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Freezing mums: le donne che fermano l'orologio biologico

Si chiama social egg freezing ed è la soluzione per posticipare la maternità al momento più opportuno grazie al congelamento degli ovociti prima dei 35 anni: una rivoluzione al femminile che ha già conquistato il mondo anglosassone.

In Italia, ogni anno, 500 donne ricorrono al social egg freezing: nel mondo anglosassone la percentuale è aumentata del 20% negli ultimi anni.


Si possono fermare le lancette ma non il tempo, si diceva. Poi le donne hanno iniziato a congelare i propri ovociti e l'orologio biologico ha smesso di ticchettare. Il social egg freezing è la soluzione per rimandare la maternità al momento migliore senza che l'invecchiamento si metta di mezzo. Sdoganata nel 2012 dalla American Society of Reproductive Medicine che l'ha ufficialmente approvata come efficace e collaudata, nel mondo anglosassone la pratica è aumentata del 20%. In Italia le donne che ogni anno la scelgono si fermano a 500 l'anno ma la quota è destinata a crescere. D'altra parte - a patto che venga fatta entro i 35/37 anni, altrimenti può essere del tutto inutile perché se a 23 anni un’ovulazione su tre può sfociare in una gravidanza, a 42 solo una su 12 -, è tanto semplice quanto rivoluzionaria: una manna per le donne in carriera e le sportive, quelle alla ricerca del principe azzurro o della sicurezza economica, o, ancora, quelle meno fortunate costrette a lunghe cure mediche. Donne per cui la maternità più che altro è una corsa contro il tempo.  

Nella Silicon Valley

Lo sanno bene Apple e Facebook, i due colossi della Silicon Valley che si sono offerti di pagare il procedimento alle proprie dipendenti nell'eventualità che un giorno decidano di fare un figlio. Bonus che, com'era prevedibile ha scatenato le polemiche ed è stato da molti criticato: "così - obiettano in coro i polemici - si rischia di mandare un messaggio sbagliato e cioè che le donne preferiscono la carriera alla famiglia". Altri insistono sul fatto che forse sarebbe stato meglio introdurre maggiori sostegni alle madri lavoratrici. In realtà, spiega Valérie Vernaeve, direttrice della clinica di Barcellona Euginuno dei primi centri di riproduzione assistita in Europa, le ragioni che inducono le donne a congelare gli ovuli sono altre: "Il motivo principalespiega - non è il desidero di raggiungere una posizione importante. Se poche lo fanno per posticipare la maternità, la maggior parte lo fa piuttosto per la mancanza di un partner".

Madri attempate

Elisa di Francisca, 31 anni, due medaglie d'oro nella scherma alle Olimpiadi 2012 e le migliori intenzioni per le prossime a Rio, non ha esitato a cogliere l'opportunità di fermare il tempo, diventando, da allora, anche brand Amassador di Timefreeze: "Credo che il congelamento degli ovuli possa aiutare donne che, tra mille impegni di lavoro, studio e carriera, stanno tralasciando il sogno di maternità. Un giorno, quando si fermeranno e avranno voglia di mettere al mondo un bimbo potrebbero incontrare alcune difficoltà. Il congelamento permette proprio di mantenere vivo questo sogno". Opzione - quella della gravidanza in tarda età - sempre più cara alle donne occidentali: in Inghilterra il numero delle madri over 50 è raddoppiato dal 2008 al 2012, mentre in Italia solo l'8,5% ha meno di 25 anni e le over quarantenni che si sono sottoposte a trattamenti di fecondazione assistita sono balzate dal 20,7% del 2005 al 30,7% del 2012. 

Social egg freezing: il punto

Va precisato che il freeezing, a differenza del congelamento lento, trasforma in tempi rapidissimi un liquido in un solido molto viscoso dalla consistenza vetrosa evitando la formazione dei cristalli di ghiaccio che potrebbero danneggiare la struttura cellulare dell’ovulo. Tanto che - con la tecnica Cryotop e in pazienti che hanno meno di 35 anni -, il tasso di sopravvivenza dell'ovulo raggiunge il 97% mentre quello di gravidanza arriva al 65%

Portafoglio alla mano, congelare i propri ovociti costa dai 2 ai 3 mila euro, più un deposito annuale di circa 300 euro. Bazzecole rispetto ai 9-13 mila dollari necessari negli Usa, al punto che sempre di più sono le donne d'oltreoceano che sbarcano da noi per sottoporsi al social freezing secondo la nuova tecnica di raffreddamento messa a punto nel Bel Paese e praticata in 61 centri pubblici e 58 privati sparsi per la penisola. 

Eppure in Italia la disinformazione regna sovrana: le donne non conoscono il social freezing e se ci arrivano è in seguito a interventi chirurgici o chemioterapie (in questi caso, però, il Servizio sanitario nazionale copre le spese). Quando invece, anche in virtù del fatto che, non riguardando ovuli non fecondati, non rientra nello spettro della legge 40, andrebbe incentivata anche tra le donne sane. Andrea Borini, presidente della Società italiana di conservazione della fertilità, non ha dubbi: "All'estero non c'è nessun tabù: le ragazzine sono a conoscenza dell'opportunità e le donne che ne hanno approfittato vengono soprannominate "freezing mums". In una cultura maschilista questa possibilità può essere percepita come uno sfogo egoistico mentre la donna dovrebbe avere il diritto di poter fare figlio quando vuole, secondo i suoi tempi, non secondo quelli imposti dal datore di lavoro o dal compagno, e di avere tutta l’assistenza sociale necessaria".

Non tutti gli psicologi, però, sono dello stesso avviso: più che una vittoria, il congelamento degli ovociti è percepito come un inganno alla biologia e alla maternità che non dovrebbe essere scissa dalla sessualità. Forse, si arrovellano, bisognerebbe adattare la società all'orologio biologico e non viceversa. Nel frattempo, le donne che vogliono (e possono permetterselo) approfittano dei tempi supplementari fischiati dalla scienza. Senza dimenticare il fatto che, il congelamento degli ovociti non dà la sicurezza al 100%: l'età resta un fattore determinante che nemmeno il ghiaccio può congelare.

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