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L'allattamento al seno tra tabù, benefici e affari

L'allattamento al seno è prezioso e l'Oms lo raccomanda per tutto il primo anno di vita. Eppure la cronaca racconta un mondo dove tra tabù, vecchie abitudini e affari, le cose non vanno sempre come dovrebbero.  

Ha scatenato un putiferio l'episodio avvenuto in un hotel di lusso a Londra: una donna che allattava è stata invitata a coprirsi.


Lo suggerisce l'istinto, lo conferma la scienza: il latte materno è insostituibile. Certo, se le condizioni lo permettono e quindi se mamma e bambino stanno bene e se la montata lattea arriva nei tempi giusti. Altrimenti è inutile dannarsi, rischiando di cadere in depressione perché al giorno d'oggi, care mamme, sappiatelo: i bambini crescono sani e felici anche se alimentati con il latte artificiale. Quello che stupisce, cronaca alla mano, è l'accanimento con cui i pro e i contro allattamento al seno difendono le rispettive tesi. 

La cronaca

Il 21 novembre dodici pediatri sono finiti agli arresti domiciliari con l'accusa di corruzione perché avrebbero favorito l'utilizzo di latte in polvere sotto lauti compensi delle case farmaceutiche. Oggi sono tutti liberi ma le indagini scattate nel giugno dell'anno scorso dopo una segnalazione anonima - che hanno travolto specialisti della provincia di Pisa, della Versilia e di Massa (due di loro sono primari ospedalieri a La Spezia ed Empoli) - proseguono. E i colleghi prendono le distanze: "I recenti fatti di cronaca - ha dichiarato Costantino Romagnoli, Presidente della SIN, Società Italiana di Neonatologia - che hanno visto coinvolti alcuni pediatri, ci hanno fatto additare dall’opinione pubblica come fautori di un allattamento diverso da quello materno e tutti sappiamo che questo è tanto ingiusto quanto falso”. 

L'altro episodio significativo è accaduto all'inizio di dicembre nell'Inghilterra conservatrice di David Cameron, incalzata dalla destra euroscettica di Nigel Farage, leader inglese dell'Ukip. A scatenare la guerra fredda tra le due visioni, è stato l'episodio avvenuto in una sala da tè del Claridge's, un hotel a cinque stelle del centro di Londra. Protagonista Louise Burns, una mamma di 35 anni che mentre stava allattando la sua bambina di appena tre mesi è stata ammonita da un cameriere a coprire con un tovagliolo la piccola. I testimoni raccontano che la povera Louise, presa alla sprovvista, sia arrivata alle lacrime prima di obbedire al millantato regolamento interno che la direzione ha poi negato di avere. Il putiferio è scoppiato non appena la vicenda è rimbalzata sui media e su Facebook dove il movimento Free to Feed ha organizzato un allattamento al seno di massa davanti all'hotel additandolo come moralista e bacchettone. Nigel Farage ha fatto sapere che, pur non avendo niente in contrario a livello personale, i locali pubblici dovrebbero poter chiedere alle mamme di allattare in maniera discreta. "Forse chiedendogli di sedere in un angolo o in qualsiasi altro modo", ha risposto a chi lo incalzava. Tradotto per i suoi elettori: l'imprenditore deve essere padrone a casa sua. Cameron, pur leader del partito conservatore, ha preso le distanze e si è allineato alla legge: "il Premier - ha riferito una portavoce di Downing Street - condivide la posizione del sistema sanitario nazionale secondo la quale l'allattamento al seno è completamente naturale ed è del tutto inaccettabile che una donna venga fatta sentire a disagio quando allatta in pubblico".  

