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Neonati in montagna: sì o no?

Neonati in montagna: una vacanza consigliabile o un'inutile stress per il bebè? Sul tema i giudizi non sono concordi tra chi invita a raggiungere con calma la quota e chi sconsiglia decisamente di superare i 2000 metri. 

 

Neonati in montagna? Sull'argomento la letteratura scientifica non trova un accordo tra chi lo sconsiglia e basta e chi invece lo caldeggia (affidandosi al buonsenso).


Neonati in montagna: si possono portare? La domanda è di quelle difficilmente risolvibili perché, sul tema, non esistono pareri concordi. Alcuni medici, per esempio, sconsigliano di superare i 2000 metri nel primo anno di vita del bebè mentre altri danno un nulla osta ai neo-genitori invitandoli però a raggiungere le cime con estrema gradualità. La stessa confusione che caratterizza il dibattito anche al livello dei "saggi consigli tra mamme" dove una fazione si barrica dietro un “no” secco mentre la seconda opta, al contrario, per un “sì” deciso, forte del fatto che “i bambini nati in montagna sono la prova vivente che si può”. Ecco un po’ d’ordine tra i pareri diversi e qualche consiglio utile a tutti.

Neonati in montagna: solo sotto i 2000 metri

Una certa letteratura medica consiglia di tenere i neonati sotto i 2000 metri perché, a quote superiori, come gli adulti, possono soffrire del cosiddetto “mal di montagna”.  Ovviamente, però, queste problematiche non sono comuni a tutti e il consiglio di limitare le passeggiate ad altissima quota è rivolto più che altro per coloro che sono abituati a vivere in pianura. Questo semplicemente perché, quando si raggiungono i 3000 metri, c’è una grande riduzione di ossigeno (circa un terzo in meno rispetto al livello del mare) alla quale si somma la naturale tendenza dei neonati a disidratarsi molto più velocemente rispetto agli adulti.

Neonati in montagna: sì, ovunque

Un’altra – altrettanto corposa – fetta di letteratura scientifica è invece di avviso molto diverso e lascia i genitori liberi di portare i neonati anche sulle vette più alte. Ovviamente, però, chiama in causa il buonsenso ricordando che quote simili richiedono un periodo di adattamento che, però, i bambini – indicativamente da quando, a sei mesi, possono contare su un’attività respiratoria consolidata – possono sopportare esattamente come gli adulti.

Neonati in montagna: si sale con calma

Un filone molto frequentato di consigli sui neonati in montagna, parte proprio dalla necessità dell’adattamento invitando i genitori a soste frequenti prima di raggiungere la cima. Soste che, è chiaro, sono consigliate in primis a chi sceglie di camminare in montagna attraversando sentieri ripidi poiché in macchina il problema non si pone visto che le strade, per loro stessa conformazione, consentono di raggiungere le diverse altitudini in modo molto più graduale.

Neonati in montagna: attenti alle orecchie!

Detto tutto questo chi deciderà di portare i neonati in montagna dovrà, in ogni caso, fare attenzione alle orecchie del suo piccolo. Le variazioni di quota (specie se brusche) possono infatti dare origine a problemi di compensazione della pressione causando la classica sensazione di “orecchio tappato”. Per aiutare i bambini molto piccoli ad affrontarla, quindi, il consiglio è quello di stimolarli nella deglutizione lasciando che, durante il tragitto, tengano il ciuccio oppure bevano frequentemente dal biberon.

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