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Raoul Bova rinviato a giudizio per frode fiscale

Raoul Bova rinviato a giudizio dal gup di Roma: secondo l'accusa la frode fiscale supererebbe i 600mila euro. Caustici i commenti sul web: "Il prossimo film sarà Scusa ma ti chiamo evasore?".


Il gup di Roma ha rinviato a giudizio l'attore Raoul Bova. L'accusa è di evasione fiscale per un importo di oltre 600mila euro.


Raoul Bova rinviato a giudizio per evasione fiscale. Continua l’epopea giudiziaria dell’attore di Scusa ma ti chiamo amore che, dopo la decisione del gup di Roma, dovrà presentarsi in aula il 21 settembre del 2016 (con la sorella Daniela e l’ex moglie Chiara Giordano) per la prima udienza davanti al giudice dopo che la Procura capitolina gli ha contestato il reato di dichiarazione fraudolenta mediante artifici. In sostanza, quindi, l’attore e le due donne sono accusati di aver procurato, tra il 2006 e il 2010, sgravi fiscali trasferendo alcuni costi alla società Sammarco, che gestisce l’immagine dell’attore dagli occhi blu per un totale di oltre 600mila euro. 

“Sbalordito” il difensore di Bova, Giuseppe Rossodivita che, dopo la decisione del giudice, ha commentato: “Sono state disattese le affermazioni del tribunale del riesame e della Cassazione. Il collegio dei giudici della libertà, ha scritto che manca il fumus e non c'è alcun reato. Adesso faremo il processo e lo dimostreremo in aula". 

All’aula, però, mancano ancora parecchi mesi e la rete, incurante di quella “presunzione di non colpevolezza” che si trova ben evidente nella Costituzione italiana, ha già dato il via al processo virtuale con l'hashtag #raoulbova. Ecco quindi che gli internauti si scatenano tra pronostici al vetriolo, “Il prossimo film di Raoul Bova sarà Scusa se ti chiamo evasore?”, simpatici cinguettii, “C’è Raoul Bova tra le tendenze di Twitter: era in qualche traccia della prima prova?”, e opinioni categoriche ma definitive “Comunque la maxi evasione fiscale non sarà mai scandalosa quanto il fatto che lo paghino per recitare”. 

Dal bello della tv, per ora, nessuna replica.

Copyright foto: Kika Press  

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