Ragadi al seno: cosa sono

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Le ragadi al seno sono un disturbo che si presenta durante l’allattamento. Vediamo insieme come prevenirle e come curarle.


Ragadi mammarie da allattamento

Le ragadi al seno sono screpolature, piccoli tagli, ma a volte anche profondi, oppure abrasioni, che si formano sul capezzolo, che, com’è comprensibile vista la delicatezza della zona, possono essere anche molto dolorose. Spesso, inoltre, le ragadi al seno sanguinano, proprio perché questa zona è molto irrorata da vasi e capillari e, se non sono curate adeguatamente, possono portare anche a disturbi peggiori, come l’ingorgo o la mastite. Sono anche molto diffuse: ne soffre circa un terzo delle donne che allatta. Nella prima settimana di allattamento è normale sentire una tensione del capezzolo o un indolenzimento durante la poppata, ma se si protrae a lungo significa che c’è qualcosa che non va: in condizioni normali allattare non dev'essere doloroso. Anche capezzoli appiattiti o incassati, dopo la poppata potrebbero essere il segno di un neonato attaccato nel modo scorretto.

Come riconoscere le ragadi al seno

Riconoscere le ragadi al seno è semplice. Queste possono presentarsi come piccoli tagli o delle screpolature, riconoscibili alla vista. Inoltre, provocano dolore se toccate, o durante le poppate dei bambini.
Nella maggioranza dei casi, le ragadi al seno sono il segnale che il bambino al seno non è attaccato in modo corretto. A volte questo può accadere per caratteristiche fisiche della madre, come i capezzoli rientranti, oppure dello stesso bebè, come il frenulo linguale troppo corto.

Prevenire le ragadi al seno: come fare

Per la prevenzione delle ragadi al seno si consiglia una corretta igiene dei capezzoli, magari con detergenti naturali. Al termine di ogni poppata asciugare i capezzoli all’aria o tamponarli senza sfregare. Far uscire una goccia di latte dal capezzolo e spargervela su prima e dopo la poppata in modo da ammorbidire la zona. Utili anche oli vegetali applicati localmente come quello di mandorle dolci o di iperico.

Come curare le ragadi al seno: consigli preventivi

Nelle donne che allattano - come detto le più frequentemente colpite dalle ragadi al seno - bisogna attuare una profilassi, che inizia già negli ultimi mesi di gravidanza. Si tratta di stirare e ruotare il capezzolo più volte al giorno.
Molto spesso le ragadi insorgono per cattivo posizionamento del neonato durante la poppata: il bimbo va sdraiato sul fianco con la pancia contro il corpo della madre, la testa nel cavo del gomito della mamma. Il capezzolo deve trovarsi all’altezza del naso del bambino, che spalancherà la bocca per accedervi, che va infilato con delicatezza profondamente nella sua bocca. Cambiare posizione ad ogni poppata per non irritare il capezzolo e consentire al bimbo di fare pressione su diverse zone del capezzolo. La poppata non dovrebbe durare più di 25-30 minuti.

Rimedi naturali contro le ragadi al seno

Una volta che si formano le ragadi al seno, esse possono essere curate con creme cicatrizzanti a base di lanolina, eventualmente arricchita con vitamina A o D. Tra i rimedi naturali utili il burro di karité ed erbe medicinali come la calendula e la centella asiatica. Utile seguire una dieta ricca in vitamina C ed E(cereali integrali, carote, peperoni, asparagi, uova, carote e agrumi).

Rimedi della nonna

Per quanto riguarda i rimedi della nonna per la cura delle ragadi al seno possiamo strofinare la zona interessata con olio di iperico o olio di mandorle dolci. Ciò fatto, bisognerà coprire i capezzoli per proteggervi dallo sfregamento con gli abiti, per far ciò possiamo utilizzare dei gusci di noce. Una volta svuotati completamente e puliti, immergerli in alcool per 12-24 ore. Applicarli poi sui capezzoli e indossare il reggiseno in modo da tenerli in posizione.

L’uso di disinfettanti

L’utilizzo di disinfettanti sul seno è sconsigliato, perché possono irritare ulteriormente la pelle e seccarla, rendendo la cicatrizzazione ancora più difficile. Andrebbero evitate anche creme e pomate, che potrebbero ostacolare la poppata (facendo scivolare la bocca del bambino e rendendo ancor più difficoltoso l’attacco).



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