ci obbliga a riflettere bene sui nostri doveri, respingendo quindi la sensazione di gratificazione immediata. Il terzo vantaggio concerne il rapporto con la novità: in una situazione sconosciuta o eccezionale (shock, conflitti, crisi, nuove decisioni) è meglio pensare due volte prima di prendere una decisione. L’ansia permette di attivare l’attenzione e la sorveglianza, quindi di adattarci al meglio alle situazioni pericolose e di incertezza.

L’ansia diventa patologica quando persiste malgrado la sparizione della situazione che l’ha innescata o quando si attiva un sistema di allerta senza che vi sia alcun pericolo per il soggetto. Quando i disturbi d’ansia si mescolano alla vita quotidiana, possono costituire un vero e proprio problema. I pazienti che ne soffrono hanno dei ragionamenti tortuosi e travagliati che li conducono a credere che ogni cosa andrà per il verso storto.

Statistiche

Il disturbo d’ansia generalizzato non è raro: nell’arco di un anno la sua prevalenza si stima essere tra il 3 e il 4% mentre su una vita essa aumenta tra il 5 ed il 7%. Alcune forme specifiche di ansia sono ancora molto diffuse: le fobie specifiche sono presenti in circa l’11% della popolazione e la fobia sociale nel 13%. Le donne sono complessivamente più colpite rispetto agli uomini: i dati ci dicono infatti che vi è un’incidenza che va dal 55 al 65% a seconda dei paesi.

Cause

I specialisti non sono riusciti a determinare delle cause particolari legate a questo tipo di disturbo. Come molte malattie psichiche, la sua apparizione sarebbe il risultato di un insieme di fattori: predisposizione genetica, eventi familiari traumatici o shock sarebbero degli elementi che alimenterebbero l’ansia nel paziente.

Sintomi

Il disturbo d’ansia generalizzato possiede numerose manifestazioni: ansia di fondo permanente; apprensione esagerata; sensazione di non saper controllare le proprie preoccupazioni; stanchezza e disturbi del sonno; muscoli tesi, talvolta dolorosi; concentrazione difficile; agitazione, sovraeccitazione; tendenza ad innervosirsi facilmente; dolori e spasmi al ventre; dolori muscolari; palpitazioni, tremolii; mani sudate; vertigini, mal di testa; diarrea e costipazioni; sensazione di soffocamento; talvolta un’associazione con altri disturbi ansiosi come l’esistenza di attacchi di panico (apparizione improvvisa di uno stato d’ansia maggiore che sparische rapidamente).

Paura di morire, di ammalarsi, di non riuscire o paura ingiustificata di un attentato o di catastrofi naturali. Qui di seguito una lista di esempi di ragionamenti legati all’ansia: pensare che accade sempre tutto a noi; tendenza a voler troppo controllare tutto senza lasciare spazio agli imprevisti; tirare delle conclusione senza alcuna prova; concentrarsi su un dettaglio lasciando perdere il contesto generale; generalizzare a partire da un solo caso; esagerare le conseguenze di un fatto; fare delle associazioni errate tra le cose.

Diagnosi

Per stabilire la diagnosi, il medico dovrà effettuare dei test che permettano di eliminare ogni causa fisica reale. Bisogna che l’ansia sia permanente e raggiunga dei picchi angoscia per essere definita come una malattia. La diagnosi si basa grazie ad un colloquio col paziente che presenti dei sintomi ansiosi. Nel caso dei disturbi ansiosi generalizzati, questi disturbi impediscono alla persona di occuparsi normalmente delle proprie faccende quotidiane e durano per qualche mese.

Trattamento

Gli elementi fonti di angoscia devono essere evitati al massimo. Possono essere presi in considerazione alcuni consigli, come lo smettere di fumare, di bere alcol e di diminuire il consumo di caffè impegnandosi di un’attività fisica regolare. Un tipo di terapia, detta cognitivo-comportamentale, riscontra dei buoni esiti. Essa viene spesso accompagnata dall’assunzione di medicinali contro l’angoscia o ansiolitici, talvolta perfino degli antidepressivi. Imparare a riconoscere le fonti di angoscia e calmare le loro manifestazioni, fa parte della cura. Gli altri trattamenti che possono risultare molto efficaci sono il metodo di rilassamento, la psicoterapia di sostegno (con l’ascolto e la sdrammatizzazione) e la psicoterapia, psicanalitica o di gruppo.

Qualche esercizio di rilassamento, di respirazione e la pratica regolare di un’attività fisica possono aiutare a dissipare l’inquietudine permanente. Generalmente, il trattamento dell’ansia comporta una terapia medicamentosa.
Quest’ultima si realizza in due tempi: prescrizione degli ansiolitici in un primo momento per ridurre le manifestazioni fisiche legate all’ansia, la cui efficacia si misura a breve termine; prescrizione di antidepressivi in un trattamento di fondo, senza tuttavia che ciò sia obbligatorio. Da notare che l’assunzione di medicinali deve essere assolutamente accompagnata da una psicoterapia, senza di essa infatti l’efficacia di questi farmaci sarebbe solo relativa.

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