Disturbo borderline: sintomi e terapia

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Il disturbo borderline (TPL o TPB), o disturbo limite della personalità, è caratterizzato da un’importante alterazione delle emozioni tra ira, imprevedibilità e autolesionismo.



Personalità borderline

Il disturbo di personalità borderline è riconosciuto come malattia nel manuale diagnostico dei disturbi mentali, e viene solitamente diagnosticato durante l'adolescenza. Circa il 2% della popolazione ne soffre. I soggetti affetti da questa patologia hanno una percezione di sé instabile, presentano grandi difficoltà nel riconoscere e regolare le emozioni e, di conseguenza, non riescono a mantenere dei rapporti relazionali solidi. I soggetti borderline vanno in collera facilmente (spesso in maniera imprevedibile), cercano di manipolare gli altri ed hanno idee suicide. Come li definiscono alcuni medici sono delle “pentole a pressione”, che possono esplodere in qualsiasi momento.

Cause

Il disturbo borderline della personalità non può essere associato ad una causa primaria che lo scateni. Secondo gli studiosi che ipotizzano teorie sui fattori scatenanti, e anche qui vi sono scuole di pensiero differenti, questo disturbo sarebbe causato da un insieme di fattori: genetici e neurologici, che constatano anomalie inerenti ai livelli di serotonina, neurotrasmettitore alla base di questo stato emotivo così vulnerabile e virulento. Importante anche il fattore esterno, un ambiente famigliare restio all’espressione delle emozioni interne del bambino, il quale viene punito, sottovalutato e banalizzato nei suoi sentimenti più profondi; vittime di abusi, con un’infanzia non felice, lasciati allo sbando e testimoni di situazioni di rabbia e ira furibonda.


Le conseguenze di un comportamento borderline non tardano ad arrivare. Infatti, questo tipo di personalità limitante non permette a chi ne soffre di vivere a pieno e nel migliore dei modi la sua vita professionale o relazionale. La visione della realtà per i soggetti borderline è o bianca o nera, instabile da un punto di vista di consapevolezza di sé e hanno la tendenza a cambiare facilmente idee sui loro obiettivi. Questa loro sensazione di vuoto (che può essere reale o immaginario, relazionato ad un sentimento di abbandono) li porta ad assumere un comportamento autolesionista, che abusa di droghe e alcol con il solo obiettivo di colmare questo malessere interiore.

Borderline: sintomi

Le caratteristiche della personalità borderline possono includere una forte instabilità nelle relazioni personali, nella propria identità, nella paura di essere rifiutati, instabilità emotiva, paranoia e tendenza a correre dei rischi senza preoccuparsi delle conseguenze. Paure e instabilità, queste, che possono portare a scatti d’ira incontrollata o a depressione. In numerosi casi si è inoltre osservata una tendenza a pratiche autolesioniste, abuso di sostanze e tendenze al suicidio. Alcuni studi scientifici hanno dimostrato un collegamento tra il danneggiamento del sistema libico e alcuni sintomi.

Cosa fare

Imporre l’idea di essere malati a chi è affetto da questo tipo di disturbo non è consigliato. Il soggetto deve arrivare a maturare da solo la consapevolezza di avere un problema e la volontà di affrontarlo. L’atteggiamento da adottare è quello di aiutare affrontare le difficoltà del paziente, consigliargli di esaminare le sue emozioni e di cercare di distinguere (su un’ipotetica scala) la gravità delle situazioni, spingendolo a domandarsi che sentimenti prova, quali sono le sue emozioni secondarie e quali le primarie ecc.

Cura

Il disturbo di personalità borderline va trattato con una terapia psicologica. Esistono differenti approcci, ma diversi studi dimostrano che la terapia sviluppata da Marsha Linehan (fondata in parte sui principi della TCC, terapia cognitivo-comportamentale) si è avverata la più efficace. Tale approccio tende ad insegnare al soggetto affetto da questa patologia a sviluppare una sorta di tolleranza alla propria frustrazione, ma anche a riconoscere e regolare le proprie emozioni, al fine di riuscire a raggiungere una profonda comprensione di sé stessi alla quale conseguirà una maggior capacità di interazione con gli altri. Una terapia di questo tipo può essere svolta da soli, ma, di norma, si consigliano anche alcune sedute di gruppo per fare rendere conto a questo tipo di pazienti che il loro disturbo è comune e che, quindi, non sono soli.

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