Blue My Mind, l'adolescenza intima e surreale di Lisa Bruhlmann

Letizia Rogolino

L’adolescenza è un tema affrontato spesso sul grande schermo, ma la regista svizzera Lisa Brühlmann lo racconta in un modo personale, intimo e surreale con la sua opera prima Blue My Mind, presentato all’interno del programma di Alice nella Città 2017.
 

Mia è la giovane protagonista di Blue My Mind, film presentato nel programma di Alice nella Città 2017.


Mia è una giovane ragazza che si trasferisce a Zurigo con i genitori. La nuova casa è grande, moderna, con i mobili ancora da sistemare, ma lei non accetta questo cambiamento radicale, cercando quotidianamente lo scontro con la madre e il padre che, tuttavia, si dimostrano comprensivi e affettuosi. Comincia a frequentare cattive compagnie che la incoraggiano a saltare la scuola per andare a rubare al centro commerciale, a fumare e a bere da qualche parte perdendo gran parte della giornata. La causa del suo disagio sembra legata alla sua età, alla difficoltà di crescere facendo i conti con un corpo che cambia, con la voglia di integrazione e di libertà. Ma quelli che potrebbero sembrare i classici problemi di una vita da teenager assumono un significato diverso quando Mia comincia a mostrare delle anomalie fisiche, trasformandosi gradualmente in una creatura ambigua, esigente e istintiva, appartenente ad un altro mondo.


Un coming of age surreale

Blue my Mind è l'opera prima della regista svizzera Lisa Brühlmann.

Se nella prima parte Blue My Mind sembra una storia di formazione come tante, un coming of age con una giovane protagonista depressa e insoddisfatta della sua vita apparentemente perfetta, ben presto scivola verso il paranormale con uno stonato sottotesto fantasy. La regista sceglie il registro della metafora per raccontare la paura del passaggio dall’infanzia all’età adulta, con le insicurezze legate alla sessualità e alla ricerca della propria identità. Mia non si sente parte della famiglia e cerca disperatamente nuove persone con cui relazionarsi per mettersi alla prova e spingersi al limite. Stordita continuamente da alcool e droga, spera di dimenticare la sua condizione e mettere la testa sotto la sabbia, piuttosto che affrontare quello che le sta accadendo.


Un film sconnesso che perde la bussola

L’idea alla base di Blue My Mind è originale ed intrigante, ma la Bruhlmann non riesce a realizzare un film in cui la parte sperimentale dialoga chiaramente con la struttura più classica. La narrazione provocante, sensuale e surreale ricorda il film Under the Skin di  Jonathan Glazer, con un personaggio femminile dal temperamento irrequieto e seducente che si rivela molto lontana dall’essere umano. Perché in fondo quando si vive il periodo dell’adolescenza ci si sente un po’ fuori dal mondo, in bilico tra due versioni di noi stessi che lottano tra di loro per definire la natura dell’individuo futuro.

Peccato che lungo il cammino Blue my Mind perde la bussola, incastrando la sceneggiatura in scene gratuite ed esplicite che rendono il film inutilmente disturbante e sconnesso. Nella seconda metà si assiste ad una fiera dell’assurdo, per cui il film perde credibilità,  come spesso accade quando si sceglie un modo  alternativo di affrontare una tematica classica, senza avere gli strumenti adatti. 

Il grottesco prende il sopravvento, nonostante i giovani protagonisti di talento selezionati per il cast. Un consiglio: non vedete il trailer prima del film altrimenti lo spoiler è assicurato.

Vedi anche

Annunci Google

Nessun commento per il momento.