I benefici dell'allattamento al seno

Amato, bistrattato, osannato e ripudiato, il gesto più naturale del mondo è ancora all'origine di conflitti morali e d'interesse. D'altra parte l'abitudine di ricorrere al latte artificiale nata negli anni Sessanta ha influenzato la generazione di quelle che oggi sono le nonne, in grado di condizionare profondamente lo stile delle neo mamme. Anziane signore che però, forse, non conoscono i benefici che la Sin ci tiene a ricordare: il latte materno e, in particolare, l’allattamento esclusivo al seno almeno per i primi sei mesi, riducono del 36% il rischio di SIDS (sindrome da morte improvvisa del lattante) e del 52% le possibilità che il bambino sviluppi la malattia celiaca, è importante per gli apparati intestinale e respiratorio, e nella prevenzione di patologie allergiche, asma, dermatiti, diabete mellito e dell’obesità. I vantaggi diventano ancor più importanti nei nati pretermine. Da qui, anche, la necessità di incentivare l’uso di latte umano proveniente dalle Banche del latte donato e quello di fortificare il latte materno destinato ai nati pretermine. Last but not least, allattare fa bene anche alla mamma: accelera la ripresa fisica dalla gravidanza e dal parto, riduce il rischio di cancro della mammella e contribuisce al benessere psicofisico.

''Il latte materno - spiega Giampietro Chiamenti, presidente della Federazione italiana medici pediatri (Fimp) - è l'alimento ideale per il lattante perché perfettamente bilanciato e in grado di fornire tutti gli elementi nutritivi nelle giuste proporzioni. Inoltre l'allattamento al seno favorisce lo sviluppo delle interazioni positive tra mamma e bambino, che oggi sappiamo essere alla base dello sviluppo relazionale ed emotivo". 

I dettami dell'Organizzazione Mondiale della Sanità

Tanto più che è la stessa Organizzazione mondiale della Sanità a incentivarne l'utilizzo esclusivo e a richiesta del bambino. Compiuto il sesto mese, si può integrare con altri alimenti introdotti con lo svezzamento - vegetali, fibre, carne e cereali - che danno un apporto equilibrato nel complesso. Va però anche detto, ci tiene a precisare Costantino Romagnoli che "non possiamo ignorare il ruolo che le aziende produttrici di latti formulati svolgono al nostro fianco nel fornire alimenti ai neonati che non hanno la fortuna di avere il latte materno (i pretermine e i neonati patologici tra tutti) e nel promuovere una formazione corretta nell’ambito dell’alimentazione del neonato e del lattante". Insomma, come sempre, in medio stat virtus.

Oggi la percentuale di mamme che nei primi sei mesi di vita del bambino allattano al seno è ferma al 38%: uno degli obiettivi dell'Oms è innalzarla entro il 2025 al 50%, una mossa che, rilevano gli esperti, potrebbe salvare 220mila bambini l'anno. In Italia, fa sapere Giovanni Corsello, presidente della Società italiana di pediatria (Sip) "abbiamo percentuali molto alte nei primi mesi di vita, che si aggirano tra il 70 e l'80% e sono frutto di una maggiore consapevolezza dei genitori. Tuttavia, dal terzo mese le percentuali calano, attestandosi al 50% o ancora al di sotto, in particolare nelle regioni del Centro e del Sud, spesso per motivi legati al lavoro e alla mancanza di servizi dedicati alle neomamme". Ma la consuetudine di sostituire il latte materno, quando c'è, con qualsiasi altro alimento, conclude Corsello, "non è una scelta eticamente sostenibile e perseguibile e nessun medico può consigliarla". 

Eppure, solo un paese del mondo su cinque rispetta il codice dell'Oms sui sostituti del latte materno, che prevede, ad esempio, il divieto di promuoverli con spot e regali alle neomamme. Il codice, varato nel 1981, chiede anche ai produttori di indicare chiaramente sulle etichette la superiorità dell'allattamento al seno, vieta qualsiasi donazione al personale sanitario per promuovere l'uso del latte artificiale e chiede ai governi di vigilare sull'applicazione delle norme. Buono a sapersi: l'Italia, che non applica solo l'ultimo punto del codice, si colloca in una posizione abbastanza buona

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