Donne, uomini e menù

Carne rossa agli uomini e cioccolato alle donne: la dieta, più che alla genetica, s'ispira alle emozioni e alla cultura e a dettare le preferenze in fatto di cibo sono gli stereotipi consolidati nei millenni. 

Gli uomini prediligono la carne rossa, cibi crudi e al naturale; le donne insalata di pollo, verdure, frutta e cioccolato.


Siamo quello che mangiamo ma mangiamo in base a chi siamo: carne se uomini, insalata e verdure se donne. Generalizzando, s'intende, c'è chi ha provato a definire i gusti attraverso le deformazioni della lente di genere, cercando di dimostrare che più che la genetica è l'ambiente che ci circonda a dettare il menù. In Come mangiamo. Appetito, cultura e psicologia del cibo (Ed. Ponte Alle Grazie, 2003), Leon Rappoport mescola l’indagine storica, psicologica e antropologica a curiosità e aneddoti e, ripercorrendo la storia delle abitudini alimentari dall’età della pietra a oggi, riconduce le scelte culinarie a fattori emotivi e culturali che con le differenze tra i due sessi molto hanno in comune.

"L'unico alimento che siamo naturalmente predisposti ad amare è lo zucchero - spiega Patrick Mac Leod, presidente dell'Institut du Goût di Parigi -. Per quanto riguarda gli altri sapori, si impara ad apprezzarli". Anche perché un conto è il "gusto di", un altro è il "gusto per": se il primo viene percepito con le papille ed ha a che fare con la genetica, il secondo si affina con il vissuto e più che altro mette in gioco la vita di tutti i giorni. Ma che tra il cromosoma X e quello Y non ci siano differenze tra i recettori gustativo e olfattivo è ormai assodato. E allora, se è vero che  "il gusto non viene descritto, viene sentito", come sottolinea Mac Leod, e che quindi bisogna assaggiare per imparare a percepirlo, si capisce l'importanza dell'educazione alimentare che si riceve da bambini: quanto più sarà variegata e completa, tanto più, la persona svilupperà un senso più raffinato. 

Sostenitore di questa tesi è lo psicologo dell'alimentazione Brian Wansink autore di Mindless eating. Perché mangiamo senza pensarci? (Ed. Pisani) che sottolinea come, in caso di stress, donne e uomini aprano il frigo alla ricerca di "comfort food" differenti, scegliendo cibi che echeggiano quelli legati alle rispettive infanzie: cioccolato e dolciumi per le donne, pasta o pizza per gli uomini. 

Nello studio Is Meat Male? A Quantitative Multimethod Framework to Establish Metaphoric Relationships, apparso nel 2012 sul Journal of Consumer Research, il legame fra preferenze alimentari e identità di genere viene fuori in maniera lampante e - spiegano - si sarebbe consolidato nel corso dei millenni. Riassumendo: gli uomini prediligono la carne rossa - per antonomasia associata alla virilità -, cibi crudi e al naturale, a differenza delle donne che, invece, scelgono insalata di pollo, cereali, verdurafrutta. In generale, si evidenzia, piatti più elaborati, che richiedono tempo per essere cucinati, in perfetta sintonia con le ore che il gentil sesso, dalla notte dei tempi, dedica all'arte culinaria. 

"Gli uomini vengono da marte e le donne da venere", titolava il celebre libro John Gray (Rizzoli, 2004) - : basta chiedere a un qualsiasi ristoratore per convincersi che gli stereotipi che avvolgono gli universi maschile e femminile - primo tra tutti la virilità per lui, il conto delle calorie per lei - interferiscono nelle scelte alimentari: sformato di verdure per lei, piatto di tagliatelle ai funghi porcini per lui. Quasi sempre, ad aggiudicarsi i piatti più leggeri, sani e nutrienti è lei, dall'antipasto al dolce. 

In questo senso, la pubblicità - che sfrutta i luoghi comuni per creare il senso d'appartenenza - arriva dritto al sodo. Se con gli uomini fa leva il ruolo del cacciatore (declinato in salsa moderna anche nelle vesti di calciatore) insinuando un maggior bisogno di proteine per i muscoli, con le donne fa ben attenzione a proporre cibi light che, più che alla salute, fanno bene alla linea. 

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