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Omeopatia, cronaca dello scetticismo del Terzo Millennio

Dopo il caso di Francesco, morto a 7 anni per un'otite curata con l'omeopatia, è l'occasione per riflettere sullo scetticismo di molti verso la medicina scientifica.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha sottolineato che non c’è prova dell’efficacia delle cure omeopatiche. © Nagy-Bagoly Ilona/123RF


Un bimbo di sette anni morto per un’infezione causata da un'otite curata con l’omeopatia. Un medico condannato per omicidio colposo perché pretendeva di curare un tumore con l’omeopatia. Genitori che rifiutano i vaccini per i loro figli, convinti che siano rischiosi per la salute, e intanto malattie che erano state quasi del tutto debellate ritornano in corsia. Nell’elenco si potrebbe includere anche Elena Bottaro, la 18enne morta di leucemia dopo essere stata curata con la medicina alternativa messa a punto da Ryke Geerd Hamer. Contraddizioni del Terzo Millennio dove la paura del complotto acceca la fiducia nella scienza.

Perché la scienza, in merito, ha già risposto: l’Organizzazione mondiale della sanità ha sottolineato che non c’è prova dell’efficacia delle cure omeopatiche, non è dimostrato nessun beneficio al di là dell’effetto placebo, tanto che negli Stati Uniti è obbligatorio scrivere sulle confezioni dei prodotti omeopatici “Non cura”. Così come vaccini e autismo non sono correlati, né è dimostrato che provochino malattie, a parte qualche - raro – caro di intolleranza specifica. E così come, Ryke Geerd Hamer il medico tedesco padre del discusso metodo che porta il suo nome (quello tanto difeso da Eleonora Brigliadori per intenderci), è stato radiato dall’ordine. Risposte che, alla luce degli ultimi episodi di cronaca, non bastano a far cambiare idea agli scettici.


Curarsi con l’omeopatia: il caso di Francesco

Il 27 maggio il piccolo Francesco, sette anni, è morto all’ospedale Salesi di Ancona per le complicanze di un'otite batterica trattata con l'omeopatia e non con gli antibiotici. Il presidente della Società italiana di pediatria Alberto Villani (responsabile dell'Unità operativa di pediatria dell'Ospedale Bambino Gesù di Roma), è stato chiaro: “Abbiamo grande rispetto per la famiglia e grandissimo dolore per la morte del bimbo, ma anche la giusta attenzione per evitare che altri si trovino nella stessa tragica situazione. Non esiste alcun caso noto di una otite con pus curata con l'omeopatia”. Al momento entrambi i genitori e Massimiliano Mecozzi, il medico che aveva prescritto le terapie, sono indagati per omicidio colposo.


Medicina omeopatica: il panorama in Italia

Resta il fatto che l’omeopatia ha la fiducia di 8 milioni di italiani, come è emerso lo scorso 10 aprile, in occasione della Giornata mondiale dell’omeopatia. Persone - bambini inclusi - che, tutti gli anni, si affidano ai suoi rimedi. Un pediatra su tre ha prescritto prodotti omeopatici almeno una volta nel corso dell’ultimo anno. Certo, un conto è quando si tratta di curare riniti, raffreddori e influenze (nel 63,6% dei casi), per dolori articolari o muscolari (30,4) e problemi all’apparato respiratorio (21,8). Infezioni e tumori, però, si combattono in un altro modo.


Terapia omeopatica: condannato un medico

E invece il 17 maggio scorso il Tribunale di Torino ha condannato un medico torinese, Germana Durando, a due anni e sei mesi di carcere per omicidio colposo. Aveva consigliato a una sua paziente - malata di un melanoma maligno (un tumore della pelle) - di non seguire la medicina tradizionale ma di affidarsi all’omeopatia. La paziente è morta nell’autunno del 2014 a causa delle metastasi sviluppate dal melanoma. Scrive il giudice nelle motivazioni della sentenza: “A fronte delle sue competenze scientifiche doveva essere ben consapevole che le indicazioni terapeutiche non avrebbero avuto alcuna efficacia e che, anzi, avrebbero privato la paziente di importanti chance di guarigione, prima, e di sopravvivenza, poi, in condizioni migliori rispetto alle sofferenze che la paziente fu costretta a subire fino alla morte”.


Cure omeopatiche: eccessiva fiducia

Villani, un’idea sull’eccessiva fiducia di cui gode l’omeopatia se l’è fatta ed è molto chiara: “Si parla di vaccine hesitancy, ovvero di uno scetticismo generalizzato da parte dei genitori nei confronti delle vaccinazioni. Io credo che esista anche una medical hesitancy, una esitazione nei confronti della medicina. Per batterla bisogna anzitutto fare chiarezza. Non si può negare che ci sia un uso eccessivo di antibiotici ma da qui a non usarli per niente ce ne corre. Se servono bisogna usarli. Come le vaccinazioni, che vanno fatte perché servono”. Non solo: “In Italia ci sono medici che praticano l'omeopatia, alcuni sono estremamente rigidi nel difenderla. Però c’è un confine che un medico non può e non deve ignorare: di fronte a lievi disturbi gastrointestinali, per esempio, l'omeopatia può dare risultati non dannosi. Ma dove c’è una patologia, per questa non ci può che essere la medicina scientifica. Se chi pratica entrambe fa una gestione intelligente, non ci sono problemi”. Dal canto suo, la medicina tradizionale ha però anche qualcosa da imparare: secondo Villani, l'approccio omeopatico ha successo soprattutto perché “c’è ascolto. Questo rapporto più attento e diretto col paziente, della cui necessità si parla molto da tempo, dovrebbe far parte dell'attività normale di qualsiasi medico, ma serve tempo per farlo. Bisogna trovarlo”.


Cos’è l'omeopatia

Forse non tutti sanno che il padre dell’omeopatia, Samuel Hahnemann, sviluppò le basi della sua teoria - curare le patologie usando gli stessi principi che le scatenano, come spiega l’etimologia della parola stessa, dal greco omeios, simile, e pathos, malattia: - nella prima metà del Settecento. Insomma, tre secoli fa e secondo un principio che, tra l’altro, ricorda quello dei vaccini per cui una specie di micro-malattia artificiale sconfigge quella vera. Al di là di quel che ha detto e ripetuto la comunità scientifica fa riflettere lo (cieca) fiducia per una cura nata prima della medicina moderna. Chissà che cosa ne penserebbe Hahnemamm, che, ai tempi, si laureò con lode all’università di medicina di Lipsia.

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