Frattura del collo del femore: cause, sintomi e cura

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La frattura del femore sopraggiunge, per la maggior parte dei casi, dopo i 60 anni e può avere delle conseguenze gravi, se non accuratamente curata.



Definizione

Il femore è l’osso più alto della coscia il cui collo (la parte più alta dell'osso in questione) è articolato con il bacino. Si parla di frattura del collo del femore, la più frequente, soprattutto per quanto riguarda gli anziani oltre i 60 anni di età. In modo specifico è quasi un terzo dei novantenni che hanno subito o che subiranno un giorno questa frattura. Essa è particolarmente frequente per le donne, rispetto agli uomini.

Cause

La frattura del collo del femore sopraggiunge dopo un trauma. Nelle persone anziane, esso può essere causato da un episodio minore, come una caduta lieve. Le ossa, da una certa età, tendono a rompersi facilmente, soprattutto a causa di osteoporosi, manifestabile a partire dalla menopausa: in questi casi le ossa hanno difficoltò a fissare il calcio e si infragiliscono, tendendo a rompersi al minimo urto. La testa del femore è già fragile di per sé, rispetto al resto dello scheletro, e con la vecchiaia diventa ancora più vulnerabile.

Sintomi

Il sintomo primario, in caso di rottura del femore, è causato da un dolore lancinante a livello della coscia e del bacino. Il paziente che sente questo dolore non riesce a camminare e spesso la gamba presenta una deformazione a livello del bacino stesso. Mentre gonfiore, lividi, infezione e rigidità articolare tendono a manifestarsi in caso di fratture mal curate.

Diagnosi

Oltre all’esame clinico, il medico potrà confermare la diagnosi con il supporto di una radiografia, atta a determinare esattamente quale è il punto preciso della frattura. Si ricorda, infatti, che il femore, da osso più lungo del corpo, può subire delle fratture differenti a seconda del punto in cui l’osso si rompe. In tali casi si parlerà di frattura del collo del femore, frattura trocanteriche (all’esterno), frattura della diafisi (parte centrale dell’osso), frattura dell’epifisi e frattura intra articolari, all’interno del femore che danneggiano i vasi sanguigni e risultano le più gravi.

Cure

L'intervento è l'atto chirurgico più usato in caso di frattura del femore. Esso prevede, a seconda dell'età del paziente, l'inserimento di placche, perni e protesi atte a migliorare il sostegno del corpo sull'osso lesionato o ancora l'inserimento di una nuova anca. L'osteosintesi e il chiodo gamma sono preferiti per i pazienti con alte aspettative di vita. Oltre all'intervento si affiancano anche sedute di riabilitazione posturale.

Tempi di recupero

La convalescenza e la terapia riabilitativa costituiscono risultati di successo a seconda del paziente. Nel caso della frattura del collo del femore negli anziani, ad esempio, il tasso di decesso entro l’anno successivo alla frattura è più altro rispetto alla media. Inoltre, non è raro che la frattura si consolidi male e causi problemi di handicap in seguito. I progressi medici realizzati dopo gli anni ’70 hanno portato a grandi risultati, tanto che, in caso di buona evoluzione e di una cura rapida della frattura al femore, ci si può rimettere in sesto, completamente, tra i tre e i sei mesi. Ovviamente da non dimenticare che molto dipende dal fattore età del soggetto.

Prevenzione

Il solo metodo possibile di prevenzione consiste nel sorvegliare il rischio di osteoporosi e di trattare questa malattia se necessario. Alcuni segnali devono incitare a consultare il medico quanto prima: diminuzione delle dimensioni di 3 cm, frattura dopo i 45 anni e al di fuori di traumi importanti. L’osteoporosi sopraggiunge molto spesso dopo alcuni anni dalla menopausa e le donne in questo devono essere attente e, in caso di dubbio, richiedere un esame di osteodensitometria, per consentire di verificare la solidità dell’osso.

Foto: © Naveen Kalwa - 123RF